• Convalidato il fermo di Rocco Schirripa
    Rocco Schirripa, il presunto esecutore materiale dell’omicidio Caccia non sarà scarcerato. Lo ha deciso questa mattina il Gip di Milano Stefania Pepe che ha convalidato il fermo di Schirripa. Dopo la sentenza di non luogo a procedere che era stata emessa mercoledì a causa di un vizio procedurale, si dovrebbe... Read more »
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Torino ricorda le vittime della Thyssen

A nove anni di distanza dalla tragedia della Thyssen, questa mattina a Torino, i famigliari delle vittime insieme alla sindaca della città si è riunita al Cimitero Monumentale per ricordarle.

 

 

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E’ solo la fine del mondo

Louis (G. Ulliel) torna a casa dopo 12 anni di assenza. Ormai è un uomo adulto, se ne andò che era poco più che un ragazzo: ora è un drammaturgo affermato. Ad attenderlo, la madre (N. Baye) svampita e dagli aneddoti ripetitivi, una sorella (L. Seydoux) di cui sa molto poco e che ha voglia di fuggire, un fratello (V. Cassel) collerico e taciturno e la cognata (M. Cottilard), mai conosciuta. Ma Louis ha un segreto e vuole svelarlo: metterlo sul tavolo sarà difficile ed egli cerca per tutto il pranzo il momento giusto e la forza per dirlo. Nei dialoghi, dopo una separazione più che decennale, serpeggia la frustrazione, cova sotto la cenere l’incomunicabilità di fondo, le vecchie ruggini mai risolte, che, forse, portarono Louis ad andarsene. Confronto collettivo, in cui forse nessuno si ascolta davvero e, a tratti, con ognuno dei suoi congiunti, ammesso di riuscirci.

Gruppo di famiglia in un interno, per dirla con Visconti, il film dell’ex enfant prodige Xavier Dolan, è tratto da una pièce teatrale di J. L. Lagarce, quindi molto parlato, spesso urlato. Una situazione che rischierebbe di stagnare, ma che il solito talento naturale del regista canadese risolve con abilità: un paio di digressioni del passato, con sapiente uso della musica, frantumano il ritmo narrativo serrato, del confronto-scontro tra il protagonista e la sua famiglia. Direzione degli attori impeccabile, difficile stabilire chi sia il più bravo. Dolan ci mette del suo, nel braccare i personaggi, inquieti e irrisolti, che non trovano pace e forse non possono trovarla. Sequenza di apertura, sulle note di Camille “Home is where it hurts” di rara forza visiva, come spesso ci ha abituato. Era difficile rappresentare una famiglia con tanta intensità emotiva e viscerale attaccamento. Dolan ci è riuscito, anche grazie allo sguardo triste e il sorriso malinconico di Louis.

Gran premio della giuria a Cannes, un’altra perla di questo 2016!

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Sostieni Cascina Caccia, acquista i pacchi di Natale

Cascina Caccia è un bene confiscato ad una delle più potenti famiglie di ‘ndrangheta del Piemonte.
Questo luogo rappresenta la vittoria dello Stato e della società civile contro le mafie.
Sulle colline di San Sebastiano da Po, piccolo centro alle porte di Torino, si sta scrivendo una nuova storia, in memoria di Bruno Caccia, magistrato assassinato per volere della ‘ndranghteta.
Sostieni Cascina Caccia, acquista i pacchi di Natale.

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Il ruolo delle donne nel rilancio del processo di integrazione europea

Nella mattina di venerdì 2 dicembre 2016 la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini è intervenuta all’apertura della seconda giornata del convegno organizzato da Cirsde sulle differenze di genere.

Le donne e l’Europa e il ruolo delle donne nel rilancio del processo di integrazione europea. Questo l’incipit dell’intervento della Presidente che ha colto quest’occasione per ricordare il suo suggerimento dello scorso anno di fondare un’associazione in memoria di Ursula Hirschmann, moglie di Altiero Spinelli, impegnata per la diffusione del Manifesto di Ventotene e fondatrice dell’associazione “Femmes pour l’Europe”. Ma parlare di donne in Europa non basta. Oggi il 63% dei tweet discriminatori sono rivolti alle donne, seguono quelli rivolti a immigrati e omosessuali.

