Il colonnello e i suoi servi sciocchi
Si potrebbe tranquillamente liquidare il tutto come una sceneggiata di bassa lega, una puntata scolorita del Bagaglino. Si potrebbe archiviare il tutto alla voce “folklore”, o “esibizionismo volgare e irritante”, ma il colonnello Gheddafi non è una macchietta: è il più longevo leader arabo vivente, al potere in Libia dal 1969, oltre che Presidente dell’Unione Africana. Poco ci importa se, a quasi settant’anni, consumi grandi quantità di fard ed esibisca occhiali da adolescente, in tenuta da discoteca; poco conta se le cronache di questi giorni, si siano concentrate sulle sue cene nei ristoranti romani o sul suo perenne ritardo agli appuntamenti ufficiali. Il punto fondamentale, però, è quello che è riuscito a dichiarare, con la completa acquiescenza del nostro Governo, del nostro Premier e di una parte dell’opposizione. Gheddafi ha detto, in estrema sintesi, di essere venuto in Italia, solo dopo che questa si è scusata per il passato coloniale e gli anni di occupazione. Molto bene, nessuno ha intenzione di difendere i nostri ridicoli e tristi pregressi coloniali in Africa, ma avremmo gradito le sue scuse, e non solo noi, per vent’anni di sostegno al terrorrismo internazionale, all’IRA come a organizzazioni anti-israeliane, per la strage di Lockerbie in Scozia nel 1988, oltre che le scuse, ai suoi concittadini, per 40 anni di dittatura e soppressione di molte libertà. Non ci si può nascondere dietro la Realpolitik e, in nome di questa, consentire qualsiasi esternazione, come se le parole non avessero un significato e un peso. Avremmo voluto non fare la figura degli zerbini, sui quali spolverare gli stivali, dalla sabbia del deserto libico. Ma tutto ciò poteva guastare il buon livello di relazioni tra Italia e Libia: risarcimento per gli anni del colonialismo (milioni di euro) e rimpatrio di chi sbarca, in cambio di qualche accordo commerciale e magari un po’ di petrolio. Un accordo sui respingimenti, ricordiamocelo bene, per il quale tutto il mondo ci critica e l‘Onu ci bacchetta, senza tuttavia smorzare i sorrisi tronfi di Bossi, Maroni & accoliti. Una politica sull’immigrazione che, di comune accordo, sta facendo del mare tra Sicilia e Libia, una tratta assassina e del deserto libico, un cimitero nelle dune.
Non c’è che dire, un affare. Altro che questione morale, nel senso più lato dell’espressione. Il povero Berlinguer, di cui in questi giorni si ricordavano i 25 anni della morte, si sarà rivoltato nella tomba.



























Complimenti per l’articolo, Zummo. E’ molto importante in questo momento informarsi sugli accordi che stanno facendo l’Italia e la Libia dal 2001 in avanti. Ma cosa ci si aspettava da questo incontro?
Consiglio a tutti i seguenti libri:
Bilal,il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi. Fabrizio Gatti ed. Rizzoli
Non-persone, l’esclusione dei migranti in una società globale. Alessandro Dal Lago ed. universale economica Feltrinelli Saggi
attenzione però l’IRA non è un’organizzazione terroristica, ma partigiana, non confondiamo mai le due cose oppure definiamo terroristi i nostri partigiani!!!
Io non mi spingerei a tanto…
L’IRA sarà anche nato nella guerra civile nei primi due decenni del 900, ma negli anni ‘70, e io a quel periodo alludevo ovviamente, non potrei definirli partigiani manco per errore…
Klinghoffer Ringrazia
PS
http://archiviostorico.corriere.it/2009/giugno/20/SUCCESSIONE_GHEDDAFI_MONARCHIE_REPUBBLICANE_co_9_090620078.shtml
ciao andrea. il tuo è un articolo giusto, che bisognava scrivere.E’ preoccupante che il tuo articolo sia l’unica critica che ho sentito ai rapporti troppo amorevoli tra l’ Italia e un dittatore come Gheddafi.