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  • Natalonga per l’Europa, il video
        1700 metri a nuoto all’origine del sogno europeo, dall’isola di Santo Stefano alla spiaggia di Calanave a Ventotene, per riaffermare l’urgenza di rilanciare i valori fondanti dell’Unione europea e per rivendicare una nuova Europa fondata sull’uguaglianza dei diritti. È con questo spirito che domenica 21 luglio 2019, 50 nuotatori provenienti da... Read more »
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ACMOS: la nostra storia dell’anno

Abbiamo deciso di raccontare il nostro anno sociale dividendo la narrazione attraverso le lenti dei nostri principi fondanti. Siamo partiti dal nome della nostra associazione:

Aggregazione
Coscientizzazione
MOvimentazione
Sociale

Buona visione e grazie a tutti quelli che hanno preso parte a questo viaggio.

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#Boves19: Donut! For a susteinable future

Ecco a voi il racconto del nostro #Boves19! Abbiamo voluto rappresentare i temi su cui abbiamo ragionato e discusso, sperando di suscitare una spinta al cambiamento. Noi ci vogliamo provare perchè non esisterà un piano B.

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Natalonga per l’Europa: il video racconto

1700 metri a nuoto da Santo Stefano a Ventotene, per la Repubblica d’Europa.
Tutti sono arrivati al traguardo perché nessuno è stato lasciato indietro. Sembrava impossibile, invece era solo difficile!

 

Ma lo abbiamo sempre saputo: “La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!”
Altiero Spinelli

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Liberi in Barriera: il magazine dei volontari dei campi nei beni confiscati

Un magazine realizzato dai volontari del campo di Estate Liberi dedicato all’informazione. Articoli, foto e un reportage video per raccontare Barriera di Milano, quartiere alla periferia Nord di Torino. Un’iniziativa è di Acmos e Libera Piemonte, con la media partner de “La Stampa”.

Buona lettura!

 


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Caso “Carola Rackete”: intervista al legale della Sea Watch

Una lunga intervista a Salvatore Tesoriero, avvocato che, con il team di legali dello studio Gamberini, difende l’ONG Sea Watch.

Lo abbiamo incontrato a Bologna per ragionare con lui del caso che ha coinvolto Carola Rackete, protagonista di un atto di disobbedienza civile nei confronti della politica dei porti chiusi del governo Italiano.

Dal salvataggio all’attesa di un porto sicuro, dalla decisione di sbarcare i migranti a Lampedusa all’arresto del Capitano Carola fino ad arrivare alla non convalida del GIP della richiesta di carcerazione.

“La forza del diritto contro il diritto preteso della forza” cerca di analizzare le ragioni giuridiche del caso di “Carola Rackete”, il capitano della Sea Watch che ha forzato il blocco imposto dalla politica dei porti chiusi di Matteo Salvini.

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Le ragioni di una Natalonga per l’Europa

 

LE RAGIONI DI UNA NATALONGA PER L’EUROPA Ventotene – 21 luglio 2019
PER UN TUFFO NEL SOGNO DEI PADRI FONDATORI

 

1.700 metri a nuoto, dall’isola di Santo Stefano alla spiaggia di Calanave, per ricordare che le radici dell’Unione europea risiedono nell’antifascismo e nella lotta ai totalitarismi, per rivendicare una nuova Europa fondata sull’uguaglianza dei diritti delle cittadine e dei cittadini.

 

Fu a Ventotene che il regime di Mussolini mandò in esilio molti dissidenti e oppositori alla dittatura. E fra loro, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, che proprio sull’isola concepirono i primi passi di quel cammino verso un’unione che ancora oggi, dopo 70 anni assicura pace e libertà.

Fu sull’isola che scrissero, nella primavera del 1941, Per un’Europa libera e unita, un primo testo che divenne il progetto politico noto come Manifesto di Ventotene. Nel documento l’unificazione dell’Europa in senso federale viene indicata come l’unica soluzione per la salvezza della civiltà europea.