Dunque, quando si parla di discriminazioni, non si può sorvolare sul ruolo del web e dei social network. Laura Boldrini, oltre che essere la Presidente della Camera, è soprattutto una donna che anche in virtù del suo ruolo istituzionale si batte con tenacia e convinzione per la parità di genere. Numerose sono le battaglie che in questi anni ha portato avanti dentro e fuori le istituzioni. Dall’adozione della Convenzione di Istanbul per cui la violenza sulle donne è considerata violazione dei diritti umani, alla marcia a Melito per la tredicenne vittima di abusi, alla creazione delle “Sala delle donne” a Montecitorio per celebrare le donne della Costituzione e della storia della politica italiana e in cui, oggi, ogni donna può specchiarsi immaginando di essere in futuro al prima donna presidente del Consiglio, del Senato o della Repubblica.

Battaglie che spesso sono state considerata di scarso valore o rilevanza, ma sulle quali la Presidente non ha mai fatto un passo indietro. E sulla violenza e sull’odio che si manifestano sul web nei confronti delle donne non è da meno. Non solo perché lei è per prima e quotidianamente vittima di insulti e minacce, ma anche perché le affermazioni a lei rivolte sono esclusivamente a sfondo sessuale e quasi mai di natura politica. Da qui, la scelta come donna e come figura di istituzione di non subire, ma di reagire spronando ogni donna a fare altrettanto. Da qui, la scelta di pubblicare nel 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, un post su Facebook per denunciare la violenza di cui le donne sono vittime sui social e l’importanza di non subire in silenzio. Da qui, una battaglia anche con Facebook a cui la Presidente ha sottoposto alcune proposte tra cui l’icona “attenzione odio” accanto a quelle dei like e l’assistenza per gli utenti vittime di queste affermazioni. “Non risponderò mai all’odio con l’odio. Non ci si difende dalla violenza con altra violenza, questo è il tempo in cui assumersi delle responsabilità”. Questo il messaggio finale dell’intervento che si chiude in memoria di Jo Cox. Donna, militante del partito laburista britannico impegnata nella propaganda per il remain del referendum Brexit, uccisa il 16 giugno 2016 per le idee che portava avanti. Un donna europea, che, come Laura Boldrini, non è stata disposta a chinare la testa scegliendo fermamente da che parte stare.

di Chiara Andena

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Sully

Storia vera di Chesley “Sully” Sullenberger, pilota di aerei da 40 anni, che il 15 gennaio del 2009 compì un mezzo miracolo, su un volo di linea con 155 persone a bordo: decollato dall’aeroporto La Guardia di New York, qualche minuto dopo uno stormo di uccelli investì l’aereo e mise fuori uso entrambi i motori. Sully (T. Hanks), insieme al suo copilota Jeff (A. Eckhart), si rese subito conto che non c’era possibilità di tornare indietro e atterrare su una pista. E scelse la soluzione più folle apparentemente: ammarare nel fiume Hudson. Opzione rischiosa, e non solo per il clima esterno di gennaio, si rivelò la decisione giusta. Tutti salvi, con molta paura e una storia incredibile da raccontare. Tuttavia nei giorni successivi, se alcuni lo considerarono un eroe, altri sospettarono di un errore umano, passibile di sanzione: Sully e Jeff saranno sottoposti a un “processo” di un’apposita commissione governativa, per stabilire le responsabilità e potenziali negligenze. Intanto, fuori, la stampa non farà che parlare, non sempre benevolmente, dell’impresa di Sully.

Clint Eastwood, ormai 86enne, firma un film sobrio e misurato, con una dose sapiente e non eccessiva di effetti speciali e una sceneggiatura essenziale. Imperniato sulla vicenda di Sully (un Tom Hanks notevole), uomo comune che rifiuta l’etichetta di eroe, per nulla a suo agio sotto i riflettori, costretto a difendersi dai sospetti che aleggiano su di lui, desideroso solo di dimostrare di aver fatto istintivamente la cosa giusta, comportandosi da essere umano. Molto diverso, come personaggio, dal Chris Kyle di “American Sniper”: niente retorica, nè rimarcato patriottismo a stelle e strisce. Emoziona e coinvolge, senza alzare i toni. Sullo sfondo, in sordina ma con efficacia, una sottile critica ai media e l’ossessione americana, in particolare newyorkese, dei fantasmi non troppo lontani nel tempo, a sentir parlare di aerei che sfiorarono la skyline.  Commento musicale al pianoforte, malinconico, molto azzeccato.

