• Meridiano d’Europa: il racconto del viaggio a Palazzo Lascaris
    Venerdì 30 giugno alle ore 11,00 saremo a Palazzo Lascaris – Sala Viglione, Sede della Regione Piemonte a Torino, per assistere alla prima proiezione del video realizzato durante il  viaggio di 250 studenti a Bruxelles e Calais per il progetto Meridiano d’Europa. Protagonisti del video:  250 studenti delle scuole superiori di tutta... Read more »
  • Armonia 2017: il festival in ricordo di Bruno e Carla Caccia
    “Armonia, l’arte Libera il bene” è un festival di arte e musica dedicato alla memoria di Bruno Caccia e quella della moglie Carla. Bruno Caccia, Procuratore Capo di Torino è stato assassinato 34 anni fa, per volere della ‘ndrangheta. Era il 26 giugno 1983, quando in via Sommacampagna a Torino,... Read more »
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Armonia 2017: il festival in ricordo di Bruno e Carla Caccia

Armonia, l’arte Libera il bene” è un festival di arte e musica dedicato alla memoria di Bruno Caccia e quella della moglie Carla. Bruno Caccia, Procuratore Capo di Torino è stato assassinato 34 anni fa, per volere della ‘ndrangheta. Era il 26 giugno 1983, quando in via Sommacampagna a Torino, un gruppo di killer assassinò il magistrato.
Un delitto sul quale non si è ancora fatta piena luce e per il quale si sta celebrando un processo a Milano per individuare uno degli esecutori materiali.
Per non dimenticare il suo impegno e la sua lotta per contrastare l’illegalità, Armonia abbiamo organizzato, per il nono anno consecutivo, una tre giorni di festival dedicati alla bellezza, proprio in Cascina Caccia, luogo un tempo abitato da Domenico Belfiore, riconosciuto dalla giustizia come mandante dell’assassinio.

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Meridiano d’Europa: il racconto del viaggio!

 

Il racconto di un viaggio, quello intrapreso da 250 studenti delle scuole superiori di tutta Italia, protagonisti di un’esperienza fatta di incontri, riflessioni e approfondimenti, in due luoghi simbolo dell’Europa: Bruxelles e Calais.

L’evento del 30 giugno, alle 11.00, presso la Sala Viglione di Palazzo Lascaris, concluderà il percorso del Meridiano d’Europa iniziato ad ottobre 2016, con il coinvolgimento di migliaia di studenti in tutta Italia attraverso assemblee di presentazione e di 250 ragazzi partecipanti effettivi del viaggio; di questi moltissimi arrivano dalle province di Torino, Novara e Verbania, mentre gli altri da Trieste, Bologna, Firenze, Foligno, Parma.
Con i giovani, i cittadini europei del presente e del futuro, abbiamo discusso d’Europa, del suo presente e del futuro che sogniamo; abbiamo visitato Calais, incontrato le associazioni e i volontari che hanno lavorato nella “giungla”; abbiamo vissuto a Bruxelles per 5 giorni incontrando le Istituzioni europee e la multiculturalità del quartiere di Molenbeek. Insieme a noi hanno viaggiato L’associazione islamica delle Alpi, Giovani Federalisti, AFD e giornalisti de La Stampa, con la quale Acmos ha costruito un rapporto di partnership mediatica.
Il viaggio sarà raccontato da un video di circa 15min, accompagnato dalle riflessioni di alcuni partecipanti.
È un’esperienza che muove tanti giovani della Regione Piemonte, e speriamo ne possa coinvolgere sempre di più data l’evidente esigenza di rimettere al centro della discussione pubblica il bisogno di un’Europa diversa e più forte, ma senz’altro unita.

Alla conferenza prenderanno parte:
Diego Montemagno, Presidente dell’Associazione Acmos
Davide Mattiello, Parlamentare membro della Commissione Giustizia
I Consiglieri della Regione Piemonte Domenico Rossi e Daniele Valle

E’ stato invitato anche il Presidente del Comitato Diritti umani della Regione Piemonte, Mauro Laus

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Anticorruzione Pop

“Anticorruzione Pop. E’ semplice combattere il malaffare se sai come farlo”, il libro di Alberto Vannucci, docente di Scienza politica all’università di Pisa, e Leonardo Ferrante, referente del settore Anticorruzione civica di Libera e Gruppo Abele, che spiega i fenomeni corruttivi e le soluzioni civiche possibili, in modo “Pop”, ossia dal punto di vista di coloro che combattono la corruzione dal basso, con linguaggio e illustrazioni comprensibili a tutti.
Presentato in occasione dell’apertura dei lavori della Scuola Common di cittadinanza monitorante che si sta tenendo alla Certosa di Avigliana (Torino) dai due autori, qui intervistati, e dalla giornalista Elena Ciccarello.

