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    • Elezioni comunali: le nostre priorità
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          Oltre a sostenere alcuni candidati per le elezioni comunali di Torino, la nostra Fondazione ha scelto di porre al centro del dibattito alcuni temi che ci stanno a cuore da sempre. Si tratta di sei priorità, che vi racconteremo nelle prossime settimane soprattutto sui social network, che riguardano: Superdiversità religiosa e... Read more »
    • Elezioni comunali: i candidati che sosteniamo
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        La nostra Fondazione ha deciso di partecipare alle elezioni comunali di Torino sostenendo alcuni candidati per il Consiglio Comunale e per le Circoscrizioni, proponendo alcuni temi che ci stanno a cuore.   Per il Comune sosteniamo Chiara Foglietta e Gianguido Passoni  (ricordiamo che appartengono a liste diverse quindi non possono essere votati... Read more »
    • Memoria pubblica e privata: gli spazi di memoria a Torino
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        Lunedì abbiamo parlato del tema della memoria attraverso la rappresentazione plastica dei monumenti. Anna Mastromarino e Barbara Berruti ci accompagnano in un percorso attraverso i monumenti della nostra città in questo video. #TOgetherTO   ... Read more »
    • Crowdfunding per Cascina Caccia
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        Vuoi aiutarci a creare in Cascina Caccia un laboratorio gastronomico? Vuoi aiutare la cascina a potenziare e migliorare le sue produzioni? Da oggi puoi farlo grazie a Produzioni Dal Basso e al nostro progetto di Crowdfunding. Sostienici! Clicca qui per saperne di più: https://www.produzionidalbasso.com/proj…/a-caccia-di-sapori/... Read more »
    • La colonizzazione mafiosa al Nord
      “La mafia fa parte integrante della storia d’Italia. Vi ha messo lunghe e larghe radici. Ma la storia lontana e recente d’Italia viene scritta ignorando la sua esistenza. Come se la mafia non l’avesse attraversata dalla nascita del Regno unitario fino a oggi“, scrive nel suo ultimo saggio Nando dalla... Read more »
    • Caselli: “la ‘ndrangheta in Piemonte esiste, la Cassazione lo conferma”
      Si è concluso il rito ordinario del Processo nato dalla maxi inchiesta contro la ‘ndrangheta nella provincia di Torino denominata ” Minotauro“. La Cassazione ha confermato la pena per 23 soggetti, confermando l’impianto accusatorio della Procura di Torino, nonostante alcune assoluzioni e alcuni rinvii all’Appello. Abbiamo deciso di intervistare Gian Carlo Caselli,... Read more »
    • Salone Internazionale del libro: mafie ed antimafia
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        Da oggi, fino a lunedì 16 maggio, il Salone Internazionale del Libro sbarca a Lingotto Fiere. Arrivato alla 29 esima edizione propone molti incontri sui temi di mafie ed antimafia. Vi proponiamo una selezione degli incontri.   PASSAGGIO A NORD PERCHÉ LE MAFIE HANNO AVUTO SUCCESSO L’INIZIO GOMORRA ZAGREBELSKY E RIFORMA COSTITUZIONALE RACCONTARE IL CRIMINE LIBRO SALVATORE CUFFARO LIBRO GIAN CARLO... Read more »
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Il Comitato Salvagente si racconta

Il Comitato Salvagente nasce nel 2009, proponendosi di creare una rete a sostegno e difesa popolare non violenta attorno a persone che vivono in condizioni di rischio di incolumità personale.
Dal 2015 il Comitato Salvagente ha trovato nei migranti e richiedenti asilo i destinatari della propria attività. “Il punto per me non è tanto se accogliere, questa è una domanda sbagliata” spiega Diego Montemagno del Coordinamento Non Solo Asilo “il punto è come accogliere, è su questo che dovremmo concentrarci” e il Comitato Salvagente dal giugno del 2015 ha deciso di ospitare in Casa Acmos quattro richiedenti asilo, mostrando che un modo sano di fare accoglienza è possibile.

