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    Con l’incontro di lunedì 27 marzo “Le politiche cimiteriali tra pubblico e privato“,  si è chiuso il secondo trimestre della Scuola di Politica 2016/2017 dedicato alle differenze culturali e religiose ed il fine vita. Durante la serata lo storico ed editorialista Giovanni De Luna e il Consigliere Delegato della Società per... Read more »
  • Sappiamo dov’è Locri, e occupa un posto nei nostri cuori
      Pubblichiamo la lettera scritta dai ragazzi  del Liceo Classico Alfieri di Torino che, all’interno della loro scuola, hanno costituito un presidio. Una lettera molto bella che rende l’idea del valore di incontrare i giovani e parlare con loro di mafie. Grazie per il vostro impegno e buon lavoro, ragazzi.   Quando abbiamo iniziato questa avventura... Read more »
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Biennale Democrazia, il campus

Uscite di emergenza” è il titolo della quinta edizione di Biennale Democrazia che si svolgerà a Torino, dal 29 marzo al 2 aprile.

Al centro di questa edizione le tante crisi di cui si parla recentemente: crisi economiche, migratorie, ma anche, più in generale, esistenziali.

Molti saranno i giovani che parteciperanno agli incontri: 170 classi delle scuole superiori coinvolte, mentre saranno un centinaio di studenti nel Campus di Biennale, che quest’anno sarà all’ostello ZeroUndici di Torino, gestito dall’associazione Acmos.

Domani accoglieremo 100 giovani per accompagnarli nel corso della manifestazione.

Racconteremo queste giornate con un TG giornaliero, stay tuned!

 

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March for Europe, la cronaca della manifestazione di Roma

In Occasione dei 60 anni dei Trattati di Roma, una manifestazione pacifica e colorata ha sfilato per le vie della Capitale.

Abbiamo partecipato alla manifestazione #MarchForEurope convinti che sia necessario cambiarla, l’Europa, perché non è il problema ma può essere la nostra soluzione.

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Il Meridiano D’Europa incontra Laura Boldrini

Una giornata speciale per le associazioni che hanno pensato, sostenuto e portato avanti il progetto del Meridiano d’Europa.
Oggi, a Montecitorio, una delegazione dei ragazzi della rete WeCare ha incontrato, per parlare del progetto del Meridiano, Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputatati.
Nel video abbiamo raccontato questa emozionante giornata, che rappresenta un riconoscimento importante del lavoro fatto fin ora con l’obiettivo di costruire un’Europa diversa, di pace, solidarietà e accoglienza.

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Elle

Michelle (I. Huppert) dirige una società che produce videogiochi, ha un ex marito, un figlio che sta per diventare padre, vive sola e con un gatto. Un giorno viene aggredita in casa e stuprata, ma non denuncia l’accaduto. Non vuole andare alla polizia, cerca semplicemente di riprendere la sua ordinarietà. I giorni passano e lo sconosciuto aggressore comincia a rifarsi vivo con messaggi e telefonate, Michelle cerca di scoprire la sua identità; mentre la storia prosegue, conosciamo l’eccentrica madre della protagonista e, pian piano, affiora il passato sanguinoso della sua infanzia, che si lega alla vicenda del padre, oggi in carcere. Il gioco al massacro col suo aguzzino si rivelerà più sfaccettato del previsto, quasi al limite del masochismo, mettendo di riflesso a nudo la natura ambigua di tutti i personaggi coinvolti.

Paul Verhoeven (“Robocop”, “Atto di forza”, “Basic instinct”), discontinuo regista olandese, alla soglia degli ottant’anni, firma una pellicola curiosa e affascinante, tratta dal romanzo “Oh…” di Philippe Djian. Cocktail di contraddizioni e miserie umane, vigliaccherie e umanità, perversioni e rimorsi. Mescola il thriller con il grottesco (l’apice rimane la cena di Natale), con un uso sapiente della suspance. Isabelle Huppert superiore ad ogni elogio: la sua protagonista è un mix di cinismo e amoralità, eppur umana e fragile, di certo non innocente, come forse nessun personaggio della storia. Golden Globe per la sua interpretazione, Cesar e nomination all’Oscar.