Presentato al Torino Film Festival, il mese scorso. Quel ragazzino di Clint, al netto delle sue posizioni politiche, spiazza ancora tutti, mentre corre verso i 90. Chapeau!

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Ex Moi e disinformazione – nota del Coord. Non Solo Asilo

 

Da giorni, ormai, la realtà dell’Ex Moi, nell’Ex Villaggio Olimpico di Torino, è scenario di fenomeni preoccupanti che pare abbiano un unico obiettivo: alimentare la tensione nel quartiere.

In poche settimane le case occupate di via Giordano Bruno sono state oggetto di lancio di bombe carta, i loro abitanti sono stati vittime di insulti e minacce ed il quartiere è stato rappresentato, da vari media, come lo scenario di uno scontro quotidiano tra “residenti” ed “occupanti”, addirittura come se ci fosse una guerra civile in corso.
Questo territorio viene raccontato come una zona violenta, fucina di illegalità e paura.

Le criticità esistono, così come sono presenti elementi di degrado, ma la narrazione compiuta in queste ultime settimane da numerosi operatori della comunicazione è spesso scivolata in istigazione all’intolleranza e all’odio.

Con questo comunicato vogliamo condannare i mezzi d’informazione che alimentano un clima di tensione e scontro, solo per trarne un beneficio in ascolti.

Per tornare ad un clima di convivenza pacifica crediamo che solo un rafforzamento del presidio delle Forze dell’Ordine non possa essere la soluzione adatta.
Questo contesto necessita soprattutto di reali percorsi di inclusione e integrazione. La società civile, di cui noi siamo parte attiva, ormai da anni fa la propria parte per mediare e alimentare la solidarietà, ma solo lavorando insieme alle Istituzioni si potranno trovare quelle soluzioni che garantiscano i diritti di tutti i residenti del territorio.

Il Coordinamento non solo asilo

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Buon compleanno, comunità dei tessitori

Il 27 Novembre 2016 la Comunità dei Tessitori ha festeggiato 10 anni. Il progetto è nato nel 2006 dalla collaborazione tra l’Associazione Acmos, il Comune di Torino e ATC, offrendo ai giovani un’esperienza di coabitazione solidale. Questo evento ha visto la partecipazione di alcuni rappresentanti delle istituzioni. Ad intervenire sono stati l’Assessore al Welfare Sonia Schellino, il Presidente di Atc Marcello Mazzù e Vincenzo La Terza dell’Associazione Culturale Circolo dei Lucani che ha messo a disposizione i suoi spazi. Tra i tanti partecipanti c’erano gli inquilini che abitano l’edificio e alcuni ragazzi delle altre coabitazioni di Acmos, Filo Continuo e Sorgente. La comunità di Via San Massimo è stata pertanto riconfermata con l’obiettivo di continuare a tessere relazioni di buon vicinato, diventando un punto di riferimento per chi abita queste realtà. In questi 10 anni oltre 60 giovani hanno partecipato al progetto, contribuendo a trasformare questo luogo. Pertanto buon compleanno, e che il percorso continui!

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Precari UniTo

di Pierluigi Ubezio e Angela Ambrosino

Prendete un Ateneo eccellente come quello di Torino, eccellente nella didattica, di livello nella ricerca nazionale ed internazionale, con oltre 15.000 studenti immatricolati in questo anno accademico (in crescita rispetto a quello passato dell’8,3%), che pianifica di usare buona parte delle sue risorse finanziarie per aumentare gli spazi a disposizione degli studenti per garantire loro un ambiente adeguato in cui possano trovare spazi e strumenti per sviluppare le loro conoscenze. Considerate che lo stesso Ateneo ha visto diminuire progressivamente il suo personale docente fino ad arrivare sotto le 1900 unità (cosa mai successa negli ultimi 16 anni), ha un rapporto docente- studenti più alto della media nazionale (oltre 34 studenti per docente), e che ricorre alla collaborazione di oltre 2000 ricercatori precari non solo per svolgere attività di ricerca ma in larga parte per riuscire a coprire gli insegnamenti erogati nei diversi corsi di laurea. Questo Ateneo, con 37 milioni di euro di avanzo di bilancio, ha deciso di assumere meno di 30 nuovi ricercatori a tempo determinato di tipo A nel triennio 2016-18, meno del numero dei pensionamenti previsti nello stesso arco temporale, compiendo in questo modo una consapevole scelta politica di utilizzare in maniera residuale il potere che la legge gli attribuisce di bandire liberamente concorsi per ricercatori a tempo determinato junior.