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Coerenza

Ha addosso 100 occhi attentissimi, finisce il suo discorso di un’ora e ha di fronte 50 bocche aperte, la mia compresa.

 

Lei è Patricia Joja, contadina e indigena Quillasinga, erede di una delle prime comunità che popolarono la Laguna della Cocha, considerata un posto magico, qui nel sud della Colombia. Magico non solo per il panorama, una bellissima isola al centro e la deliziosa cucina tipica, magico perché meta di rituali, centro di energie, scenario di leggende.

 

Siamo in casa di Patricia, che ha il difficile compito di raccontare la storia della famiglia a cui appartiene e dell’impegno della stessa nel processo portato avanti da 35 anni dalla Asociación para el Desarrollo Campesino, di cui ormai mi sento di far parte.

 

Il pubblico è composto da una quarantina di persone, provenienti dalla capitale, per poter conoscere e approfondire i concetti di agroecologia e riserva naturale. Li accompagniamo per 4 giorni alla scoperta dell’impegno di alcune delle famiglie associate, esempi di pazienza, coerenza e

ospitalità.

 

La famiglia Jojoa è composta da mamma Esperenza e papà Roberto, 80enni, che accompagnati dagli 11 figli, continuano a lavorare nell’orto, occuparsi degli animali e preparare pranzi e cene in quantità esorbitanti. Una buona parte degli 11 figli, infatti, ha deciso di restare vicina ai genitori, costruendosi casette a pochi passi e lavorando collettivamente nelle varie produzioni.

 

Entrare nella loro cucina farebbe sentire a casa chiunque. La “candela” (camino) che ha almeno sempre una pentola sopra che sbuffa, bambini sorridenti e chiacchere. Tra tutti i nipoti di Esperanza e Roberto, la mia preferita è Silvana, non è alta neanche un metro ma sa i nomi di tutte le piante e gli uccelli che popolano i campi appartenenti alla sua famiglia.

 

Sua madre, Patricia, ha lavorato per anni nell’equipe tecnica dell’associazione ma ha deciso di fare un passo indietro accorgendosi di stare lasciando un vuoto nella sua comunità, nella sua famiglia. I campi intorno alla casa non sono solo orti, stalle, prati, sono laboratori, dove la creatività dei Jojoa si è sbizzarrita nel creare un’ambiente così ben conservato da permettere il passare continuo di colibrì, un riciclo quasi totale delle acque e una riforestazione con centinaia di alberi.

E’ lei a stupire tutti con le sue parole, che non perdo l’occasione di registrare in un piccolo video, perché non “mi scappino”. E’ lei che stimo per la sua incredibile coerenza.

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Istituto Plana: inaugurazione Biblioteca “Bruno Caccia e Rita Atria”

Un percorso lungo un anno per ragionare di legalità, democrazia, partecipazione.
A “percorrere” questa lunga strada, gli studenti dell’Istituto Plana di Torino che, in questi mesi, hanno utilizzato diversi strumenti per discutere di legalità ed impegno.
Dal teatro alla realizzazione di cortometraggi, dalla partecipazione a concorsi nazionali alla scrittura.
Oggi, per concludere questo percorso, sono stati invitati come ospiti Luigi Ciotti, presidente di Libera e Paola Caccia, figlia del magistrato torinese assassinato dalla ‘ndrangheta.
Ma non solo, perché nella mattinata di oggi è stata inaugurata la biblioteca dell’Istituto a due vittime innocenti delle mafie: Bruno Caccia e Rita Atria.
Ecco le immagini che raccontano la splendida mattinata.

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Contro la violenza di genere: panchina rossa in uno stabile popolare

Il progetto delle panchine rosse contro la violenza di genere prosegue.
Oggi, per la prima volta, questo progetto approda in una casa popolare, in Spina 3 Torino.
A promuovere il progetto è stata l’Atc che, in collaborazione con la comunità di cohousing “Filo Continuo” di Acmos e grazie all’opera del writer Karim, è riuscita a portare questo simbolo anche in uno stabile di residenza popolare.