Galleria dei piccoli orrori e delle grandi meschinità, col veleno nella coda. Echi di Cronenberg e Haneke.

Spiazza, disturba, inquieta e coinvolge nella sua tensione. Ritratto di una società (non solo francese), di cui c’è poco da rallegrarsi, in cui c’è poco da sperare.

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Il padre d’Italia

Paolo (L. Marinelli) consegna mobili a domicilio, vive nella periferia di Torino e ha una relazione ormai alla frutta. Una sera, in discoteca, gli sviene di fronte Mia (I. Ragonese), che è pure incinta. Da quel momento, con l’ingresso della donna nella vita dell’uomo, le cose non saranno più le stesse. Comincia un viaggio che li porterà, prima a Roma, poi a Napoli e fino in Calabria e Sicilia, alla ricerca, si spera, del padre della bambina che Mia porta in grembo. Anche perchè la ragazza non sembra molto sicura di conoscere l’identità del papà della nascitura.

Coppia mal assortita, Paolo e Mia non potrebbero essere più diversi: lui taciturno, solitario, pragmatico; lei impulsiva, solare, insicura e arrabbiata col mondo. Insieme per qualche giorno, sogneranno un avvenire diverso per sè e per la bimba che arriverà.

Secondo film di finzione (dopo “Il sud è niente”) per Fabio Mollo, “Il padre d’Italia” è difficile da classificare: mescola il road movie, con la favola e il romanzo di formazione, passaggi efficaci (la visita all’orfanotrofio, i famigliari calabresi di Mia, l’acquisto dell’abito a Napoli), con altri meno riusciti. Al netto dell’inverosimiglianza della vicenda, Mollo ha il coraggio di raccontare una storia possibile dell’Italia di oggi, dove Paolo è il contraddittorio prisma che racchiude il desiderio di paternità e la difficoltà di stare al mondo in mezzo agli altri. Marinelli lo interpreta sotto le righe e con rara finezza, rendendolo credibile nella sua apparente goffaggine. Ottima scelta musicale della colonna sonora, cornice indispensabile del racconto della vicenda.

Da guardare!

 

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Luoghi di speranza, testimoni di bellezza. Ci vediamo a Verbania

Il Piemonte ha scelto Verbania per celebrare la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Arrivata alla sua XXII edizione, per il secondo anno la rete di Libera celebrerà in maniera diffusa questa manifestazione, animando centinaia di piazze su tutto il territorio nazionale, mentre sarà Locri la città di riferimento della manifestazione nazionale in cui si concentreranno istituzioni, scuole, associazioni, cittadini del territorio.

Per la prima volta dal 1995, questa edizione assume un valore particolare dopo il voto unanime del Parlamento che ha inserito nel calendario civile della nostra Repubblica il 21 Marzo, come Giornata in Ricordo delle vittime delle mafie.

 

Luoghi di speranza, testimoni di bellezza” è il tema che accompagnerà il 21 Marzo, durante il quale cammineremo per le vie di Verbania e con noi ci saranno scuole, istituzioni, comuni cittadini, parenti delle vittime.

Sono attese a Verbania, provenienti da tutte le province del Piemonte, 5mila persone – delle quali 3000 parteciperanno grazie a bus organizzati – che prenderanno parte alla manifestazione.

Ma il cammino per giungere in questa città, il primo giorno di primavera, è iniziato mesi fa.

La rete Piemontese ha organizzato incontri e seminari per approfondire temi legati alla mafia e al suo contrasto, raggiungendo la soglia di 150 eventi in tutto il territorio regionale.

Da gennaio, gli educatori di Libera hanno animato le scuole del Piemonte con forum, assemblee, laboratori con una media di 3/4 incontri ogni giorno.

Ma Verbania non sarà l’unico luogo nella nostra regione in cui si ricorderanno le vittime innocenti delle mafie: 500, tra aziende, sedi di associazioni e di sindacati, scuole, comuni si fermeranno per fare memoria, aderendo all’iniziativa “I luoghi del 21 marzo”.

 

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Il corteo partirà da Piazza Ranzoni, Verbania-Intra, intorno alle 9.30.

