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    Un confronto sul tema delle mafie nella nostra Regione Lunedì 20 Maggio – H 18.30 – Binaria, via Sestriere 34 Torino     Un incontro, aperto al pubblico, per confrontarsi sul tema delle mafie in Piemonte. A dibattere del tema, i candidati in lizza alla presidenza della Regione, a pochi...... Read more »
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Caso Rosa Maria Dell’Aria: lettera al Ministro

Alla cortese attenzione del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, On. Bussetti

 

Siamo gli operatori della rete nazionale “We Care”, un network giovanile di attivisti, educatori e animatori sociali che raduna nove associazioni di altrettante Regioni italiane.

Abbiamo appreso con sincera preoccupazione e sconcerto la decisione assunta dal Suo Dicastero riguardo la sospensione dal servizio della professoressa Rosa Maria Dell’Aria, docente dell’Istituto Industriale “Vittorio Emanuele III” di Palermo.

 

Vivendo quotidianamente lo spazio della scuola, a stretto contatto con studenti, dirigenti, insegnanti, personale ATA e famiglie, sappiamo bene quanto sia prezioso e fragile l’ecosistema scolastico del nostro Paese; il quale, pur tra mille difficoltà, assume sulle proprie spalle la responsabilità della formazione civica e accademica delle nuove generazioni.

 

Riteniamo che la scuola debba costituire la principale palestra di democrazia a disposizione di un giovane cittadino, dove si possano trasmettere l’attenzione critica verso la società, la condivisione di idee, la tolleranza verso il pensiero altrui, la crescita condivisa; soprattutto, gli spazi della scuola devono poter essere – in particolar modo in un momento storico di forti mutamenti sociali, non esente da tensioni contrapposte – un luogo libero e plurale, dove apprendere come utilizzare gli strumenti della democrazia per intervenire sulle grandi questioni del presente, facendo tesoro delle lezioni del passato e proiettandosi verso un futuro migliore.

 

Questo è il ruolo definito dalla Carta Costituzionale, repubblicana e antifascista, agli articoli 33 e 34; e questo è, a nostro dire, lo spirito che ha guidato l’azione della professoressa Dell’Aria nel lavoro con i suoi studenti.

Riteniamo quindi il procedimento di sospensione inopportuno, un pessimo segnale rivolto dal Ministero al mondo della scuola a ai suoi operatori, avviato oltretutto a partire da una segnalazione sui social network ad opera di un noto attivista dell’ultradestra monzese; una metodologia non ortodossa, che aggiunge una tinta fosca a una vicenda di per sé spiacevole.

 

Auspichiamo quindi che si possa trovare una soluzione alternativa al provvedimento in questione, in grado di ristabilire l’immagine lesa di una docente a un passo dal pensionamento e di rincuorare gli studenti del nostro Paese circa la garanzia di poter esprimere un pensiero critico all’interno delle aule scolastiche, accompagnati da adulti attenti e professionali, costruendo la propria identità di cittadini liberi e consapevoli.

 

Ringraziando per l’attenzione
Giacomo Molinari
Coordinatore della Rete “We Care”
Associazione – ACMOS

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Beni da coltivare: sostieni il progetto di Cascina Caccia

Cascina Caccia, bene confiscato alla ‘ndrangheta a San Sebastiano da Po, ha bisogno del contributo di tutti, per potenziare le produzioni già attive e trasformare la cucina in una vera e propria gastronomia.

Contribuisci al progetto BENI DA COLTIVARE 

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#MeridianodEuropa2019: il video-racconto

Sono trascorsi 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino e, proprio in questa città, 300 giovani delle scuole superiori, provenienti da 10 città italiane, sono impegnati nella quinta edizione del Meridiano d’Europa.

 

Quest’anno dal titolo “Another Break in the EU?”, gli studenti si stanno confrontando sul progetto europeo, che oggi sembra essersi smarrito lasciando spazio a nuovi muri, paure e discriminazioni.

 

Ecco il video racconto di questa esperienza.

 

LA PARTENZA

 

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Dolor y gloria

Salvador (A. Banderas) è un regista cinematografico di successo, ma giunto a fare i conti con il bilancio della sua vita, è caduto in una crisi profonda. Così rievoca la sua infanzia povera nella zona di Valencia, in compagnia della madre (P. Cruz) e gli anni dell’affermazione personale e dell’amore per Federico (L. Sbaraglia): il tutto si rimescola al presente, la voglia di scrivere, ma non dirigere, il nuovo incontro con Alberto (A. Etxeandia), l’attore del suo film più noto, l’uso di eroina, la passione per i quadri con cui ha riempito casa, una salute non perfetta.

