• #siiussoli: manifestazione e presidio
    L’Italia siamo già noi! Per l’approvazione immediata dello “IUS SOLI” Manifestazione piemontese: Venerdì 20 ottobre, ore 10.00, Piazza Castello, Torino PRESIDIO PERMANENTE FINO A VENERDÌ 3 NOVEMBRE Una mobilitazione per approvare una legge di civiltà e per mettere fine ai colpevoli ritardi del Parlamento Italiano. Da due anni ormai, la Camera dei Deputati ha approvato... Read more »
  • Fake News: la parola ai torinesi
    Sono diffuse principalmente on line e sono in molti a condividerle. Sono le fake news o bufale. Insomma, notizie false dai toni “urlati”. Abbiamo chiesto ai torinesi un parere a riguardo. Il Premio giornalistico investigativo Roberto Morrione, arrivato alla sua sesta edizione, tratterà proprio il tema delle fake news. Leggi il programma della... Read more »
Carica altri articoli

Centinaia in piazza a Torino per chiedere lo Ius Soli

“Ius soli adesso”. È questo l’appello che centinaia di persone hanno lanciato, dal presidio in piazza Castello a Torino, al Senato.
L’Italia siamo già noi! #sìiussoli
Fino al 3 novembre ci trovate in Piazza Castello: abbiamo organizzato un presidio per spingere le istituzioni ad approvare una legge di dignità.

Leggi tutto >>

L’Italia siamo già noi! Manifestazioni e presidio

L’Italia siamo già noi!
Per l’approvazione immediata dello “IUS SOLI”
Manifestazione piemontese: Venerdì 20 ottobre, ore 10.00, Piazza Castello, Torino
PRESIDIO PERMANENTE FINO A VENERDÌ 3 NOVEMBRE

 

 

Una mobilitazione per approvare una legge di civiltà e per mettere fine ai colpevoli ritardi del Parlamento Italiano.

 

Da due anni ormai, la Camera dei Deputati ha approvato il testo unificato in materia di cittadinanza che consentirebbe ai figli di immigrati, nati o cresciuti nel nostro Paese, di diventare italiani accedendo al cosiddetto “Ius soli” e “ius culturae”. Da quella data, però, il testo è rimasto bloccato in Senato e, ancora oggi, non è stata prevista la calendarizzazione per la discussione.

 

 

Noi uomini e donne della società civile piemontese – associazioni, sindacati, gruppi informali – abbiamo deciso di mobilitarci al fine di non far calare l’attenzione sulle modifiche della legge sulla cittadinanza n.91/1992 che mirano ad introdurre significativi miglioramenti per l’accesso alla cittadinanza dei minori di origine straniera, attualmente italiani di fatto ma non di diritto.

 

Abbiamo aderito all’appello  INSEGNANTI PER LA CITTADINANZA, lanciato da docenti ed educatori, per mobilitarsi al fine di approvare una legge fondamentale e di civiltà.

 

Venerdì 20 ottobre, alle ore 10.00, in Piazza Castello, insieme alle Scuole e alla cittadinanza organizzeremo un’azione simbolica: leggeremo la Costituzione, canteremo l’Inno Italiano e daremo voce a coloro che pagano gli effetti dei gravi ritardi del Senato della Repubblica.

 

Conclusa la manifestazione, presidieremo la Piazza fino al 3 novembre. Un’azione simbolica che la società civile tutta, italiani con e senza cittadinanza, organizza per manifestare la centralità e l’importanza di una legge che riconosca, a chi è nato e studia in questo paese, di essere cittadino italiano.

Durante la presenza in piazza sarà allestita un’aula studio per i ragazzi, verranno coinvolti i cittadini informandoli sul contenuto della legge, suoneranno gruppi musicali torinesi e saranno organizzati momenti di live pianting e writing.

 

Il presidio si concluderà con una grande manifestazione, organizzata per venerdì 3 novembre alle ore 17.30, aperta a tutta la cittadinanza, dove informare, cantare, ballare e danzare in favore dello ius soli e ius culturae.

 

L’Italia siamo già noi e chiediamo di essere riconosciuti come cittadini dal Parlamento.