È da Ventotene che oggi deve ripartire un sogno europeo, di un’Unione basata sull’uguaglianza dei diritti delle cittadine e dei cittadini.

La Natalonga per l’Europa è stata pensata per raggiungere simbolicamente a nuoto questo traguardo e per riunire tutti coloro che vogliono confrontarsi, scambiare idee, impegnarsi per sostenere questa prospettiva politica comune.

Partecipa anche tu, scarica il MODULO

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EuropaNow! con Acmos e Benevenuti in Italia e insieme hanno elaborato un documento d’impegno di dodici diritti, di cui sotto una sintesi

 


European Democracy Lab, TDEM, European Alternatives, The European Moment, Unsere Zeit, Ogólnoposlki Strajk Kobiet

1. diritto per le cittadine e i cittadini europei di scegliere democraticamente il loro governo rivedendo i Trattati, anche a partire da un gruppo di paesi che abbiano la volontà di procedere, e chiedendo la convocazione di un’assemblea costituente che possa proporre, al termine del percorso di revisione, l’instaurazione di una Repubblica federale europea;

2. diritto per le cittadine e i cittadini europei di associarsi liberamente, costituendo uno “statuto di associazione europea”;

3. diritto per le cittadine e i cittadini di beneficiare di una indennità di disoccupazione europea nella prospettiva di mettere in piedi un sistema sociale comune;

4. diritto delle future generazioni di vivere in un ambiente sano e preservato, ossia l’applicazione e il rafforzamento dell’accordo di Parigi sul clima, e politiche d’investimento per la ricerca e lo sviluppo delle energie rinnovabili;

5. diritto per i giovani europei di beneficiare del programma ErasmusPlus e in generale di programmi di formazione e di inclusione europei per contrastare la disoccupazione giovanile;

6. diritto di pagare le stesse tasse in tutta Europa: ottenere un’armonizzazione fiscale e lottare contro l’evasione e l’elusione fiscali da parte delle imprese, non solo europee, condizione imprescindibile oggi per poter difendere e ampliare i nostri sistemi di protezione sociale;

7. diritto di avere un’Europa che difenda e rafforzi le politiche pubbliche europee, raddoppiando entro il 2024 il bilancio dell’Ue (che rappresenta oggi meno dell’1 per cento del Pil complessivo degli stati membri). Promuovendo investimenti concreti che rafforzino la solidarietà europea. Per finanziare questa ambizione, occorrerà dotarsi di risorse proprie provenienti da tasse europee;

8. garantire i diritti civili, economici e sociali indipendentemente dal genere e dall’orientamento sessuale; difendere il diritto delle donne a disporre del loro corpo liberamente;

9. diritto di avere un’Unione europea che conduca una comune politica migratoria e di asilo, credibile, pragmatica, accogliente e umana, e che agisca sempre nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. È ineludibile la revisione dei regolamenti di Dublino e la creazione di un’agenzia europea delle migrazioni per finanziare in via diretta le collettività locali disposte ad accogliere i migranti e i richiedenti asilo;

10. diritto a una giustizia libera e indipendente, cominciando con l’attuazione di una Procura europea, i cui i poteri non debbono essere limitati alla criminalità finanziaria. È necessaria in particolare una futura Procura europea con prerogative analoghe a quelle della Procura Nazionale Antimafia italiana per perseguire efficacemente la criminalità organizzata;

11. diritto ad una stampa libera e indipendente, con l’adozione di provvedimenti utili a garantire la giusta remunerazione del lavoro di testate, giornalisti e autori rispetto alla riproduzione dei contenuti da parte delle piattaforme digitali, e tutela efficace del pluralismo e dell’indipendenza dei mezzi d’informazione;

12. diritto alla cultura, con l’instaurazione di “parametri di Maastricht della cultura” per permettere un più largo accesso ai luoghi di diffusione e di condivisione del sapere (teatri, cinema, sale da concerto, biblioteche ecc.).


 

Per affermare questi diritti abbiamo bisogno che l’Europa diventi una Repubblica!

