Honduras e nuvole
Per parafrasare una celebre canzone, cantata da Jannacci o Paolo Conte. Intanto, nella realtà, il presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya Rosales, in carica dal 2006, è stato deposto da un colpo di stato militare. Per ora il potere è in mano all’esercito, che ha imposto il coprifuoco. Rosales dopo aver proposto un referendum che, attraverso una modifica della Costituzione, avrebbe reso possibile un’estensione del mandato quadriennale ed una sua rielezione (nonostante il parere contrario della Suprema Corte in merito ad una simile modifica costituzionale), è stato deposto e trasferito nel vicino Costa Rica. La Corte Suprema di giustizia dell’Honduras ha reso noto di aver ordinato all’esercito di destituire il presidente Zelaya dopo che quest’ultimo non ha desistito dal portare avanti il referendum. E’ stato quindi dato l’ordine alle forze armate di intervenire in quanto difensori della Costituzione. Ma nessuno riconosce il nuovo presidente, Roberto Micheletti, 65 anni e nato in Italia, nè l’Onu, nè la Casa Bianca e non si capisce come la situazione possa sbloccarsi. Micheletti, detto “el italiano”, minaccia di far arrestare Rosales, qualora tornasse in patria.
Ah, bei tempi passati di Pancho Villa e Zapata, con quel tocco di romanticismo ed elegia, in America Latina. Qui il tutto ha il sapore della mera spartizione di potere e dell’arroganza dei caudillos, che ripropongo logiche alla Chavez.
Staremo a vedere, intanto godetevi Sergio Leone.

