 

ASSOCIAZIONI ADERENTI

Singoli Cittadini e Cittadine
Italiani senza Cittadinanza Piemonte
ACMOS
Convergenza delle culture
Arci Torino
Associazione per la Pace – Rivoli
Associazione donne dell’africa Subsahariana e seconde generazioni
LVIA
Associazione Radicale Adelaide Aglietta
Giovani democratici
Associazione Inti Llaqta
CISL
CGIL
ANOLF
Donne per la difesa della società civile
Hiroshima Mon amour
Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario Onlus
Coordinamento Non Solo Asilo
Consorzio delle ONG piemontesi
Rainbow4Africa
A.I.C.S. (associazione italiana cultura e sport)
CCM Comitato collaborazione medica
RE.TE. Ong
Architetti Migranti
Rete Senza Asilo
CISV
Fondazione Benvenuti in Italia
Associacion Kinto Suyo
Libera Piemonte
M.A.I.S. Ong
UIL Torino
Zonafranca Spazi Interculturali onlus
MCE (movimento di cooperazione educativa di Torino )
Associazione AlmaTerra
Forum regionale per l’Educazione e la Scuola
Rainbow4Africa Onlus
Alleanza Popolare per la Democrazia – Torino
Associazione Manzoni People
ANPI Torino
ReteDem
CIDI Torino

Per maggiori informazioni e adesioni
Mail:
torinomanonellamano@gmail.com

UFFICIO STAMPA
Davide Pecorelli 3405579034
Diego Montemagno 3336044791

Leggi tutto >>

Fake News: la parola ai torinesi

Sono diffuse principalmente on line e sono in molti a condividerle. Sono le fake news o bufale. Insomma, notizie false dai toni “urlati”.
Abbiamo chiesto ai torinesi un parere a riguardo.
Il Premio giornalistico investigativo Roberto Morrione, arrivato alla sua sesta edizione, tratterà proprio il tema delle fake news.
Leggi il programma della manifestazione che si terrà a Torino dal 19 al 21 ottobre.

Leggi tutto >>

#via3ottobre – Torino

TORINO NON DIMENTICA  – Lettera aperta alla Cittadinanza –

Siamo giovani di Torino. Siamo studenti, animatori sociali, lavoratori, migranti e volontari che da anni si impegnano per costruire una città a misura di ciascuno. Vogliamo prendere parte alla vita della nostra città, per essere cittadini consapevoli e responsabili del presente e del futuro della nostra comunità.

Oggi è il 3 Ottobre, una giornata tanto importante quanto dolorosa, nella quale ricordiamo tutte le Vittime innocenti dell’Immigrazione.

Il 3 Ottobre 2013, un “barcone” carico di migranti, in maggioranza eritrei, partito dalle coste libiche, affondò nel Mar Mediterraneo a meno di un miglio dall’ Isola di Lampedusa. Quel giorno persero la vita in mare trecentosessantotto migranti.

Purtroppo questo non è l’unico drammatico evento, ma uno tra i molti e terribili naufragi che si susseguono nel Mar Mediterraneo.

Lo scorso 9 maggio l’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha dichiarato che il numero totale di persone che hanno perso la vita o che risultano disperse nel tentativo di attraversare il mare per raggiungere l’Italia dall’Africa settentrionale, raggiunge quota 1.300 dall’inizio dell’anno.

Il 16 marzo del 2016 il Parlamento italiano ha approvato la legge che istituisce la Giornata Nazionale in Memoria delle Vittime dell’Immigrazione, da celebrarsi il 3 ottobre, “al fine di conservare e di rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria”.

Condividiamo lo spirito di questa legge approvata dal nostro Parlamento, perché siamo convinti che la memoria di una collettività sia l’espressione dell’anima di un popolo, la sua identità. Costruire una memoria collettiva è un esercizio selettivo, di discernimento. Noi siamo la nostra memoria.

Per questo crediamo che il nostro tempo non sia quello “dell’emergenza immigrazione”, quanto piuttosto il periodo storico che verrà contraddistinto dall’immigrazione come fenomeno strutturale di questi primi venti anni del nostro secolo.