 A Ventotene, in occasione della Natalonga partirà l’iniziativa per una raccolta firme pan-europea per portare avanti questi diritti attraverso le procedure di democrazia partecipativa, chiamate “Iniziativa dei cittadini europei” (ICE) e grazie alle quali un milione di cittadini europei residenti in almeno sette paesi membri possono presentare alla Commissione e al Parlamento, proposte normative nell’ambito dell’applicazione dei trattati UE.

 

Se non saremo capaci di sognare un’Europa migliore, non costruiremo mai un’Europa migliore.Vaclav Havel

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L’ultima ora

Pierre Hoffman (L. Lafitte) è un supplente di italiano, che si trova a sostituire un collega che si è buttato dalla finestra della sua classe, sotto gli occhi dei suoi allievi. I 12 studenti della classe sono apparentemente imperturbabili, forse perchè tutti in fase di apprendimento precoce, con voti eccellenti e un’intelligenza superiore alla media? Non solo, Pierre si accorge subito di quanto siano un gruppo fortemente identitario, con un certa dose di altezzosità (per altro ricambiata) nei confronti degli studenti “normali” e dinamiche di comportamento omertose. Pierre scoprirà, inoltre, che fuori dalla scuola commettono giochi violenti tra loro, al limite dell’autolesionismo. E’ solo il disagio di un gruppo di adolescenti o c’è di più? Per Pierre diventa un’ossessione, mentre i suoi colleghi sembrano ciechi o distratti.

Sebastien Marnier firma la regia di un film inquietante, che progressivamente scivola nelle cadenze di un thriller, mentre tiene in controluce il tema ambientale, oggi così attuale (ma la pellicola è dello scorso anno), anche grazie alle mobilitazioni degli studenti in tutto il mondo. C’è una buona dose di suspence, forse qualche eccesso di passaggi metaforici e un finale parzialmente discutibile, ma a conti fatti la storia funziona.

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Ciao, Carla

“Alla donna che pur odiando i cartoni se li è visti tutti perché noi li amavamo, che si ostinava a voler vedere i film in lingua, che amava cantare l’opera anche se non particolarmente intonata e che riusciva a storpiare anche il nome più semplice; nonostante il femminile di Toro Seduto non ti sia a suo tempo piaciuto, sei stata un’incredibile capo tribù”.
Le tue nipoti
Carla Morra, nonna della famiglia Brignolo.
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La nuova squadra della Presidenza e del Consiglio Direttivo di Acmos!

Vi presentiamo i giovani che andranno a ricoprire le cariche della Presidenza e del Consiglio Direttivo di Acmos!
La squadra è pronta!

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Alle tre del mattino, ora italiana

Se vivessimo all’interno del libro “Alle tre del mattino, ora italiana” questo sarebbe l’unico modo per promuoverne la lettura.

Niente passaparola, nessuna possibilità di parlare con amici per spiegare quanto sia stato bello leggere questa storia.
Già, perché nel libro di Diego Finelli il protagonista si ritrova in un mondo in cui nessuno riesce più a parlare. Solo grugniti, mugugni. Il famoso blocco dello scrittore diventa un incredibile blocco della parola che condiziona l’intero globo.
Così non restano che i pensieri e la scrittura.
Ora a dire il vero l’autore mi rimprovererebbe, perché il suo non è un libro ma un progetto di scrittura.
Ma prima di avventurarmi in una recensione – pardon – in un progetto di commento critico, è bene fare un passo indietro.
Il progetto di scrittura si è sposato con la casa editrice Bookabook , che promuove il Crowdpublishing.
Cioè questo libro “Alle tre del mattino, ora italiana” è stato scelto due volte, anzi tre.

 

La prima dal suo autore che lo ha scritto, lo ha preso da qualche parte della sua mente e lo ha tradotto in parole.
La seconda dall’editore che ne ha valutato la bontà.
La terza dai lettori che lo hanno comprato preordinatolo prima di averlo letto.
Straordinario atto di fiducia in questi tempi bui.