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Il DAI alla scoperta del Cohousing modenese

Il 21 Maggio è stata la Giornata Europea dell’Abitare Collaborativo. Una delegazione del DAI (ambito di Acmos che si occupa di abitare) ha deciso di incontrare alcune realtà modenesi che aderiscono alla rete nazionale del Cohousing.  Durante la permanenza ha incontrato due ragazzi del progetto Agisco, un gruppo di giovani che vuole favorire la coesione sociale in contesti abitativi complessi, per promuovere un nuovo modello di sviluppo. Successivamente è stata accolta dalla Cooperativa Itaca, un nucleo composto da 12 famiglie che hanno deciso di costruire un complesso abitativo a basso impatto ambientale e fuori dalle regole del mercato.

Di Lidia Frisasi

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Era d’estate

Agosto 1985, Palermo: dopo gli omicidi di Beppe Montana e Ninni Cassarà, visto l’elevato rischio per la propria incolumità e quella dei loro cari, Giovanni Falcone (M. Popolizio) e Paolo Borsellino (B. Fiorello) sono portati via di forza dalla Sicilia e trasferiti insieme alle rispettive famiglie, sull’isola dell’Asinara. Il provvedimento non nasce solo dall’esigenza di proteggerli, ma anche e soprattutto dalla necessità per i due magistrati di concludere in pace l’ordinanza del Maxi processo. E così, perennemente sorvegliati da uomini armati, alloggiati nella foresteria del corpo forestale dello Stato, Giovanni e Paolo, pur tra molte difficoltà e apprensioni verso i loro congiunti (in particolare lo stato psicofisico di Fiammetta, figlia di Borsellino) riprenderanno il loro lavoro, che porteranno a termine, in tempo.

Film anomalo, prodotto da Rai Cinema e Domenico Procacci, che ribalta il classico punto di vista della narrazione sugli “eroi” dell’antimafia, per altro su un episodio non troppo conosciuto della vicenda umana dei due magistrati: la scelta di raccontare, in toni intimi e crepuscolari (in tutti i sensi, viste le molte scene notturne, al chiaro di luna), la dimensione privata di due uomini pubblici, i risvolti famigliari fatti di tensioni, preoccupazioni, affetto, confidenza, grande amicizia, si vede raramente sul grande schermo. Nonostante la bravura dei due protagonisti, le belle musiche di Catalano, il film non è una perla della cinematografia, nemmeno quella di impegno civile. Spiace ammetterlo, ma forse è solo l’ennesima riprova di quanto sia difficile parlare dei “buoni”, di quanto si rischi la deriva agiografica (ma non è questo il caso!), di quanto possa suonare artificiosa la narrazione che si avventura sul crinale della quotidianità spiccia, di due magistrati che hanno lottato contro la mafia. Può sembrare un po’ tutto didascalico, inamidato, senza capacità di scaldare il cuore. Scritto dalla regista Fiorella Infascelli, con la consulenza di Attilio Bolzoni, tra gli altri.

Nelle sale oggi, in occasione del 23 maggio e dell’anniversario della strage di Capaci, e domani. Scelte di distribuzione, al netto della critica estetica, davvero incomprensibili.

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Diritto allo studio: intervista all’assessora Monica Cerutti

Nel 2012 Casa Amos aveva accolto quattro studenti pakistani in seguito alla mancata erogazione delle borse di studio. Come a loro, la giunta regionale dell’epoca aveva negato il diritto allo studio a molti altri studenti, in seguito a tagli decisi per motivi di bilancio, ma non solo, come dichiarato dallo stesso Roberto Cota, in quegli anni alla guida della Regione.
Nel 2016 la Regione potrà coprire tutte le borse di studio degli studenti aventi diritto.
Abbiamo intervistato l’assessora Monica Cerutti per capire come è stato possibile raggiungere questo importante risultato.