Queste motivazioni ci spingono a continuare nel nostro impegno quotidiano, rivolto all’accoglienza dei bambini, delle donne e degli uomini che sono riusciti a superare con mille difficoltà questo terribile viaggio, ma allo stesso tempo crediamo sia fondamentale farci carico della responsabilità di stimolare una presa di coscienza collettiva e di alimentare una cultura diffusa dell’inclusione sociale e della convivenza pacifica.

Per questo, a partire da questa giornata, vogliamo presentare una petizione, raccogliendo le firme di centinaia di cittadini torinesi, per chiedere al Consiglio Comunale della Città di Torino, di intitolare uno spazio pubblico della nostra città alla memoria delle Vittime dell’Immigrazione, affinché questa importante scelta possa rappresentare per tutta la nostra comunità cittadina l’impegno per non dimenticare, per far memoria di ciò che è stato e l’impegno per alimentare un orizzonte di solidarietà e accoglienza.

 

Un segnale che parte dalla nostra città, Torino.

Un monito per costruire un’Europa migliore.

Firma anche tu!

Torino, 3 ottobre 2017

Leggi tutto >>

Una donna fantastica

Orlando (F. Reyes) e Marina (D. Vega) hanno una relazione, ma l’uomo è più che adulto e la donna molto più giovane. Quando lui si sente male, lei lo accompagna in ospedale, ma non servirà a nulla: il decesso avviene poco dopo. Da qui comincia l’odissea di Marina, che viene subito ostracizzata dalla famiglia del defunto: l’ex moglie e il figlio, in particolare, non la vogliono alla veglia e al funerale, pretendono che lasci l’appartamento di Orlando dove viveva, che restituisca tutti gli effetti personali del compagno. Intanto la polizia sospetta che ci possa essere qualche zona d’ombra nella morte dell’uomo e indaga su Marina. La giovane, con fatica e sotto molta pressione, cerca di tornare alla sua vita, continuando a vedere Orlando comparirle di fronte, nella quotidianità.

Il film di Sebastian Lelio ha una forza notevole, perchè l’insieme dei fattori funziona bene: un’ammirevole protagonista, una fotografia che gioca molto sui colori, musiche efficaci, un talento evidente in alcune scene che restano impresse. Marina incarna sulla sua pelle la difficoltà di essere accettata per quello che è: un essere umano, non la stortura con cui un mondo perbenista e bigotto (ad esclusione forse del fratello di Orlando) la identifica.

Premiato per la sceneggiatura al Festival di Berlino.

Potente e imperdibile.

Leggi tutto >>

Il prezzo della pace

Adoro lo scricchiolio del giornale quando si apre. Adoro quello scossone deciso che danno i polsi per stenderlo, per renderlo ben leggibile.

 

Sono in un mini van che mi trasporterà al lavoro, nelle campagne colombiane a 2800 metri sopra il livello del mare, su delle Ande in questo periodo gelide e umide.

 

Sbircio il giornale  del vicino, è solo pubblicità di un famoso supermercato locale. Peccato. Le notizie, ultimamente non sono per niente buone, ho fame di approfondire, di capire quel che succede, in questo paese in cui ormai vivo da due anni.

 

Dopo il Premio Nobel per la pace al Presidente Santos, la firma degli accordi di pace e un referendum, che seppur andato male ha alimentato le speranze in un paese diverso, la Colombia sembrava davanti a una svolta.

 

Non è così, non è ancora così. I colombiani continuano a morire, continuano ad aver paura, continuano a combattere, gli uni contro gli altri, in una guerra che sembra non aver fine.

 

E’ della scorsa settimana la terribile notizia di un massacro di contadini a Tumaco, città in cui la regione andina lascia spazio alle coste dell’Oceano Pacifico. A uccidere, la polizia, che ha sparato sul gruppo inerme.

 

Ma cosa sta succedendo a Tumaco? Perché la gente viene uccisa? E per di più dalla polizia?

 

Questa zona pacifica, così come molte altre diffuse nel paese, è zona di coltivazione della coca, pianta sacra per gli indigeni locali, convertita nel simbolo colombiano più, purtroppo, conosciuto a livello internazionale, insieme ai chi, con la cocaina ha costruito il proprio impero, Pablo Escobar.