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#14 Diario Europeo: il populismo 2.0 in Europa

a cura del Centro Studi di Acmos

Nel suo recente volume Populismo 2.0 edito da Einaudi, Marco Revelli analizza le nuove forme assunte dal populismo in Occidente (un populismo di nuova generazione, per questo da lui definito “2.0”) confrontandole con quelle tardo-ottocentesche e poi novecentesche.

 

Nella grande varietà dei populismi riconosce alcuni tratti comuni: il riferimento al “popolo”, nella sua dimensione di comunità vivente, organica, senza divisioni al suo interno, vissute come deleterie; la “verticalità” del conflitto, tra il popolo nella sua purezza e un’entità al di sopra (élite privilegiata) o al disotto (immigrati); la convinzione che ci sia un “tradimento”, cioè abusi e complotti orditi ai danni degli onesti cittadini; l’idea di un necessario “rovesciamento”, cioè la cacciata dell’oligarchia usurpatrice e la restaurazione della sovranità popolare, che si esercita non più attraverso la mediazione delle vecchie istituzioni rappresentative ma grazie all’azione di leader in grado di fare “il bene del popolo”.

Revelli interpreta il populismo come sintomo della crisi della democrazia rappresentativa, di un deficit di rappresentanza: ogni volta che una parte consistente dei cittadini (del “popolo”) non si sente rappresentato emerge un qualche tipo di reazione cui si dà il nome di “populismo”. Oggi esso si presenta come “malattia senile della democrazia”, nel momento in cui nuove dinamiche oligarchiche marginalizzano il ruolo dei cittadini, i quali, come reazione, abbandonano le vesti del “popolo democratico” per assumere quelle della “plebe”, un popolo di imbarbariti sociali carichi di rancore, frustrazione, intolleranza. Mentre i movimenti populisti tardo-ottocenteschi erano una “rivolta degli esclusi”, cittadini privi del diritto di voto o socialmente emarginati, il populismo contemporaneo si configura come una “rivolta degli inclusi”, di cittadini a pieno titolo che si vedono privare di una adeguata rappresentanza politica.

Il libro di Revelli, dopo aver definito ciò che si intende per populismo e aver dedicato un capitolo alla ricostruzione di un quadro storico dei vari movimenti populisti dell’Ottocento e del Novecento, affronta lo shock provocato dalla vittoria di Trump alle presidenziali americane, che costituisce il ritorno in grande stile del populismo nel nostro secolo. La prima osservazione dell’autore è che la geografia elettorale del voto ricalca incredibilmente, a distanza di un secolo, quella di precedenti ondate populiste negli Usa. Una seconda osservazione riguarda il fatto che, come si è detto in precedenza, non si è di fronte ad una rivolta di poveri bensì alla vendetta dei deprivati, di coloro che sono stati privati di qualcosa che prima possedevano: il primato di maschio, una parte del reddito, lo status sociale, il rispetto per la propria fede, il proprio Paese e il suo ruolo nel mondo; e i responsabili di questo scippo sono, volta a volta, le élites finanziarie, i gay, gli ispanici e i neri, i petrolieri arabi che si comprano pezzi del Paese … .

Ai populismi europei sono dedicati due capitoli: nel primo si analizza il fenomeno della Brexit (giudicato ovviamente come una manifestazione vincente del populismo), nell’altro i populismi francese e tedesco. Infine un capitolo è dedicato anche ai populisti italiani: Grillo, Berlusconi, Renzi.

Revelli riporta le analisi di alcuni studi che mostrano come il voto nel Regno unito sia stato più “geografico” che politico (almeno secondo le categorie tradizionali laburisti/conservatori), più territoriale che ideologico: Scozia, Irlanda e la Greater London per il Remain ed il resto dell’Inghilterra per il Leave. E, come nel voto per Trump negli Usa, anche qui le aree rurali e i piccoli centri di provincia hanno compattamente votato per il Leave e le aree metropolitane per il Remain. Alla frattura città/campagna si è poi intrecciata una frattura sociale: oltre alle campagne poco scolarizzate e poco informate, anche quelle città di medie o grandi dimensioni più segnate dal declino della Old Economy e del manifatturiero hanno votato per il Leave. Invece hanno votato per il Remain quei cittadini maggiormente beneficiati dalla New Economy, quelli legati alle “attività creative” del terziario e del quaternario avanzato inserite nella globalizzazione. Interessante notare come la reazione negativa all’immigrazione (tema quest’ultimo molto importante nella campagna elettorale) si sia manifestato nei territori con una minore presenza di immigrati: prova di quanto la paura, gli allarmi “percepiti”, giochino un ruolo fondamentale in queste occasioni.