Ecco questo è oggi l’Ateneo di Torino. Per questo motivo, in occasione dell’annuale cerimonia per l’inaugurazione dell’anno accademico, il Coordinamento delle ricercatrici e dei ricercatori precari di Unito ha messo in atto una manifestazione silenziosa, per ricordare all’Ateneo che sta calpestando la ricerca precaria, e che rifiutandosi di ragionare su un piano di reclutamento più ampio rischia di perdere importanti risorse che ha contribuito a formare e che oggi sono necessarie per svolgere attività di didattica e di ricerca di qualità.

I ricercatori hanno steso un tappeto di fotografie con i volti e la data di scadenza dei contratti di una loro rappresentanza all’ingresso della Cavallerizza di via Verdi perché l’ateneo, con le sue scelte, tutti i giorni calpesta i diritti dei precari e la provocazione della protesta è stata nel costringere tutti i partecipanti a calpestarli davvero.

A sostegno delle ricercatrici e dei ricercatori precari è stato depositato un Ordine del Giorno che verrà discusso in Consiglio Regionale del Piemonte, a prima firma dei Consiglieri Rossi e Appiano. Nonostante la Regione non abbia competenza in materia di Università, l’auspicio è che questo atto politico riesca a sensibilizzare UniTO nei confronti delle istanze dei precari che costituiscono uno degli assi portanti della nostra Università.

 

Clicca qui per leggere l’ODG del Consiglio Regionale del Piemonte.

 

 

 

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34° Torino Film Festival

34° Torino Film Festival

 

Nell’enorme programmazione di questa 34sima edizione del Torino Film Festival, vi suggeriamo alcuni titoli di pellicole, sperando che possano trovare posto nella distribuzione corrente.

 

I figli della notte

Esordio alla regia di Andrea De Sica, nipote di Vittorio e figlio di Manuel. In un collegio sperso nei monti innevati, si conoscono e fanno amicizia Giulio ed Edoardo. Entrambi (come tutti gli studenti della scuola) arrivano da famiglie molto agiate, ma sono profondamente diversi: il primo è timido e ingenuo, il secondo ribelle ed estroverso. Legheranno in maniera profonda e ben presto scopriranno che l’istituzione che li ospita, per quanto in superficie austera e rigida, tollera (e forse incoraggia?) un lato oscuro, in aperto contrasto coi suoi valori di ordine e “disciplina” della scuola, che trova il suo sfogatoio in un locale a luci rosse nei boschi, luogo di piaceri licenziosi e proibiti. Giulio si invaghisce di una delle ragazze del locale, mentre sembra che gli educatori del collegio siano al corrente delle frequentazioni notturne dei due amici. Piano inclinato di violenza latente, che è destinata ad esplodere. Esordio di tutto rispetto, per Andrea De Sica, che si confronta con una materia difficile, seppur non troppo originale, con echi e atmosfere di grande ambiguità, e omaggi più o meno espliciti al cinema (“Shining”? “La grande fuga”?). Ottima fotografia, sceneggiatura senza smagliature. Feroce e senza catarsi.

 

The Donor

Film cinese di gran spessore. Nel nucleo famigliare al centro della storia (mamma, papà e figlio diciottenne), il padre sbarca il lunario riparando motorini e cambiando pneumatici, in maniera misera, ma onesta. Il cugino dell’uomo ha una sorella che necessita di un trapianto di rene e propone al padre di famiglia di donare l’organo per la donna malata. E’ disposto a pagare bene, anche se non è chiara la fortuna dell’uomo, forse ha a che fare con giri non troppo legali. Accettare per necessità o per il gesto generoso? La scelta metterà in atto conseguenze imprevedibili, che sfoceranno nel dramma. Lucida e spietata analisi dei rapporti famigliari, ma soprattutto di quelli di classe sociale e censo, film che inquieta e colpisce.

 

La mécanique de l’ombre

Un uomo di mezza età, ex contabile con alle spalle problemi di alcolismo, cerca lavoro senza molto successo. Un giorno è contatto da un misterioso personaggio che gli offre un impiego: trascrivere intercettazioni telefoniche, battendole a macchina. Ovviamente nella massima discrezione, anche perchè – e si capisce in fretta- si tratta di conversazioni top secret, che hanno a che fare con questioni di sicurezza nazionale, per altro a poche settimane dalle elezioni. Ben presto il protagonista si troverà inghiottito in un gioco rischioso, stritolato da un meccanismo molto più grande di lui, dove difficile è resistere e opporsi. Film belga in chiave thriller (con echi del filone complottista anni ’70, “La conversazione” di Coppola, su tutti!), con un Francois Cluzet mirabile protagonista. Sceneggiatura serrata e dal ritmo implacabile.