La marcia sarà accompagnata da musica e letture rendendo il nostro cammino un momento colorato.

Con noi marceranno i parenti delle vittime di mafia presenti sul territorio piemontese che vedranno ricordati, con la dignità del nome e del cognome, i loro cari assassinati dalla ferocia mafiosa.

Intorno alle 11 in piazza Giuseppe Garibaldi, Verbania-Pallanza, inizieranno gli interventi dal palco e leggeremo i nomi delle vittime innocenti delle mafie. Uomini, donne, bambini. Magistrati, giornalisti, politici. Madri, padri, figli. Cittadini della nostra Democrazia assassinati dalle mafie, in oltre 150 anni di Storia del nostro paese. 943 nomi letti ad un pubblico vario, composto da bambini e adulti, studenti e lavoratori, rappresentanti delle istituzioni e della società civile. Persone diverse che ascolteranno in silenzio e raccoglimento questo lungo elenco che rappresenta il fulcro centrale della Giornata.

A seguire ci sarà il collegamento con Locri per ascoltare insieme le conclusioni di Don Luigi Ciotti.

A concludere la mattinata si darà spazio a musica, animazione e giochi in Piazza, a cura delle scuole del territorio.

Al doveroso ricordo di quanti hanno perso la vita per mano mafiosa, si aggiungeranno momenti di riflessione, formazione, confronto grazie all’organizzazione di Workshop di approfondimento.

Molti i relatori, esperti del tema mafia e antimafia.

 

INAUGURAZIONE MOSTRA

Ore 16,30
Presso Villa Giulia

Inaugurazione Mostra “Exodus, rotte migratorie, storie di persone, arrivi e inclusione”
Interviene Monica Cerutti, Assessora Regione Piemonte

 

CONCERTO SERALE

Ore 21,00

Concerto organizzato da Libera VCO in collaborazione con “Associazioni A Distinguere” e associazione “21marzo”. Suoneranno: DON Rodriguez, Quindi, dj H.a.N

presso il Kantiere di Possaccio, via alla Cartiera n.23, Verbania.

 

PER LEGGERE IL PROGRAMMA COMPLETO CLICCA QUI 

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Lercio.it: satira contro il giornalismo urlato e i pregiudizi

Lercio, testata satirica che irride il giornalismo urlato fatto di titoli altisonanti, capaci di catturare l’attenzione del lettore puntando alle paure e alla pancia degli italiani, è ormai un progetto seguito ed apprezzato.
Abbiamo parlato con Augusto Rasori e Marco Bressanini della redazione per capire come e quando nasce questa l’idea di lercio.it e qual è la differenza tra satira e bufale on line.

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Tiberio Bentivoglio dialoga con Davide Mattiello

Nell’ambito del progetto “Scuola-Territorio, 100 passi verso il 21 marzo“, venerdì 10 marzo l’istituto Ipia Plana di Torino ha ospitato Tiberio Bentivoglio, testimone di giustizia che per anni ha subito gli attacchi della ‘ndrangheta. Con lui ha dialogato Davide Mattiello, deputato Pd e membro della Commissione Parlamentare Antimafia che ha spiegato i punti fondamentali della riforma sui Testimoni di giustizia votata dalla Camera ed in attesa di essere promulgata anche in Senato.

L’incontro è stato moderato da Andrea Zummo di Libera Piemonte ed ha visto gli interventi di Diego Sarno, coordinatore regionale di Avviso Pubblico e Francesco Daniele, coordinatore II Commissione – Circoscrizione 3.