Ed è proprio la paura il tratto comune ai due schieramenti: da una parte la paura dell’immigrazione, della perdita di controllo su se stessi e i propri confini, dall’altra la paura dell’impoverimento che farebbe seguito all’abbandono del Paese da parte dei capitali globali. Ma se la paura è stato il denominatore comune nel referendum, allora, conclude Revelli, qualcosa si è rotto nei fondamenti della coesione sociale.

Nella consultazione referendaria britannica non si sono confrontate culture politiche consolidate, blocchi identitari stabili; c’è stato un mood, uno stato d’animo, che nel fronte populista si è manifestato come un senso di scontento diffuso.

Il capitolo successivo si inaugura con una disamina della trasformazione del Front National in Francia, che gli ha permesso in pochi anni di diventare un protagonista della vita politica. Riprendendo alcuni studi francesi, Revelli osserva che è stata la globalizzazione e le politiche liberiste ad essa abbinate a rimescolare la geografia politica del Paese, avvicinando al Front National categorie sociali prima poco presenti nel suo elettorato (ad esempio gli operai): paura dell’immigrato e “discorso social-populista” (antieuropeista, antiglobalizzazione, antioligarchico, nazionalista in senso sociale) hanno costituito gli ingredienti del suo successo.

Quanto alla Germania, Revelli polemizza con chi pensa che il populismo tedesco sia un “populismo da ricchi” (e non un “populismo da deprivazione” come in altri casi). Nonostante il mito degli alti salari tedeschi, attualmente il salario reale medio è più basso di venticinque anni fa, le
diseguaglianze sono aumentate, il “rischio povertà” è andato crescendo, si è ampliata la fascia del lavoro precario e sottopagato. E’ questo insieme di fattori, che secondo Revelli, ha acuito la tradizionale Angst tedesca (un insieme di paura, ansia, preoccupazione) e che ha trovato il suo punto di caduta nell’ostilità verso rifugiati e immigrati musulmani, spendaccioni mediterranei e così via.

Anche se analizzato per ultimo, il neopopulismo italiano viene considerato da Revelli un vero laboratorio di sperimentazione di questo fenomeno politico, sia per la sua durata che per le forme diverse che ha assunto.

Innanzitutto c’è stato il berlusconismo, che ha anticipato di una quindicina d’anni la crisi di sistema che poi, sotto la spinta della globalizzazione, avrebbe prodotto l’attuale neopopulismo delle società occidentali. Tramontato il berlusconismo, anche con la fine della centralità della televisione come tecnologia comunicativa (sostituita dal web), oggi l’Italia propone due peculiari forme di populismo: il “cyberpopulismo “ di Grillo e il “populismo dall’alto” di Renzi.

Il primo, pur condividendo gli elementi caratterizzanti il neopopulismo, si distingue dai movimenti populisti di destra in quanto conduce spesso anche battaglie ambientaliste, pacifiste, in difesa dei beni comuni e propugna (pur fra mille contraddizioni) una democrazia partecipativa.

Anche il neopopulismo di Renzi si distingue dagli altri: rappresenta, per Revelli, il tentativo di costruirsi una base popolare “attraverso l’impiego di retoriche tipicamente populiste e di comportamenti (apparentemente) trasgressivi in funzione della legittimazione (“in basso”) di politiche sostanzialmente conformi alle linee guida volute e dettate “in alto” “. Si tratta di un “populismo di governo”, che non ha né caratteri identitari (come quello delle destre) né sociali (come quello di Mélenchon in Francia).

Questa operazione di “populismo dall’alto” si è infranta contro il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016: e la mappa del NO ricalca quella del disagio, sociale, generazionale, territoriale. Come nel referendum inglese, i NO crescono con il diminuire del reddito, con l’aumentare della disoccupazione, con il passaggio dai centri alle periferie delle grandi città. Potremmo aggiungere, all’analisi di Revelli, che in questo caso il disagio sociale, che è il brodo di coltura dei populismi, ha reso inefficace il populismo renziano.