 

Sam was here

Sam è un venditore porta a porta, in giro per il deserto del Mojave. Ha problemi con la batteria dell’auto, cerca di telefonare alla moglie (anche per scusarsi, ma non sappiamo di cosa), ma gli risponde sempre e solo la segreteria. Decide di fermarsi a dormire in un motel, mentre tutto intorno sembra disabitato e un programma radiofonico parla solamente di un maniaco che sevizia le bambine. Sam potrebbe essere sospettato di essere il serial killer, mentre, senza rendersene conto e senza un motivo apparente, scivola in un gorgo di sangue e violenza efferate. Christophe Deroo firma un thriller dai risvolti horror, che ha un buon ritmo e molti debiti con il cinema di genere: “Duel” di Spielberg, in primis, ma anche Carpenter e altri (“Psycho”? “The Hitcher”?). Ossessivo, allucinato, onirico.

 

L’économie du couple

Marie (B. Bejo) e Boris (C. Khan) si stanno separando, vivendo ancora sotto lo stesso tetto, con le due figlie gemelle di 8 anni. Lei gli rinfaccia tante cose e gli chiede di andarsene di casa; lui sostiene che quella casa l’ha ristrutturata con le sue mani, vuole ciò che gli spetta. Nessuno dei due, forse, ha il coraggio di andare fino in fondo, mentre ogni giorno emergono i nodi, le ruggini, i conflitti irrisolti: il tutto sotto gli occhi delle figlie. Si può raccontare l’amore che finisce e l’evoluzione conseguente dei rapporti? Joachim Lafosse ci prova, con due ammirevoli protagonisti e una cinepresa che li bracca nella loro quotidianità, tra litigi e pacificazioni tenere (i quattro che ballano insieme). Le malinconiche musiche di pianoforte e una sceneggiatura stringata contribuiscono al risultato.

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#22novembre: seminiamo sicurezza, un fiore per Vito

Centinaia di studenti sono scesi in piazza questa mattina per ricordare Vito Scafidi e tutti gli studenti morti tra le mura di una scuola.
Sono trascorsi 8 anni dal 22 novembre 2008 quando, al liceo Darwin di Rivoli, il crollo del controsoffitto uccise Vito, studente di 17 anni.
Gli studenti di tutta la provincia hanno partecipato alla prima Giornata Nazionale per la Sicurezza Scolastica aderendo alla manifestazione organizzata da Benvenuti in Italia, Libera Piemonte, Acmos, Fondo Vito Scafidi, in collaborazione con il Miur.
Sono scesi in piazza per chiedere che le scuole italiane siano sicure, perché la scuola è un luogo che deve insegnare a vivere e non dove si può trovare la morte.

Al termine della manifestazione gli studenti si sono ritrovati all’Istituto Avogadro per parlare di sicurezza con i rappresentanti delle istituzioni torinesi.

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#10 Diario Europeo – Populismi ed euroscetticismi

a Cura del Centro Studi di Acmos
La Fondazione Hume ha condotto uno studio sui partiti e movimenti euroscettici e/o populisti in Europa (si veda il dossier sul sito de Il Sole 24 ore).

Vengono definiti tali (e indicati con la sigla ESP) “qualsiasi partito, forza politica o movimento che abbia ottenuto almeno un seggio in almeno una delle due ultime elezioni (2009 e 2014) del Parlamento europeo, e presenti tratti populisti o euroscettici”. Oggi un parlamentare europeo su tre fa riferimento a forze politiche di matrice euroscettica o populista: i ricercatori osservano che non sempre i due termini coincidono (in prima approssimazione potremmo dire che gli euroscettici protestano contro gli organismi sovranazionali, che hanno indebolito le sovranità nazionali; i populisti protestano contro le élites politiche o economiche nazionali); inoltre in entrambi i casi questi partiti possono essere o di destra o di sinistra. In alcuni Paesi queste forze superano il 50% dei consensi, in altri hanno un peso minimo; anche geograficamente non si intravvede nessuna regolarità.