Le risorse stanziate dalla Regione all’Edisu negli ultimi anni sono stati un’inversione di tendenza rispetto ai tagli drastici effettuati dalla giunta precedente; lei ritiene che ci voglia un ulteriore sforzo economico della Regione in futuro?

 

La Regione Piemonte in questi due anni ha fatto tanto per sostenere il Diritto allo Studio universitario e abbiamo ottenuto ottimi risultati. È evidente che quando si cerca di migliorare un sistema e garantire un diritto un successo non è mai un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso ed è per questo che sicuramente dobbiamo continuare il nostro lavoro con sempre maggiore impegno.

 

Com’è stato possibile ottenere questo successo?

 

La copertura del 100% delle borse di studio degli studenti aventi diritto arriva grazie a un percorso virtuoso che la Regione Piemonte ha intrapreso sin dall’insediamento della Giunta Chiamparino. Già nel 2014 sono stati incrementati i fondi regionali per il Diritto allo Studio universitario passando dai 12.120.166 di euro del 2013 ai 17.000.000 di euro del 2014; cifra portata a 17.300.000 di euro nel 2015 e confermata nel 2016. Così facendo è aumentata anche la copertura degli studenti aventi diritto: nell’anno accademico 2013/14 era del 55,1%, dall’anno 2014/15 è salita all’85%. Grazie a questo la Regione è stata premiata nel riparto del fondo integrativo statale per le borse di studio e il Piemonte ha ricevuto 5.071.194 di euro nel 2014 e 10.253.926,30 di euro nel 2015. Queste risorse permettono al nostro ente di essere in grado di coprire il 100% delle borse di studio degli studenti aventi diritto.

 

Gli studenti si sono mobilitati fin dai primi tagli del 2011, cercando un dialogo con la regione per provare a migliorare una situazione che credevano insostenibile, quale pensa sia stato il loro apporto in questo processo?

 

Con gli studenti abbiamo cercato sin dall’inizio del nostro mandato un confronto leale e produttivo. Già a settembre del 2014 con l’approvazione della Legge regionale n. 10 abbiamo reintrodotto la rappresentanza degli Atenei piemontesi e degli studenti all’interno del Consiglio di Amministrazione dell’EDiSU, l’Ente regionale per il Diritto allo Studio Universitario, e abbiamo istituito l’Assemblea regionale degli studenti per il diritto allo studio universitario, un organismo importante di partecipazione diretta. Abbiamo voluto fortemente tutto questo e lo abbiamo fatto perché siamo convinti che solo con il dialogo si possano ottenere risultati.

 

Gli studenti lamentano che i fondi stanziati per l’Edisu non daranno comunque una copertura sufficiente per quanto riguarda gli alloggi, anche se le borse sono coperte. Come si potrebbe risolvere il problema?

Io voglio ricordare il punto di partenza: quando abbiamo ereditato il Diritto allo Studio universitario le borse di studio coprivano il 55,1% degli aventi diritto, oggi siamo al 100%. Abbiamo ridefinito le fasce di reddito per l’accesso al servizio di ristorazione con conseguente allargamento della platea degli studenti interessati dalle tariffe agevolate; per la prima volta in Piemonte è stata prevista una tariffa agevolata per gli studenti diversamente abili che utilizzano il servizio abitativo; per il servizio abitativo nell’anno 2015-2016 abbiamo bloccato il piano tariffario mantenendo per tutte le categorie le stesse tariffe dell’anno precedente. In più sul capitolo dell’edilizia universitaria abbiamo investito 1.300.000 euro tra il 2014 e il 2015 e messo a bilancio 5 milioni tra il 2016 e il 2017 che sono serviti per il completamento dei lavori di ristrutturazione della residenza universitaria di via Verdi 15 a Torino e del Campus universitario Ex caserma Perrone di Novara. L’apertura della residenza di via Verdi dovrebbe permettere di aumentare di 82 posti letto la disponibilità delle residenze universitarie piemontesi. Dateci tempo e cercheremo di fare ancora di più, ma molto abbiamo già fatto.