 

Io sono uno di questi lettori che ha scelto il libro per la curiosità di leggerlo, ma anche perché sono un fan di Diego (è bene dirlo subito: sono di parte!)
Ad ogni buon conto ora sono qui, pronto a convincere anche voi che “Alle tre del mattino, ora italiana” è un ottimo progetto di scrittura.

 

E ci sono almeno 14 motivi per cui dovreste leggerlo, tanti come i capitoli del libro:
1 gli intermezzi ad ogni capitolo: si tratta di incursioni legate alle cose che stupiscono l’autore. Li metto al primo posto perché non vedevo l’ora che arrivassero, per sorridere e anche un po’ per scoprire l’animo di chi scrive.
2 ma non siete curiosi di scoprire perché il mondo intero alle tre del mattino ora italiana resta letteralmente senza parole?
3 c’è anche Garibaldi tra i personaggi di questo libro (ma chi sarà Garibaldi? il redivivo Giuseppe eroe dei due mondi? o un nome di fantasia dietro il quale si cela qualche collega del nostro?)
4 ci sono diversi spunti per progetti da farsi finanziare (dal riutilizzo di cattedrali e chiese, all’educazione/animazione delle curve a base di “canzone della felicità”)
5 scoprire che l’autore lavora in Banca (una banca che è un po’ un ossimoro come direbbe lui “banca Etica”) ma scrive. Progetti e lavori di scrittura ovviamente, ma anche poesie.
6 scoprire che l’autore è in realtà Antonio Gorba autore di “1° Non entrare in banca”.
7 se siete di Torino, se siete stati a Torino, potrete apprezzare diversi affreschi della città; di quelli veri, non finti e patinati; di quelli che ti fanno dire “ehi ma io ci sono stato lì, ho capito dove si trova” e magari far affiorare i vostri ricordi. insomma si tratta di un libro di evasione.
8 per esempio lo sapevate che a Torino in via Domodossola angolo via Rosolino Pilo c’era un fabbrica ed oggi invece c’è un asilo nido? no perchè in quell’asilo nido ci vanno i miei figli. così per esempio.
9 potete esercitarvi, in attesa che la profezia del libro si avveri a fare versi tipo: Gggghhhhh, Fffhhfhhfhhf, Hhhhhhhhffffff. Quello che preferisco io è Hhhhhhhhffffff.
10 Ma il Rosso si chiama così perché ha i capelli rossi?
11 imparerete a capire se il nome di una persona è proprio quello giusto per quella persona. Provare per credere.
12 se siete arrivati a leggere fino qui, restano “solo più” due motivi da scoprire. ah… “solo più” non si dice in italiano, ma è un modo di dire piemontese.
13 per chi non lo conosce, vi verrà voglia di leggere e scoprire David Foster Wallace. per chi lo conosce già, di rileggerlo e riscoprirlo.
14 se tutto quel che ho scritto non vi convince ancora, mi gioco un’ultima carta e chiamo a testimoniare della bontà del libro, Massimo Rovatti. Massimo non lo conosco, ma qualche giorno fa ha fatto una recensione su Facebook che mi ha tolto letteralmente le parole di bocca e quindi siccome l’ha pubblicata su Facebook, non credo si scoccerà se lo cito testualmente. Eccolo:

 