Perché si possa definire “populista” un movimento la Fondazione Hume propone tre caratteristiche: 1) l’idea di una democrazia in cui il popolo controlli la politica; 2) la presenza di un leader carismatico, portavoce delle esigenze popolari; 3) programmi fondati sul buon senso che offrono soluzioni semplici (e vaghe) a problemi complessi.

Quanto ai fattori che hanno provocato la crescita di queste forze politiche “esistono due chiavi di lettura principali, fortemente inquinate dalle convinzioni politiche di ciascuno. A destra, l’avanzata populista tende ad essere attribuita alla ‘invasione’ degli immigrati, a sinistra alle politiche di austerità”. Lo studio cerca invece di affidarsi all’analisi statistica di una serie di indici oggettivi per sfuggire ai condizionamenti ideologici: la conclusione è che un primo fattore è da individuarsi nella crisi finanziaria ed economica ed un secondo nell’immigrazione, dove pesa  «più la preoccupazione per gli stranieri che la loro pericolosità effettiva»; tale preoccupazione ultimamente si è colorata anche delle tinte della paura per il terrorismo.

Nel suo commento alla ricerca, Luca Ricolfi (Il cocktail populista tra crisi e paura, “Il Sole 24 ore” 6.11.16) insiste sul fatto che dal punto di vista economico è in particolare la crisi occupazionale a fornire la benzina ai movimenti populisti, a cui si aggiunge la paura del diverso, “spesso pensato come terrorista prima ancora che come immigrato”. Questo cocktail spiegherebbe perché il populismo, come risposta alle angosce prodotte dalla perdita dei posti di lavoro e dal terrorismo, abbia avuto successo anche nell’America di Trump e non solo in Europa.

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

#8 – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

#9 – Ventotene 2016

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Animali notturni

Susan (A. Adams) è una gallerista d’arte contemporanea, ha un marito manager di successo, anche se la coppia non funziona più. Un giorno riceve la bozza di un romanzo di Edward (J. Gynnehaal), suo ex marito, che non vede da quasi vent’anni: i due si erano lasciati in maniera molto pesante. Susan si immerge nella lettura del testo, spinta dalla curiosità: il libro narra di un uomo (Edward?), che viaggia con moglie e figlia sulle statali del Texas in piena notte e viene fermato da tre balordi, forse ubriachi; la situazione degenera in un gorgo violento e imprevedibile, che lascia dietro di sè molto sangue; la storia prosegue per qualche anno.

Susan resta ipnotizzata dalla lettura, nonostante l’inquietudine che le produce e ripensa alla storia con Edward, ai suoi esordi di scrittore, alla poca fiducia dimostrata da lei nei confronti dell’uomo.

Tom Ford, dopo 7 anni (“A single man”) torna alla regia, con il suo secondo film: un thriller violento e notturno, che è tratto dal romanzo di Austin Wright “Tony e Susan”. Non lasciatevi ingannare dai primi 15 minuti, premessa che avanza lenta verso l’orrore della storia, facendo trapelare i primi segni di inquietudine di Susan e della sua relazione matrimoniale.

Scritto da Ford stesso, con una sceneggiatura che inchioda per suspance lo spettatore alla poltrona, e che alterna tre piani temporali: il presente di Susan, flashback del suo passato con Edward, la ricostruzione del romanzo. Formalmente ineccepibile: messa in scena, scenografia e costumi (che aspettarsi da uno stilista?) splendidi, musiche di Abel Korzeniowski funzionali all’atmosfera di tensione, fotografia ottima. Colpisce la direzione degli attori: grandi prove della Adams e di Gynnehaal, ma anche il tenente texano di Michael Shannon, anomalo poliziotto tabagista, lascia il segno.

Spaventa, disturba, spiazza e affascina nella sua violenza e ambiguità.

Leone d’argento a Venezia, gran premio della Giuria.

Non perdetelo, uno dei migliori film di questo 2016!

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Carovana Arance Frigie: la cronaca giorno per giorno

di Valentina Azer, Davide Martignetti e Davide Pecorelli
In diciassette, tra ragazze e ragazzi, sono partiti da Torino per raggiungere la Calabria.
Un viaggio nato per estendere i principi che guidano il Protocollo andando a visitare alcuni luoghi-chiave del nostro Paese in materia di sfruttamento del lavoro.
Con la Carovana Arance Frigie, abbiamo deciso di raccontarvi, giorno per giorno, la realtà che i carovanieri stanno vivendo, osservando, incontrando.

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