 

Cosa manca a Torino per diventare un polo universitario europeo?

La fotografia dal rapporto “L’internazionalizzazione negli atenei piemontesi: gli iscritti stranieri e gli studenti in mobilità” redatto dall’Osservatorio regionale per l’Università e il Diritto allo Studio universitario ci dice che le Università piemontesi sono sempre più una meta per molti studenti stranieri. Nell’anno accademico 2014/15 gli studenti stranieri iscritti in Piemonte sono stati 9.025: 3.789 presso l’Università di Torino; 4.475 al Politecnico; 690 all’Università del Piemonte Orientale; 71 a Scienze Gastronomiche. In dieci anni la presenza di studenti stranieri sul totale degli iscritti è passata da 1,7% del 2003/04, a 8% del 2014/15; un dato che è ampiamente al di sopra di quello italiano che è fermo al 4,3%. Certo è che anche in questo campo possiamo fare di più, ma sul piano dei servizi, dei collegamenti con l’estero e delle opportunità formative e lavorative extrascolastiche.

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#openEurope: il muro tra Serbia e Ungheria

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Abbiamo raggiunto, con oltre 150 giovani provenienti da tutta Italia, l’Ungheria per ragionare di un’Europa capace di essere solidale ed accogliente.
Oggi, festa dell’Europa, abbiamo raggiunto la barriera anti-migranti eretta dal Governo Ungherese lo scorso settembre, al confine con la Serbia.
Abbiamo deciso di farlo con i giovani delle scuole italiane coinvolti nel progetto Meridiano d’Europa, convinti che l’Europa abbia bisogno di costruire ponti e non muri.
#OpenEurope

 

 

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…Il Meridiano è partito!

Venerdì 6 maggio alle 18.00 si è tenuta la conferenza stampa di lancio del viaggio del Meridiano in Europa, che vede coinvolte centinaia di ragazzi da tutta Italia in un viaggio a Budapest, proprio in questi giorni, fino all’11 maggio.

Alla conferenza di lancio erano presenti Chiara Andena, coordinatrice del progetto, Egidia Beretta, mamma di Vittorio Arrigoni, da tempo impegnata contro le barriere fisiche e culturali tra le culture, e il giovane pachistano Sher Shah, arrivato in Italia dopo un lunghissimo viaggio attraverso diversi Paesi.

 

…Buon viaggio!

#openEurope

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Meridiano d’Europa: visita all’Ufficio Pastorale Migranti

L’8 maggio 150 giovani partiranno per Budapest in Ungheria, meta del Meridiano d’Europa di quest’anno.
In preparazione al viaggio, gli studenti del Liceo classico Cavour hanno visitato l’Ufficio Pastorale Migranti, con l’intento di vedere in prima persona chi si occupa di accoglienza e integrazione dei migranti.

 

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Meridiano d’Europa: segui il nostro viaggio

Il Meridiano d’Europa, percorso rivolto ai giovani delle scuole superiori italiane per ragionare sui temi dell’Europa, è giunto alla sua seconda edizione.

Un progetto educativo, proposto da Acmos, che porterà 150 giovani, provenienti da tutta Italia, in Ungheria, dal 7 all’11 maggio, per ragionare sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza. Alla base di questo progetto c’è la volontà di incoraggiare la partecipazione dei giovani alla costruzione di un’Europa democratica, solidale e inclusiva, contribuendo così, a livello più generale, a combattere ogni forma di intolleranza, e a promuovere una cultura europea della pace e della multiculturalità.

Abbiamo scelto questa meta perché l’Ungheria è stata tra i primi ad erigere muri per respingere uomini, donne e bambini in fuga dalla guerra, dalla persecuzione, dalla povertà. Un luogo simbolo del fallimento della politica comunitaria in materia di immigrazione.