 

Gli accordi di pace dell’Avana, firmati nel 2016 con le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie), prevedevano la sostituzione delle coltivazioni illegali per generare nuove economie, per fare uscire le famiglie dalle logiche di un mercato sporco e ingiusto.

 

Non solo il rispetto degli accordi sta andando a rilento ma, in alcuni casi, come quello di Tumaco, non esiste. La sostituzione delle coltivazioni illecite non dovrebbe essere in nessun caso forzata ma frutto di accordi con le comunità locali. Più volte sono stati inviati aerei carichi di pesticidi per distruggere le piantagioni, altro che accordi.

 

Da fine settembre i contadini di Tumaco stavano protestando contro la distruzione delle piantagioni, unica fonte di ingresso per le famiglie della zona. Manifestazioni pacifiche, che il 5 ottobre la polizia antinarcotici ha trasformato in un massacro sparando indiscriminatamente sui partecipanti.

 

I medici accorsi sul luogo hanno reso pubblico un comunicato nel quale si afferma che i morti sarebbero stati colpiti da armi da fuoco a una distanza di meno di 5 metri, riportando ferite alla nuca e alla spalla. I presenti raccontano di essere stati fatti scappare con l’uso di lacrimogeni, da lì gli spari, le urla, il sangue.

 

La polizia aveva inizialmente provato a fornire una versione distinta dei fatti, affermando che le morti sono state dovute a un’esplosione accidentale, versione che non trova conferma né nelle parole dei contadini, né in quelle dei medici, né nel luogo dello scontro. Le indagini sono tutt’ora aperte per individuare nomi e cognomi dei responsabili.

 

Una delle frasi che stanno circolando dopo i terribili fatti del 5 ottobre è “Fue el estado” “è stato lo Stato”, ed è così. A inviare la missione un governo totalmente irresponsabile, colpevole di un massacro di cittadini.

 

E’ di ieri un’altra terribile notizia, la morte di uno dei leader sociali che aveva denunciato i fatti di Tumaco, additando come responsabili lo stato e i gruppi paramilitari che seminano il terrore nella zona. Non c’è garanzia alcuna per chi protesta, per chi mette in luce la pesantezza delle situazioni che quotidianamente le comunità contadine, indigene e afro sono costrette a subire.

 

L’accordo di pace, infatti, è stato stretto solo con le FARC ma rimangono fuori troppi gruppi armati che ora si contendono i territori.

 

Pochi giorni dopo il massacro di Tumaco la “seleccion colombiana” ha disputato un’importante partita contro il Perù, un pareggio che è bastato alla squadra per assicurarsi un posto ai mondiali in Russia. Clacson, grida, orgoglio nazionale manifestato dalla miriade di magliette gialle per le strade.

 

Per i concittadini di Tumaco piccole manifestazioni di cordoglio, qualche striscione e qualche candela accesa. E si capisce, ci facciamo annebbiare da una felicità che non sarà mai veramente nostra, perché James Rodriguez, capitano della squadra, molto probabilmente non lo saremo mai, mentre quel contadino di Tumaco si. Potremmo essere noi, siamo noi.

 

E allora preferiamo strombazzare per qualcosa che pensiamo ci appartenga, perché ci fa sentire felici. E non abbiamo il coraggio di urlare per un connazionale ucciso da chi dovrebbe proteggerci.

 

La comunità internazionale non può abbandonare una Colombia lontana da garantire ai propri cittadini delle soluzioni facili e veloci. Il processo è lento e pericolante. Le elezioni del 2018 fanno paura, paura che crolli quel poco che fin qui si è riuscito a ottenere.

Leggi tutto >>

Ammore e malavita

Don Vincenzo Strozzalone (C. Buccirosso), malavitoso napoletano e “re del pesce”, vuole ritirarsi dagli affari. La moglie (C. Gerini) lo convince a mettere in scena una finta morte, con tanto di funerale, per sparire dalla circolazione. Ma c’è un imprevisto: un’infermiera (S. Rossi) ha visto tutto e bisogna metterla a tacere, ma Ciro (G. Morelli), guardiaspalle di Don Vincenzo, è il suo fidanzato di tanti anni prima, durante l’adolescenza. I cadaveri non si conteranno.

