Non è solo questione di stile

berlusconi_cornaIl bello della lingua italiana è che si rinnova di continuo, non sempre con eleganza e stile, con buona pace di Dante, Cavalcanti, gli accademici della Crusca & soci. In queste settimane, quasi che non si potesse fare a meno di coniare neologismi o affibiare nomignoli, ne abbiamo già da vendere: "Papi" per definire il Premier, il più prosaico "Puttanopoli" per l'inchiesta in cui è scivolato il Presidente del Consiglio (i veri anglofili la chiamano "Bari-gate" dalla procura che indaga). Del resto Paolo Guzzanti, già un anno fa, parlava di "mignottocrazia", dopo le intercettazioni tra Saccà e Berlusconi, andandosene indignato da Forza Italia. Ora, al di là dei termini, il problema che sembra si stia ignorando è ben altro. Non è in discussione la moralità del Caimano: quella ha dimostrato di non averla più da un pezzo (forse venduta con qualche giocatore del Milan). Sono in discussione la legge e la libertà di stampa. Partiamo dalla prima. Le inchieste configurano varie ipotesi di reato, che ogni giorno paiono allargarsi, con scenari sordidi, oltre che scandalosi: uso di voli di Stato per feste private, giri di droga, vigilantes pagati con soldi pubblici per festini privati, ma soprattutto ragazze-squillo ricompensate con candidature politiche. Il tutto è liquidato dal diretto interessato, oltre che dai suoi avvocati-deputati, con le solite accuse alla stampa giacobina. Il che ci porta alla seconda questione: la stampa tutta, a eccezione di Minzolini che, in quanto servo, pagherebbe per vendersi, si è affrettata a suonare la messa da requiem per Silvio: da Sofri, a Ferrara, passando per Feltri, tutti gli opinionisti e i politologi a dire che questo scandalo potrebbe far vacillare, seriamente la carriera politica di B., evocando le reminiscenze del 25 luglio, oltre che i fantasmi dei giorni successivi.



Ora proviamo a intrecciare le due cose. E' possibile vivere in un Paese in cui, se il presidente del Consiglio corrompe, viola la legge, la cambia per evitare la galera ed è tuttora sotto processo, ha frequentazioni equivoche (mica prostitute, mafiosi come Mangano), era tesserato P2, nessuno o quasi dice nulla, consentendo la sua avanzata politica da oltre 15 anni? Ed è possibile, al contrario, che se rimane implicato in un giro di scandali erotici (senza fare classifiche, per carità!), tutti urlino allo scandalo e preparino la fossa al capo?



Sarebbe carino un parere dei suoi colleghi:  dai suoi alleati di governo (in particolare i leghisti, per un parere tecnico di tipo prostatico), ma soprattutto dai suoi avversari (per rammentare una minuzia chiamata "legge-sul-conflitto-di-interessi"). Invece sembra prevalere una tutta italica complicità, della serie "a chi non capita una scappatella nella vita?"... una pacca sulla spalla per gli amiconi, un po' di penitenza e qualche "pater-ave-gloria", per gli pseudo-bigotti. In tutto questo il vero organo di opposizione, manco fosse la Pravda, resta "Famiglia Cristiana", ormai vero giornale-ombra dell'Internazionale Socialista.



Se siamo alla farsa, non possiamo lamentarci.

Quindi, viva la satira e scusate se ci immedesimiamo con Carlo Verdone, per ridere un po'!

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Scritto martedì 30 giugno 2009 | Da Andrea Zummo | Categorie: IN EVIDENZA, Politica

Un commento
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  1. La famiglia è sacrca, quando la moglie stira le camicie, l’umo porta lo stpendio a casa…quando sul tavolo non manca il pane e in frigo la coca cola…se questa è la famiglia sacra…AMEN!!!

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