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Il diritto di contare

Virginia, primi anni ’60: Katherine Johnson (T. P. Henson), Dorothy Vaughan (O. Spencer) e Mary Jackson (J. Monae) lavorano alla Nasa, come impiegate. Nulla di strano, ma le tre donne sono nere e siamo nell’America ancora segregazionista, nonostante l’epoca delle lotte dei diritti civili e le marce del Dottor King. Katherine ha capacità matematiche fuori dal comune, Dorothy è un’eccellente responsabile del suo ufficio, Mary vorrebbe essere un ingegnere aerospaziale. A tutte e tre sono negati i riconoscimenti e le promozioni che meriterebbero. Nel frattempo, la corsa allo spazio (e alla Luna) si riflette sulle loro vite e, soprattutto, professioni. Quando Katherine viene chiamata a far parte del team che deve redigere i calcoli matematici necessari, per permettere ai veicoli spaziali di spedire un uomo nell’orbita terrestre, toccherà con mano le difficoltà: ostilità malcelata, razzismo ostentato, freddezza dei suoi colleghi, quasi tutti uomini e, ovviamente, bianchi. Il suo capo Al Harrison (K. Costner), uomo pragmatico e intelligente, però, capisce che prima dei pregiudizi contano i risultati. Caparbiamente Katherine conquisterà la sua fiducia, accelerando indirettamente un processo di scardinamento della diffidenza. L’obiettivo è mandare in orbita John Glen (G. Powell), astronauta sornione e dal sorriso irresistibile: ma per farlo, tutti si dovranno misurare con una parità che c’era solo sulla carta, quando nei fatti tutto era ancora rigorosamente separato, per bianchi e persone di colore. Compresi i bagni. E anche la lotta per andare alla toilette con dignità, sarà un passaggio cruciale di questa battaglia.

Ispirato a fatti veri, che cambiarono la storia della corsa allo spazio (come si evince dai titoli di coda), “Il diritto di contare” è un bel film americano, classico nella sua impostazione, che ci racconta una storia misconosciuta. Terzetto di interpreti infallibile, con la Spencer forse sopra le altre, e un Costner in un ruolo da comprimario, che recita con efficace sobrietà. Una volta tanto, il titolo italiano non letteralmente tradotto, è azzeccato: può alludere al contare i numeri, ma soprattutto al contare come individui, donne in primis, a prescindere dal colore della pelle. Le figure nascoste del titolo originale sono loro, che compirono una piccola impresa, sullo sfondo di un’America ancora bigotta e sessista, nella sua stragrande maggioranza. La storia sentimentale di Katherine, donna vedova e con tre figlie, è un espediente narrativo di leggerezza. Tre candidature agli Oscar (film, sceneggiatura e la Spencer), tutte andate a vuoto. Doppiaggio italiano non all’altezza, ma glielo si perdona. E’ uno di quei film che ti commuove e ti fa ridere, una boccata d’ossigeno per il corpo e lo spirito, non solo l’8 marzo!

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Acmos e Banca Etica, una strada comune

 

Acmos nasce nel 1999, lo stesso anno dell’entrata in scena nel mercato di Banca Etica.
Una coincidenza temporale, certo, ma queste due realtà, nate lo stesso anno, sono arrivate a stringere legami sempre più stretti, collaborando su diversi progetti.
Banca Etica è la banca che abbiamo scelto, perché questo istituto di credito si ispira alla finanza etica, perché nello statuto si legge che la loro azione si basa su: trasparenza, partecipazione, equità, efficienza, sobrietà, attenzione alle conseguenze non economiche delle azioni economiche, credito come diritto umano.
Valori che condividiamo e che da sempre abbiamo fatto nostri, nella nostra azione quotidiana.
È una banca diversa perché finanzia progetti di cooperazione sociale, cooperazione internazionale, cultura, tutela ambientale e la scelta di camminare insieme è dettata dalla coerenza con quello che facciamo.
Banca Etica, nella sua ultima pubblicazione, racconta 12 storie di microfinanza e, tra queste, ci siamo anche noi, con le nostre attività.
Per leggere il racconto  che Banca Etica fa delle nostre attività clicca qui.

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#12 Diario Europeo: L’unione a più velocità

A cura del Centro Studi di Acmos
Fino a qualche tempo fa il 2017 aveva tutte le carte in regola per essere una “celebrazione” dell’Unione europea. Nei suoi primi tre mesi si concentravano tre anniversari: il primo gennaio l’euro compiva quindici anni di vita, il 7 febbraio cadeva il venticinquesimo compleanno del Trattato di Maastricht, il 25 marzo si celebravano addirittura i sessant’anni dei Trattati di Roma.