“Va bene, ho capito: volete sapere come è andata la lettura.
La lettura di “Alle tre del mattino: ora italiana”, che ho iniziato l’altra sera.
Certo che ho qualcosa da dire: l’ho divorato in tre giorni.
Sì, perché Diego Finelli scrive una storia che potrebbe essere mia. E magari potrebbe sembrarti la tua, se ci pensi.
All’inizio non risulta una lettura fluente. Un sacco di parole in quel secondo capitolo; con tutte le virgole giuste, d’accordo, ma anche se le virgole (e bisogna saperle leggere) ti salvano il respiro, comunque, sembra una di quelle letture che devi spesso ricominciare da quella riga là, per capire se hai capito cosa…….
Non è una lettura facile, all’inizio.
Insisti.
Poi, fluente lo diventa.
Eh! Se lo diventa!
Appena riesci a metterti a cavalcioni dei pensieri di questo personaggio inquieto e stupito di fronte ad una indifferenza collettiva che non è comprensibile, voli via dentro una storia che vorresti continuare a scrivere, aggiungendo anche le tue sensazioni.
Racconta con tante parole, che certe volte si rincorrono quasi concitate, la nostalgia di averle perdute, il rimpianto di non comunicare con gli altri. Cercare di corsa, persone che abbiano capito un altro qualcosa. Rimettere insieme i pezzi, interpretarli, provare a comprendere insieme.
Nostalgia di una intelligenza condivisa delle cose, di quello che accade, che lo salvi dalla solitudine dell’indifferenza. Sembra surreale, perché non è capitato (non capiterà?) di perderle così. Tutte insieme. Tutti, insieme.
In realtà, ne abbiamo perdute tante davvero. Di parole.
Ciascuno di noi, tra i pensieri, custodisce il proprio scaffale delle parole perdute: che avremmo voluto dire quella volta; che non abbiamo trovato il modo; che se avessi potuto spiegare, avresti capito meglio e allora, magari…;
parole che ci sono rimaste, inutilizzate e, di solito, continuano a pungere.
Non è successo (non succederà?) con quel silenzio totale, fatto solo di grugniti.
O forse, invece, sì…. magari si tratta solo di interpretare.
Perché cosa più di grugniti sono le tante parole inutili che ci capita di sperperare, ingannando il silenzio e lasciando perdute le più importanti, quelle che andavano dette, che vorresti avere lasciato, che ti piacerebbe recuperare?
Come succede a certi romanzi, di dare immagine esemplare, esagerando un dettaglio, Diego ci lascia una nostalgia, che è tra le qualità migliori di chi sa scrivere.
Se non avete ancora letto “Alle tre del mattino: ora italiana”, suggerirei di farlo. Poi, fatelo leggere a qualche persona cara. Regalatelo.
Non per Diego, ma no! Mica sto qui a fargli pubblicità.
Sì, mi piacerebbe che scrivesse ancora, ma penso lo farà comunque.
No, no. Lo dicevo per noi. Noi, umanità.
Potrebbe tornarci utile contagiarla, questa voglia di guardarsi dentro.”

E se vi è venuta voglia di guardarvi dentro… mercoledì 10 luglio alle h 18.30 presso la libreria Terbisonda in via S.Anselmo 22 a Torino, l’autore presenta il suo libro. Meglio portarsi un block notes e una biro. Non si sa mai. Potrebbe essere una presentazione senza parole.

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Contro l’Odio: conferenza stampa a Milano

VOX e Acmos hanno presentato i loro progetti di analisi e contrasto dell’odio on line, presso l’Università di Milano. Un pomeriggio per approfondire gli strumenti esistenti e le ragioni per le quali, oggi più che mai, sia necessario contrastare gli hate speech. Ecco il video dell’incontro.

Per maggiori informazioni:

www.voxdiritti.itwww.controlodio.it

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Beautiful Boy

David Sheff (S. Carrell) è un giornalista che ha tre figli: Nick (T. Chalamet), diciottenne avuto dalla prima moglie, e i piccoli Jasper e Daisy, avuti da Karen (M. Tierney), che fa la pittrice. Le sue preoccupazioni di padre sono per Nick: nella prima scena veniamo a conoscenza del fatto che il giovane si droga. Piano piano si ricostruirà la tossicomania di Nick e la dipendenza dalla metanfetamina, dopo aver provato un po’ di tutto. David, in ansia per quel figlio che ha cresciuto a metà e cui vuole bene più di tutto, cerca in ogni modo di aiutarlo: il percorso, come spesso avviene, è altalenante, tra recuperi, ricadute, false speranze e battute d’arresto. David vuole conoscere le caratteristiche delle sostanze di cui Nick abusa, ma in fondo sta cercando di capire perchè suo figlio faccia quel che fa, perchè a Nick sia (avrebbe detto Tondelli) improvvisamente cresciuto dentro un vuoto enorme, che con la droga cerca di colmare.