I Manetti Bros, dopo “Song’e Napule”, tornano con una commedia inclassificabile nei canoni del genere, eppur molto originale: mescola il pulp, il melodramma napoletano (omaggi a Mario Merola), il musical (la scena in ospedale, con “What a feeling”, davvero gustosa), la satira al vetriolo su Scampia terra di Camorra. Le citazioni, in salsa napoletana, sono tantissime: forse “Matrix”, “Leon” e Tarantino, certamente “Gomorra”. I duetti recitativi tra Buccirosso e la Gerini sono esilaranti, il resto va preso con leggerezza e sospensione dell’incredulità. Non tutto torna, la storia forse è un po’ prolissa e sgangherata, ma di sicuro molto interessante.  Resistete i primi cinque minuti e vi prenderà per mano con ironia.

Leggi tutto >>

L’Italia siamo già noi!

Appello piemontese in favore dell’approvazione immediata dello “IUS SOLI”

Noi uomini e donne della società civile piemontese – associazioni, sindacati, gruppi informali – abbiamo deciso di mobilitarci al fine di non far calare l’attenzione sulle modifiche della legge sulla cittadinanza n.91/1992 che mirano ad introdurre significativi miglioramenti per l’accesso alla cittadinanza dei minori di origine straniera, attualmente italiani di fatto ma non di diritto.

Il 13 ottobre 2015, la Camera dei Deputati ha approvato il testo unificato in materia di cittadinanza che consentirebbe ai figli di immigrati, nati o cresciuti nel nostro Paese, di diventare italiani accedendo al cosiddetto “Ius soli” e “ius culturae”. Da quella data, però, il testo è rimasto bloccato in Senato e, ancora oggi, non è stata prevista la calendarizzazione per la discussione.

Per questo aderiamo all’appello INSEGNANTI PER LA CITTADINANZA, lanciato da docenti ed educatori, che porterà la scuola a mobilitarsi, per l’approvazione di una legge fondamentale e di civiltà, dal 3 ottobre al 3 novembre 2017.

In questo periodo avrà inizio un mese di mobilitazione per affrontare il tema, fuori e dentro le scuole, attraverso diverse iniziative.

Anche la società civile piemontese si mobiliterà in favore di questo appello prevedendo momenti strutturati con il coinvolgimento delle Scuole piemontesi, delle Istituzioni e dell’intera cittadinanza.

INIZIATIVE PREVISTE

  • 20 ottobre: L’Italia siamo già NOI

Sit-in cittadino in Piazza Castello a Torino dalle ore 10:00 alle ore 13:00.

Insieme alle Scuole e alla cittadinanza organizzeremo un’azione simbolica: leggeremo la Costituzione, canteremo l’Inno Italiano e daremo voce a coloro che pagano gli effetti dei gravi ritardi del Senato della Repubblica.

  • 3 novembre: L’Italia siamo già NOI – Festa di Piazza

Dalle ore 17:30, è prevista una grande festa pubblica (da definire se in Piazza Castello, Torino) dove informare, cantare, ballare e danzare in favore dello ius soli e ius culturae.

Per maggiori informazioni o proposte riguardo alla mobilitazione piemontese del 20 ottobre 2017 e del 3 novembre contattare il seguente indirizzo di posta elettronica e i numeri di telefono indicati. Sono previste delle riunioni periodiche a Torino da parte del comitato organizzatore alle quali si invita a partecipare per condividere insieme la struttura della mobilitazione.

Primi aderenti:

Singoli Cittadini e Cittadine
Italiani senza Cittadinanza Piemonte
ACMOS
Convergenza delle culture
Arci Torino
Associazione per la Pace – Rivoli
Associazione donne dell’africa Subsahariana e seconde generazioni
LVIA
Associazione Radicale Adelaide Aglietta
Giovani democratici
Associazione Inti Llaqta
CISL
CGIL
ANOLF
Donne per la difesa della società civile