 

Il 2017 è arrivato, ma chi crede nella Ue non è propriamente nelle condizioni migliori per festeggiare. L’Unione è assediata dall’esterno e insidiata dall’interno: la strana alleanza Trump-Putin tenta di disarticolarla (per entrambi è più conveniente trattare con i singoli Stati che con la “potenza” europea), i movimenti e i partiti nazionalisti e populisti (per non parlare della Brexit) minano la sua coesione interna.

 

In questo clima, all’inizio di febbraio si è avuta, a seguito di un promemoria presentato dai Paesi del Benelux e già orientato in questo senso, la dichiarazione della cancelliera Merkel relativa alla necessità di prevedere “un’Europa a più velocità” e di inserire questo principio nel documento che concluderà il vertice del 25 marzo, in occasione della celebrazione dell’anniversario della firma dei trattati di Roma.

 

Sulla stampa italiana i commentatori si sono subito chiesti quale potesse essere il significato di questa dichiarazione, visto che un’Europa a differenti velocità è già contemplata dalle “cooperazioni rafforzate” e si è spesso parlato di “Europa a geometria variabile”. Infatti non tutti i Paesi dell’Unione aderiscono all’euro o fanno parte dell’area Schengen.

 

Ciò su cui tutti hanno concordato è che si tratta comunque di una notevole novità perché non si è semplicemente di fronte ad una presa d’atto di un dato di fatto ma si tratta ora di dare a questa realtà una ratifica formale.

Per i critici più radicali della Ue si è in presenza della dichiarazione ufficiale del fallimento del processo di integrazione; gli avversari dell’unione monetaria hanno gioito immaginando che la Merkel intendesse riferirsi all’area euro, alludendo alla necessità di creare due club con due diversi euro, uno più forte ed uno più debole, riprendendo così un’idea del suo ministro della Finanze Schauble; dopo pochi giorni, in un incontro con Draghi, la Merkel ha smentito questa interpretazione. Un’altra smentita proveniente da Berlino ha riguardato l’espressione “Europa a due velocità” (col sottinteso di un gruppo di Stati di serie A ed uno di serie B) mai usata dalla Merkel: l’espressione più corretta sarebbe ancora quella di “Europa a geometria variabile”.

 

Gli europeisti hanno tutti accolto con favore l’iniziativa della Merkel, giudicandola un primo passo verso l’uscita dall’immobilismo politico che ha contraddistinto gli ultimi anni della vita europea e soprattutto una reazione alla sfida lanciata dagli avversari esterni (Trump-Putin) ed interni (nazionalismi vari). Ciò non toglie che anche alcuni europeisti abbiano preteso alcune garanzie; è importante che l’Europa, per usare le parole di Romano Prodi “non diventi un’Europa di prima e di seconda classe; soprattutto non un’Europa in cui i passeggeri della prima classe decidono chi deve stare in seconda. E’ essenziale che tutti abbiano l’obiettivo di un’integrazione sempre più forte”.

 

Ma è proprio quest’ultimo il punto che lascia più dubbi: i paesi che attualmente compongono la Ue condividono la stessa direzione di marcia e si tratterà solo di determinare le diverse velocità e geometrie o le direzioni di marcia sono diverse? In realtà se guardiamo ai Paesi dell’Est vediamo che essi puntano ad un’integrazione esclusivamente economica e finora hanno fatto di tutto per impedire quell’integrazione politica che sembra essere l’obiettivo di un altro gruppo di Stati.

Un altro dubbio è costituito dai possibili esiti dell’iniziativa della Merkel: si rivelerà una scelta realistica per controllare le spinte centrifughe o sarà l’anticamera della frammentazione?

È possibile che già nei giorni successivi al 25 marzo si possa avere qualche prima abbozzata indicazione sulla natura e sugli sviluppi futuri della proposta della Merkel. Ma intanto il 15 marzo ci saranno le elezioni in Olanda, e poi tra aprile e maggio le presidenziali in Francia e a settembre le politiche in Germania…