Se l’Italia è stato un laboratorio del neopopulismo, ciò lo si deve al declino del nostro Paese (precedente alla crisi del 2008), che ha affrontato nel modo peggiore l’esaurimento del modello economico-sociale basato sulla grande industria e il passaggio ad un nuovo modello centrato su un manifatturiero altamente competitivo e su un terziario avanzato. L’Italia è il Paese in Europa in cui l’impoverimento ha coinvolto la percentuale di popolazione più ampia ma tale dinamica si inserisce in quella presente in tutti i paesi industrializzati in cui, in circa un ventennio, vi è stato uno spostamento del rapporto tra profitti e salari nettamente a favore dei primi. Per il nostro autore, questa “guerra” dell’alto (il capitale) contro il basso (il lavoro) costituisce la base materiale dei movimenti populisti; siamo in presenza di, citando Revelli, “una moltitudine di insoddisfatti e di arrabbiati – di “traditi” o di percepiti tali -, trasversalmente distribuiti nelle società occidentali, estranei alle tradizionali culture politiche perché nessuna di esse riflette più la loro nuova condizione. […] Umiliati dalla distanza che vedono crescere nei confronti dei pochi che stanno sulla cuspide della piramide. […] Privi di un linguaggio adeguato a comunicare il proprio racconto, persino a strutturare un racconto di sé, e per questo consegnati al risentimento e al rancore”.

 

 

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

#8 – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

#9 – Ventotene 2016

#10 – Orban e il referendum ungherese

#11 – Populismi ed euroscetticismi

#12 – L’unione a più velocità

#13 – Populismo, euroscetticismo, sovranismo

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Il reato, la pena e il carcere spiegato ai ragazzi

Un progetto pensato da Acmos e Libera Piemonte, nato dall’incontro con persone che nella loro vita hanno avuto problemi con la giustizia e che, nei beni confiscati, si sono impegnati in lavori di pubblica utilità.
Da questo incontro nasce “Il reato, la pena e il carcere spiegato ai ragazzi”, che ha visto la collaborazione dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Torino e Asti, l’Associazione Antigone Piemonte e il Garante dei Detenuti della Città di Torino.
In questo video abbiamo cercato di raccontare gli obiettivi di un progetto che ha parlato di carcere ai ragazzi delle scuole superiori, per approfondire il tema della pena e del reato e per smontare luoghi comuni e stereotipi attorno alle carceri e ai detenuti.

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Apriti Europa 2017! Dibattito sulle politiche europee e nazionali sui rifugiati

di Graziella Lavanga

Il 20 giugno si celebra la Giornata internazionale del rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite nel 2001 per ricordare il cinquantesimo anniversario dell’approvazione della Convenzione di Ginevra sui rifugiati da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU.

 

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2017, in tutta Italia sono stati organizzati momenti di dibattito e confronto. Sul territorio torinese l’Associazione Mosaico, in collaborazione con Coordinamento NonSoloAsilo, Edizioni SEB27, CSD Diaconia Valdese, Border Radio, ha promosso diversi incontri intitolati “Apriti Europa!”, tra questi, sabato 17 giugno, presso Binaria, si è tenuto l’incontro: “Politiche europee e nazionali: Dublino 4, accordi bilaterali, fondi alla cooperazione, Decreto Minniti-Orlando e doppi dinieghi”, moderato da Diego Montemagno (Non Solo Asilo). Ne hanno discusso Berthin Nzonza (Mosaico); Federico Perotti (Consorzio ONG Piemontesi); Cristina Molfetta (EuropAsilo); Sidney (Mosaico); Catherine Woollard (Secretary General ECRE).
Durante la giornata è stata inaugurata la mostra fotografica “Frontiere tra visibile e invisibile” a cura di TogetherWeStand, gruppo di educazione alla cittadinanza composto da giovani italiani e rifugiati di Ivrea.

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Moschee aperte, il racconto dalla Moschea Taiba

Nel corso di domenica 11 giugno si è svolto l’evento “Moschee aperte, Iftar in via”. Diciotto centri di culto torinesi hanno aperto le loro porte per raccontare la realtà dell’Islam a Torino e condividere con i cittadini l’Iftar della domenica, il pasto di rottura del digiuno giornaliero. Tra le moschee coinvolte anche la Taiba, in via Chivasso, dove alcuni richiedenti asilo del progetto Casa Asilo hanno collaborato alla gestione dell’evento.

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2 Giugno: in bicicletta da Casa Acmos a Cascina Caccia

Il 2 Giugno festa della Repubblica Acmos ha deciso di fare una “biciclettata” da Casa Acmos, la prima comunità nata nel 2002, a Cascina Caccia, bene confiscato alla ‘Ndrangheta, nel comune di San Sebastiano da Po. Questo evento ha coinvolto tutti i giovani del movimento e dell’associazione.