Per adesioni

Mail:  torinomanonellamano@gmail.com

Leggi tutto >>

HATE: la prima plenaria della Campagna per la Cittadinanza

Di Fabiola Petronillo

I giovani dei Gec incontranto Fabio Anibaldi per intrattenere un discorso sull’odio, visto ormai come una forte componente della nostra società.
Quali sono gli antidoti a questa piaga?
Stay tuned!
Prossima plenaria: 16 Ottobre 2017 h. 21.00
BINARIA-Centro commensale, Via Sestriere 34

Leggi tutto >>

120 battiti al minuto

Francia, primi anni ’90. La diffusione dell’AIDS dilaga, come nel resto del mondo, in una società poco preparata e che offre rimedi inefficaci. A Parigi c’è il gruppo Act-Up, manipolo di attivisti gay a maggioranza sieropositiva, che si mobilita contro le lobby del farmaco, l’ignavia governativa, l’indifferenza dei media, la mancanza di educazione a scuola. Compiono gesti eclatanti, proteste non violente, cortei, manifestazioni e volantinaggi. Nel gruppo arriva Nathan (A. Valois), che non è affetto dalla malattia, e incontra Sean (N. Perez-Biscayart), sieropositivo e in prima linea nella battaglia: tra i due scoppierà la scintilla, mentre le settimane passano e le mobilitazioni proseguono. Seppur molto diversi, sapranno volersi bene, con tutta la difficoltà della malattia di Sean che progredisce inesorabile.

Robin Campillo (già sceneggiatore de “La classe”, Palma d’oro a Cannes nel 2008) racconta uno spaccato contemporaneo della società francese. C’è tutta la passione di chi ha vissuto sulla sua pelle quella stagione, apparentemente così lontana, eppure ancora a suo modo attuale. Ricostruisce un clima, l’aria di diffidenza e pregiudizio, la battaglia contro farmaci inefficaci come l’AZT (ricordate “Dallas buyers club”?). E’ percorso dall’ambivalente contraddizione dei suoi protagonisti, divisi tra la foga vitalistica della militanza e la consapevolezza della malattia, potenzialmente mortale. Bella colonna sonora, due ammirevoli protagonisti, in una squadra di giovani attori. Commuove, emoziona, colpisce al cuore.

135 minuti che non si sentono, percorsi da un respiro da ipertensione. Gran premio della giuria a Cannes, designato dalla Francia per correre agli Oscar.

Leggi tutto >>

Madre!

Se qualcuno pensava (come il sottoscritto) che il peggio in sala, nelle ultime settimane, fosse il film di Sofia Coppola, dovrà ricredersi se avrà il coraggio di andare a vedere quello di Darren Aronofsky, ma prima di passare al commento, qualche indicazione della storia: un poeta (J. Bardem) e la sua giovane moglie (J. Lawrence) vivono in un’enorme villa, isolata dal mondo e circondata dal verde. Lui è in crisi di ispirazione, lei rimette a posto la casa, un tempo bruciata. Una sera suona alla porta un medico (E. Harris), che dice di cercare un posto dove dormire: resterà lì, ospite della coppia. Il giorno dopo lo raggiungerà la moglie (M. Pfeiffer), quello successivo i figli. La giovane padrona di casa è sempre più insofferente alla situazione, finchè, covata sotterranea la tensione da tempo, non esploderà la violenza.

A questo punto siamo a metà del film e sembra che tutto si sia più o meno ricucito. Pia illusione: la seconda metà, dopo una ripartenza quieta, è peggio della prima. Darren Aronofsky (“Requiem for a dream”, “The fountain”, “Il cigno nero”) scrive e dirige un’accozzaglia di temi e generi, mescolando thriller, horror, grottesco, con una trama sgangherata e il classico suo talento dissipato come se stesse girando un videoclip di quart’ordine. Un cast di grandi attori sprecato e buttato nel cestino, con una Lawrence, poveretta, a urlare istericamente per metà del film. L’orgia finale di violenza e sangue potrebbe quasi sembrare affascinante, se non fosse ormai tutto scivolato nel ridicolo involontario.

C’è da chiedersi chi abbia permesso ad Aronofsky una simile indecenza, producendo questo delirio. Se fosse possibile metterli entrambi sui ceci, a vedere “Giovannona coscialunga”, forse molti gradirebbero.

Questa settimana andate a fare una bella passeggiata, è meglio!