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

#8 – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

#9 – Ventotene 2016

#10 – Orban e il referendum ungherese

#11 – Populismi ed euroscetticismi

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Barriere

Troy Maxson (D. Washington) è un netturbino che vive a Pittsburgh negli anni ’50: ha due figli, avuti da due donne diverse, una delle quali è sua moglie Rose (V. Davis), il fratello Gabriel che dopo la guerra e una placca nel cervello è ormai un pazzoide. Troy ha un rapporto difficile coi due figli: Lyons, il più grande, che cerca di suonare jazz, quando il padre preferisce il blues; Cory che gioca a football, mentre il genitore praticò il baseball. Troy rincasa spesso, soprattutto il venerdì che è giorno di paga, con l’amico di una vita Jim Bono: insieme si fanno una bevuta e parlano. Cioè, per lo più parla Troy: sì, perchè Troy è un istrione, ciarliero, divagatore, sornione e irresistibile, con il gusto dell’aneddoto e dell’iperbole, che non si sa mai dove comincia lo scherzo e finisce la storia vera. O viceversa. Ma Troy è anche inflessibile, ingessato nei suoi schemi, a tratti collerico e autoritario, di sicuro deciso ad avere sempre l’ultima parola, che si tratti del suo lavoro, dei figli o del fratello demente. In questa cornice, dove le barriere del titolo alludono forse allo steccato che Rose chiede al marito di costruire, ma forse anche alla metafora dei recinti mentali e all’irrazionale desiderio di Troy tenere tutti con sè, progressivamente i demoni mai sopiti, le contraddizioni irrisolte, i nodi mai sciolti verranno a galla, costringendo i protagonisti a un confronto serrato e doloroso.

Terza regia di Denzel Washington, forse l’attore americano di colore più noto e quotato in circolazione, “Barriere” è tratto da un testo teatrale di August Wilson, premio Pulitzer nel 1983 e portato in scena a Brodway nel 2010, dagli stessi attori. A tratti ricorda Tennessee Williams, ma soprattutto Arthur Miller, dove in una versione afro del sogno americano, Troy Maxson non è troppo diverso dal commesso viaggiatore Willy Loman, con le sue nevrosi e la sua fragile vulnerabilità. Film molto parlato, con due interpreti d’eccezione: Viola Davis, in particolare, è straordinaria nell’essere lo specchio del marito, giocando di rimessa di fronte alla sua vulcanicità, e si è meritata un Bafta, un Golden Globe e un Oscar. Forse un po’ prolisso in certi passaggi e ridondante nel finale, ma si sente lo sguardo sincero di fondo e si può perdonare i piccoli difetti.

 

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Biennale Democrazia, presentata la nuova edizione

“Uscite di emergenza può sembrare un tema pessimista, perché le politiche di emergenza sono quelle di chi un po’ ‘se ne lava le mani’. Ma in realtà il tema dell’emergenza è quello della crisi, e delle vie d’uscita da questa”. Così Gustavo Zagrebelsky, Presidente di Biennale Democrazia, ha presentato questa mattina la quinta edizione nella conferenza stampa al Campus Luigi Einaudi. “Sono gli intellettuali e i decisori politici ad avere il compito di capire cosa sia ‘emergente’ e valga la pena di essere analizzato, affrontato e capito” aggiunge.

 

Al centro di questa edizione, dunque, le tante crisi di cui si parla recentemente: crisi economiche, migratorie, ma anche, più in generale, esistenziali, sostiene Gabriele Magrin, del Comitato Scientifico di Biennale. Al centro, come sempre, i giovani. Angela La Rotella ricorda infatti la partecipazione di quasi 170 classi delle scuole superiori e il coinvolgimento di un centinaio di studenti nel Campus di Biennale, che quest’anno sarà all’ostello ZeroUndici di Torino, gestito dall’associazione Acmos.

 

Presente all’evento anche la sindaca di Torino Chiara Appendino, che ha ribadito l’importanza di un evento culturale di portata nazionale nella nostra città. Gianmaria Ajani, rettore dell’Università di Torino, sigilla il matrimonio ben riuscito tra l’evento e l’Università: molti eventi si terranno nell’Aula Magna della Cavallerizza, e alcuni sono considerati come crediti formativi per i corsi universitari. Un rapporto che dura ormai da anni, consolidato e sempre più stretto.

Non ci resta allora che aspettare l’inizio, il 29 Marzo: sul sito il programma è già completo.

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