Il potere di una carta bollata

Sono seduto sul balcone della mia stanza, al SunFlowers Hotel. Dal secondo piano di questo albergo, intento a bere una meritata birra e fumando la ventesima sigaretta della giornata, scorgo il porto di larnaca. Scrivo, ripenso alla giornata trascorsa, alle emozioni vissute, alla tensione che ho dovuto sopportare. Tra il traffico della località turistica, le case bianche ecco le barche: pescherecci, mercantili, yought. Sono attraccate e aspettano solamente di  salpare per il mare aperto. Tra queste ci sono anche la Spirit of Humanity e la Free Gaza. Me le immagino cullate dolcemente dalle onde che si infrangono sulla struttura in cemento armato del porto. Sono attraccate, non si possono muovere, non le fanno partire. Da lì, tranquille e palcide, riescono ad intimidire Israele. E’ la temuta flotta ( due pescherecci adattati per il trasporto di persone) che spaventa uno dei più temuti eserciti mondiali. Incredibile da credere lo so, ma è la realtà. Da dove scrivo non le vedo, ma le ho incontate ieri e ho capito perché Israele teme queste due imbarcazioni. Sul ponte, accarezzate da una brezza marina tiepida e avvolgente, si sfiorano, come in un valzer ricco di passione, le badiere delle nazioni di appartenenza degli attivisti che hanno deciso di intraprendere questa pazza missione. Un mondo, in pochi metri quadri. Una risposta al silenzio assordante, un messaggio a quella maggioranza volutamente miope, programmata al non ascolto, indottrinata a tacere.

Nient’altro che una possibilità di cambiamento, una rivoluzione, l’incontestabile valore di una lotta pacifista e non-violenta. L’alternativa che terrorizza, solo perché rappresenta un’altra via percorribile.

La partita della partenza delle due navi del Free Gaza si gioca sul campo dello spessore internazionale. Pura burocrazia: timbri, moduli, richieste, permessi. Cipro è uno stato che conosce il colonialismo, l’oppressione, la sopraffazione. Appoggia, per quel che può, e lo si nota dal trattamento che ci ci è riservato in questa struttuta alberghiera, il progetto del Free Gaza. Non può nulla, però, contro lo spessore di Israele. Distante miglia eppure capace di influenzare ledesioni di altre entità statali.  Al momento la Spirit of Humanity non potrà salpare e io non potrò vedere il ventre di quell’inferno che è Gaza, gli occhi di persone in cerca di giustizia, la speranza portata da un umile peschereccio, la gioia sul viso dei palestinesi alla vista di quella che purtroppo è rara eccezione. Fino a pochi minuti fa avevo ancora una fievole speranza. La situazione è mutata: non partirò, almeno con questa spedizione. Non nascondo l’amerezza nell’accogliere questa notizia, ma non posso dimenticare cos’è stata questa esperienza per me.
Questa è la cronaca del 26 giugno. Caldo come il sole di Larnaca, appiccicoso come l’umidità nell’aria. Ti rimane sulla pelle, impossibile da dimenticare.

P.s. non ci sono foto nell’articolo perché non riesco a caricarle. Presto provvederemo a risolvere l’inconveniente. Nell’utilizzare il plurale chiamo in causa il sommo Zummone

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Scritto venerdì 26 giugno 2009 | Da instantgaza | Categorie: instantgaza

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