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Cuori puri

Agnese ha 18 anni e vive con la madre. Stefano ne ha 25, lavora come custode in un parcheggio, che confina con un campo rom. Agnese a volte va a far volontariato tra i nomadi, con il suo gruppo parrocchiale: la ragazza è molto credente ed è oppressa da una madre bigotta (B. Bobulova), che la vorrebbe proteggere, tenendola al riparo dal mondo esterno, soprattutto dai ragazzi. Agnese sta pensando di impegnarsi a rimanere vergine fino al matrimonio, come atto di amore verso Dio e rispetto verso se stessa. Stefano è un animo ribelle, i suoi genitori vivono in una casa popolare, frequenta una compagnia border line, lui stesso cammina sul crinale scivoloso dell’illegalità. E’ arrabbiato col mondo, in primis con i rom con cui litiga quotidianamente, sul confine della rete metallica che divide il loro spazio vitale, sotto il sole cocente della periferia romana. I due ragazzi non potrebbero essere più diversi, ma forse i loro sentimenti romperanno le barriere culturali.

Esordio alla regia di Roberto De Paolis, con una storia che bracca i personaggi da vicino, con realismo e sincerità. L’esplorazione del contesto cattolico, le sue proibizioni e i suoi dettami, incarnato dalla figura bonaria del prete (S. Fresu) e da quella della madre, donna frustrata che pensa di fare il bene della figlia, va in profondità con estremo rigore. Straordinari i due giovani protagonisti, un altro esempio cinema italiano che vive una seconda vita di neorealismo odierno, ai tempi della crisi, come le recenti pellicole di Amelio, Vicari, Mollo.

 

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Da oggi Farhan è un cittadino italiano

Da oggi Farhan è ufficialmente un cittadino italiano. Questo pomeriggio, l’atleta paraolimpico di origini somale, ha giurato fedeltà alla Costituzione Italia. Un sogno che si realizza per Farhan che adesso punta a qualificarsi per i Mondiali di Tokyo dove potrà correre con la maglia italiana.

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Quale lavoro? L’assemblea finale della campagna per la cittadinanza

Un percorso durato mesi è giunto a conclusione, quello della Campagna per la Cittadinanza di Acmos, che ha coinvolto tutti i Gruppi di Educazione alla Cittadinanza della nostra associazione.
Dal titolo “Quale Lavoro?”, la campagna ha terminato il suo cammino con l’assemblea finale che ha coinvolto tutti i ragazzi impegnati in questi mesi di lavoro.

Il video:

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Casa Acmos: il suo 15esimo compleanno

Casa Acmos è una comunità di vita che ha visto tanti giovani convivere e animare le mura dell’ex fabbrica CEAT, condividendo la quotidianità e provando a generare cambiamento.

Questa comunità, la prima di Acmos, è stata aperta nel 2002 ed ha compiuto 15 anni di attività.
Abbiamo deciso di festeggiare questo importante traguardo festeggiando con il territorio.

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Virgin Mountain

Fùsi (Gunnar Jonsson) ha 43 anni vive in Islanda e scarica bagagli all’aeroporto. E’ un uomo corpulento a dismisura, il suo fisico è sinonimo di imbarazzo per gli altri, quando non addirittura di scherno (alcuni suoi colleghi al lavoro). Vive con la madre, è appassionato di ricostruzioni di battaglie storiche e non ha mai avuto una ragazza. Fùsi è timido, parla poco, ha una vita molto abitudinaria. Quando compie gli anni, il compagno della madre gli regala un cappello da cowboy e un abbonamento per un corso di ballo, genere country, ovviamente! Fùsi è restio, ma ci va lo stesso e lì conosce una donna, Sjofn, che accompagna a casa. Da allora si invaghisce di lei e cerca di frequentarla, anche se la cosa si dimostra piuttosto complicata: la donna è piena di problemi e Fusi non sa come prenderla. Questo incontro di solitudini, farà uscire il massiccio protagonista dal suo guscio, svelando le sue capacità e soprattutto la sua tenera gentilezza.

Piccola favola islandese, film di silenzi e dialoghi misurati, “Virgin Mountain” è una di quelle pellicole che hanno il dono della leggerezza: all’ingombro di un corpo enorme fa da contraltare la manualità certosina di Fusi e, soprattutto, la sua bontà. Straordinario Jonsson che disegna un personaggio bizzarro e indimenticabile.

Fuori dagli schemi e non solo per questo merita di esser visto!

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