Acqua, non privatizziamo un diritto
In risposta alla lettera di Padre Alex Zanotelli (Settembre 2009)
Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire questo è mio e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quanti assassini, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: guardate dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!
(Rousseau, Discorso sull’origine della disuguaglianza tra gli uomini)
Ormai il decreto Ronchi è legge. Ci ritroviamo quindi a raccogliere i cocci e a ricominciare daccapo la battaglia per uno dei beni su cui si fonda la vita dell’uomo.
Vogliamo rispondere alla tua lettera perché riteniamo autorevole la voce di chi, per molti anni, ha visto e continua a vedere le conseguenze sulle persone che soffrono per la sete, la più grande “epidemia” del nostro secolo (5 milioni di morti ogni anno, il 20% delle persone sulla Terra non ha accesso all’acqua potabile e il 40% soffre di carenza idrica, numeri destinati a crescere).
Siamo una comunità di ragazzi, Casa Acmos, che da otto anni fonda la propria esistenza sulla continua riflessione in merito agli stili di vita, che spesso fanno rima con consumi eccessivi e sprechi irresponsabili. Proprio il tema dell’acqua è stato generatore di riflessioni profonde sul potere del singolo in rapporto agli scenari internazionali; intendiamo con questo il potere d’acquisto, di spendere soldi in una maniera piuttosto che un’altra o di non spendere affatto.
Una scelta che condividiamo fin dall’inizio della nostra esperienza è quella di non acquistare acqua in bottiglia, di qualsiasi marca, e bere solo acqua del rubinetto (potabile, controllata e libera), forti della consapevolezza che il sistema idrico pubblico è l’alternativa alle multinazionali, che si appropriano di sorgenti, devastano territori, fomentano guerre e inquinano a causa della rete di trasporti.
Ora non è più così. L’alternativa al potere dell’acqua in bottiglia è il potere delle Spa private quotate in borsa. Il cerchio si stringe. Potevamo scegliere tra privato e pubblico, “se” spendere o no, ora possiamo scegliere “quanto” spendere, se solo per l’acqua del rubinetto o anche per l’acqua in bottiglia (per il suo contenitore, per la sua pubblicità, per il suo trasporto e per la sua distribuzione…).
Anche se Antonio Catricalà, numero uno dell’Antitrust, considera che «non necessariamente si avrà una privatizzazione, ma si apre ai privati la possibilità di entrare nell’esercizio di questo servizio pubblico essenziale», noi ci troviamo d’accordo con la tua preoccupata visione del futuro: ne faranno le spese quei comuni (e quindi quei cittadini) che non potranno, non sapranno o non vorranno opporsi al potere dei privati. Non condividiamo la scelta politica in quanto tale, la scelta di far cassa o far fare cassa (tu sottolinei il ruolo di Confindustria nell’iter della legge); è una tendenza miope che si sta affermando nel modo di fare politica in questo paese.
Un altro esempio a noi caro è quello dei beni confiscati alla mafia, in cui si è preferito scommettere sulla “velocità” di acquisto del privato a scapito della “lentezza” della gestione sociale. Una lentezza dettata dalla necessità di un’ampia partecipazione al processo di riutilizzo, virtuoso esempio di democrazia diretta.
In che cosa ci impegnamo concretamente? Vogliamo rispondere ad alcune delle tue domande:
1) ci impegnamo quotidianamente a diffondere l’idea che l’acqua sia un bene pubblico e che come tale vada tutelato, incontrando centinaia di ragazzi in comunità e nelle scuole;
2) facciamo parte del Comitato “Acqua pubblica Torino”, con ciò sostenendo le battaglie a livello locale e nazionale;
3) sulla facciata della nostra comunità abbiamo affisso uno striscione che porta la scritta “L’acqua non è una merce, non privatizziamo un diritto. Casa Acmos”.
La nostra casa la conosci, l’hai già incontrata al tempo della Carovana della Pace. Con questa lettera ci teniamo a reinvitarti personalmente ad un confronto ed alla condivisioni di impegni e prospettive per il futuro, per fare in modo che l’acqua non diventi linea di demarcazione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B.
L’equipe di Casa ACMOS



























http://www.youtube.com/watch?v=3BXqCatU8Qg
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http://www.nuovasocieta.it/attualita/4338-acqua-per-i-comuni.html