Leggi tutto >>

Tel Abbas, Libano: la fotogallery

Simone Bongiovanni, durante il mese di agosto, ha deciso di trascorrere le proprie vacanze a Tel Abbas, in Libano, nel campo profughi gestito da Operazione Colomba.

Ha vissuto fianco a fianco con le famiglie siriane scappate dalla propria terra, per fuggire dalla guerra.

Vi proponiamo alcune sue foto, delle decine scattate durante la sua esperienza, che rappresentano quella terra, quel campo, dove intere famiglie attendono di poter lasciare il Libano, in cerca di un luogo nel mondo, lontano dal conflitto e dalla sofferenza, per incominciare una nuova vita.

 

 

 

A.Q. (canottiera verde e nera) con i sui fratelli e fratellastri. 9 anni, orfano e affetto da leucemia. AQ è sottoposto settimanalmente a costose cure che la matrigna fatica a pagare. Grazie ad un articolo che ho scritto sono stati donati 1500 euro per coprire le cure di questo bambino.

 

 

 

R. è affetto dalla sindrome delle ossa di vetro. Le sue ossa sono troppo fragili per permettergli di camminare o stare in piedi. R passa le sue giornate su una coperta che i sui parenti usano per spostarlo di stanza in stanza.

 

 

 

Continua il lavoro per la proposta di pace dei profughi siriani. Ale Ci e Sheik Abdo (il portavoce dei siriani) lavorano agli ultimi dettagli per la zona di pace da costruire a Al-Qusayr in Siria

 

 

 

 

Un gruppo della giovanile di Hetzbollah si appresta a visitare il museo di Mlita. Mlita è il monte in cui la milizia del partito di dio ha resistito contro l’invasione israeliana. Ora è diventata un museo a cielo aperto, in cui la storia diventa propaganda.
Il campo profughi di Rekanie è uno dei più grandi di tutto il nord del Libano. Detto anche “Le 400 tende” ospita centinaia di famiglie in condizioni di povertà. L’omertà che viene imposta ai residenti del campo rende quasi impossibile scoprire ciò che avviene al suo interno.
A. guarda commosso il visto di uscita sul suo passaporto, l’ha atteso per due mesi e mezzo. Lo stiamo accompagnando all’aeroporto per evitare che venga arrestato. Raggiungerà la sua famiglia in Francia per ricominciare una nuova vita, in un paese straniero.
Tutti i bambini hanno diritto ad essere bambini. La visita alla scuola Malaak diventa un’ottima occasione per tirare un calcio a un pallone.
H. è affetto da talassemia. Anche se ha solo 4 anni ha già le idee molto chiare sul suo futuro: vuole diventare giornalista per scoprire che fine ha fatto suo padre, arrestato e mai uscito dal carcere.
A. in braccio a suo padre F. La bambina è affetta da una rara malattia della pelle che le causa ferite ed escoriazioni che non guariranno mai. Ogni urto o contatto brusco può essere per lei e il fratellino appena nato un grave problema.
Il Centro accademico Malaak e una delle poche scuole per i bambini siriani di tutto l’Akkar. In classi fatte di fabbricati i bambini imparano l’inglese grazie a volontari di ogni nazionalità.
Il campo Tani è un campo finanziato da uno Sheikko Arabo. Le famiglie più povere possono viverci senza pagare l’affitto. Devono però stare alle regole del capo campo, che a seconda del suo umore detta legge tra i profughi.
Leggi tutto >>

Inaugurato a Torino un murales dedicato a Mauro Rostagno

Nell’anniversario della morte di Mauro Rostagno, questa mattina a Torino è stato inaugurato il murales dedicato al giornalista ucciso dalla mafia 29 anni fa.
L’opera, pensata dal Liceo Passoni di Torino, è stata realizzata dal writer professionista Karim.
Quest’opera rappresenta un’altra tappa di un percorso iniziato anni fa e che, ci auguriamo, porti la Città di Torino a intitolare ufficialmente questo luogo alla memoria di Mauro Rostagno.
Da oggi, su un muro della città in cui Rostagno è nato, c’è il suo volto, la sua storia.

Leggi tutto >>