I muri, in un periodo in cui altre barrire si stanno costruendo per respingere chi cerca una vita migliore nel nostro continente, rappresenteranno il simbolo chiave di questa edizione del Meridiano d’ Europa: è anche dall’abbattimento di un muro (Berlino, 1989) che l’ Europa ha iniziato a prendere forma ed a rappresentare una speranza di cambiamento e nuovi muri possono far deragliare questo progetto portandolo lontano dai principi enunciati nel Manifesto di Ventotene.

Per spiegare il progetto e le ragioni di questo viaggio si terrà una conferenza stampa di presentazione, venerdì 6 maggio alle 18, presso Binaria, in via Sestriere 34 a Torino.

A dialogare con i giovani che prenderanno parte all’esperienza saranno: Egidia Beretta, mamma di Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani assassinato in Palestina 5 anni fa; Sher Shah, giovane pachistano che ha raggiunto l’Italia dopo un lungo viaggio a piedi; Chiara Andena, educatrice di Acmos responsabile del Progetto Meridiano d’Europa.

 

I NUMERI DEL PROGETTO

Il viaggio è solo la conclusione di un luogo percorso che ha visto animatori di diverse associazioni di tutta Italia organizzare percorsi educativi nelle scuole superiori.

Dieci i laboratori attivati in 8 regioni per un totale di 50 incontri di approfondimento che hanno coinvolto 300 studenti.

Al viaggio prenderanno parte 150 ragazzi provenienti da Torino, Settimo, Novara, Verbania, Trieste, Firenze, Foligno, Roma.

Oltre agli studenti parteciperanno al viaggio alcuni operatori dell’accoglienza incontrati in Italia durante il percorso educativo

 

IL PROGRAMMA DEL VIAGGIO

I giovani partiranno sabato 7 maggio all’alba per raggiungere Trieste, dove si uniranno altre persone alla volta di Budapest.

Nella capitale dell’Ungheria si incontreranno le realtà che, nei mesi della crisi umanitaria dovuta all’alto numero di persone che volevano transitare per questo stato, hanno dato supporto e assistenza a migliaia di migranti. I giovani si confronteranno con realtà come UNCHR, Migration Aid, Sant’Egidio.

Inoltre, i partecipanti al viaggio incontreranno rappresentanti delle istituzioni ungheresi per ascoltare le ragioni delle scelte assunte da questo paese in materia di politica dell’immigrazione.

Altra tappa fondamentale del viaggio sarà la visita del muro eretto al confine con la Serbia. Quella barriera, balzata agli onori della cronaca alcuni mesi, permetterà ai giovani di toccare con mano il significato del “muro”, della chiusura, del tentativo di  impedire l’accesso di migliaia di migranti.
Tra le attività previste, ci sarà anche quella di un’azione simbolica a Budapest.

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Le città che ci aspettano. Incontro con gli studenti

Gli studenti del liceo Einstein e Giordano Bruno hanno incontrato Giancarlo Colella, docente del dipartimento interateneo di Scienze, Progetto e politiche del Territorio del Politecnico di Torino; Alberto Vanolo e Giacomo Pettenati, rispettivamente docente e ricercatore presso il Dipartimento Culture, Politica e società dell’università di Torino.

Gli ospiti hanno parlato di svariati temi che riguardano la città, in particolare Torino, per aiutare la riflessione degli studenti nell’ambito del progetto “Le città che ci aspettano, vivere urbano tra realtà e fantascienza” che nasce dalla collaborazione tra ACMOS e MUFANT (Museo del fantastico e della fantascienza).
Le classi aderenti al progetto dovranno sviluppare la città che si aspettano nel futuro, attraverso un modello architettonico del loro quartiere, trasformandolo e migliorandolo secondo le loro necessità.

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Associazione Mosaico: intervista dei ragazzi dell’Istituto Einstein

Manca meno di una settimana alla partenza di 150 giovani per Budapest, tappa del Meridiano d’Europa 2016 e l’approfondimento delle tematiche relative all’accoglienza e ai flussi migratori continua.
Vi proponiamo l’intervista a Berthin Nzonza dell’Associazione Mosaico di Torino, realizzata dagli studenti dell’Istituto Einstein.

 

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