Felix Van Groeningen dirige un film, di cui è co-autore della sceneggiatura, tratto da una storia vera e basandosi sui libri scritti da David e Nick. E’ una storia d’amore viscerale, tra un padre e un figlio, che viene raccontata con flashback dell’infanzia di Nick e nel travagliato percorso della sua dipendenza, con una sceneggiatura forte, alternando momenti drammatici, a passaggi di tenerezza che struggono il cuore (il rapporto tra Nick e Jasper è un’altra perla). Colonna sonora molto azzeccata e due interpreti straordinari, che meritano tutti i nostri applausi.

Non perdetelo!

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#Boves19: Donut! For a sustainable future

L’Earth Overshoot day è il giorno che “celebra” il discrimine tra la fine delle risorse naturali a nostra disposizione nell’arco di un anno e l’inizio del periodo in cui andiamo a credito: nel 2018 è stato il primo agosto, ennesimo record negativo a partire dagli anni ’70 del secolo passato.

La terra soffre e l’umanità con lei: quello che viene prodotto è mal redistribuito e intere popolazioni sono costrette a migrare per sopravvivere. Conosciamo a fondo questi fenomeni e ne leggiamo tanto da esserne quasi assuefatti.

La causa di tutto ciò è il modello economico egemone, cioè il capitalismo neoliberista che estrae valore da qualunque risorsa e da qualunque minuto della vita di miliardi di persone (chi nelle miniere, chi attaccato allo schermo dello smartphone) in un contesto globale di totale anarchia.

È tutto chiaro, quindi: che dire? Che fare?

Sappiamo che dobbiamo pensare e applicare modelli economici e sociali alternativi che tengano conto del desiderio di crescita e benessere di intere popolazioni e, allo stesso tempo, dei limiti ambientali invalicabili, il cui abuso ha già di fatto messo in moto un processo solamente arginabile ma non controvertibile. Sappiamo anche che serve un governo democratico del mondo, un luogo dove la voce di tutti possa essere rappresentata e che prenda decisioni tenendo in considerazione le esigenze di tutti gli essere umani.

Con questo Campo di formazione vogliamo concentrarci sul primo aspetto approfondendo i modelli economici alternativi, che siano sostenibili e circolari. Kate Raworth con il suo libro “Donut Economy” esprime molto chiaramente questo concetto e alcuni suggerimenti per il futuro. “La ciambella dei confini sociali e planetari è un approccio giocosamente serio per inquadrare questa sfida e funge da bussola per il progresso umano in questo secolo. Il tetto ambientale è costituito da nove confini planetari, come stabilito da Rockstrom et al. (..) Le dodici dimensioni delle fondamenta sociali derivano da standard sociali minimi concordati a livello internazionale, identificati dai governi negli Obiettivi di sviluppo sostenibile nel 2015. Tra confini sociali e planetari si trova uno spazio d’azione sicuro per l’ambiente e socialmente. Il solo spazio in cui l’umanità può prosperare “.

Conoscere questo modello è necessario per capire quali siano le responsabilità individuali e collettive e quindi quali azioni deve compiere la società civile, quali la politica e quali le istituzioni. 150 ragazzi provenienti da 4 paesi dell’UE (Italia, Germania, Portogallo e Ungheria) si confronteranno per 5 giorni con docenti e militanti, ascolteranno e condivideranno esperienze, con l’obiettivo di prendersi alcuni impegni precisi.

Tutto questo lo faremo a Boves, città simbolo della Resistenza al nazifascismo e medaglia d’oro al valor miliare e al valor civile, ovvero un luogo che rappresenta un altro punto di non ritorno della storia europea dal quale si è saputo rinascere e costruire la Pace.


ISCRIVITI AL CAMPO DI BOVES


Noi vogliamo essere la generazione che vedrà nascere la Repubblica d’Europa, uno spazio democratico continentale capace di andare oltre gli interessi degli impotenti Stati nazionali e quindi determinare il futuro del Pianeta insieme alle altre potenze mondiali.

Niente di meno, non c’è più tempo.

I giovani di Acmos

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