Pedro Almodovar, pluripremiato e celebre regista spagnolo, scrive e dirige una vicenda altamente autobiografica, dove passato e presente si alternano in continuazione, sulla corda della nostalgia. E’ un film che parla anche di solitudine, però, depressione, senso di colpa, fallimento e riscatto. Il fragile Salvador vede ancora il mondo con gli occhi di quel bambino curioso e precoce che fu. Antonio Banderas è perfetto nel rendere i suoi sguardi dolenti, insieme ad attrici care ad Almodovar, come la Cruz e la Roth. Messa in scena di impeccabile eleganza estetica, una colonna sonora di malinconica ambiguità. Non ci sono gli eccessi di altri film almodovariani, forse perchè questo è un autoritratto di un artista che ha quasi fatto pace coi suoi demoni. In ogni caso da vedere.

In concorso al Festival di Cannes.

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Un’altra Europa è necessaria

a cura del Centro Studi Streben

L’ultimo numero di “Micromega”, Un’altra Europa è necessaria (2/2019), raccoglie numerosi saggi dedicati ai principali problemi che travagliano attualmente l’Unione europea: le difficoltà economiche dell’eurozona, gli equilibri politici interni all’Unione, le migrazioni, i populismi e i rigurgiti fascisti, la Brexit, la questione ambientale.

Di particolare interesse sono gli interventi di natura economica, concordi nel rilevare che l’introduzione dell’euro ha tradito le promesse con cui era nato: doveva garantire una crescita sostenuta e omogenea in Europa, riducendo le differenze tra i vari Stati. Invece la moneta unica, combinata con l’abolizione degli ostacoli al movimento dei capitali, ha prodotto esiti asimmetrici: capitali ed investimenti si sono concentrati nelle aree forti dell’eurozona aumentando le differenze tra queste e le aree più deboli (i Paesi mediterranei in definitiva). I costi sono stati tanto maggiori quanto maggiori erano le differenze in termini strutturali e di finanza pubblica.

Mentre Riccardo Realfonzo (L’Europa malata e le riforme necessarie) ritiene che il punto critico non risieda tanto nell’euro in quanto tale bensì nell’assenza di meccanismi di riequilibrio macroeconomico, la tesi di Enrico Grazzini (Perché l’euro prima o poi crollerà), che riprende le critiche di Stiglitz e di Sen, appare più radicale: è l’euro stesso che ha dei difetti genetici poiché ha un impianto deflazionistico, è avverso al lavoro, alla piena occupazione, al welfare.

Per Realfonzo è quindi necessario introdurre delle riforme per giungere ad una diversa politica delle finanze pubbliche europee che rovesci le attuali politiche ispirate alla teoria della “austerità espansiva”, centrata sul taglio della spesa pubblica.

Le sue proposte si riassumono nella creazione di un vero bilancio della Ue che redistribuisca risorse tra Paesi forti e Paesi deboli; nella introduzione di obbligazioni europee il cui ricavato venga investito nelle aree che presentano un ritardo nello sviluppo; nella riforma della Banca centrale europea, che non abbia tra i suoi obiettivi solo la stabilità dei prezzi ma sia anche attenta ai problemi della bassa crescita e dello sviluppo.

Grazzini si concentra più sui difetti genetici dell’euro che sulle proposte per riformare un sistema che evidentemente per lui non è riformabile: pensa che l’introduzione di un bilancio comune, a cui accenna anche Realfonzo, che permetta di trasferire risorse dagli Stati più forti a quelli in difficoltà, sia un’illusione perché la Germania ha già più volte dichiarato che non accetterà una simile transfer union.

L’unico consiglio che avanza per Paesi come l’Italia è di riprendersi una qualche forma di sovranità monetaria pur rimanendo nell’euro: ad esempio introducendo una moneta alternativa, complementare all’euro, che potrebbe finanziare la ripresa dell’economia reale.

Ciò su cui concordano entrambi è l’impossibilità, per gli Stati deboli che ne fanno parte, di uscire dall’euro. Ma anche qui motivazioni e toni sono diversi.

Realfonzo ribadisce che la soluzione dei problemi sta nella qualità delle politiche fiscali, richiamando il fallimento di quelle esperienze storiche in cui si sono abbandonati i regimi di cambio fisso. Peraltro conclude pessimisticamente anch’egli che senza riforme non resterà che una scelta tra modalità alternative di uscita dall’euro.

Il pessimismo è ancora una volta radicale in Grazzini: l’euro è tenuto in vita più per il caos che la sua caduta produrrebbe che per i suoi benefici. Non ci resta che fare delle ipotesi su quando scoppierà la crisi definitiva dell’euro: a suo modo di vedere avverrà alla prossima, imminente, crisi finanziaria.

Agli equilibri politici interni alla Ue è dedicato il saggio di Vladimiro Giacché (E l’Europa si fermò ad Asquisgrana) che analizza in particolare il significato del recente trattato franco-tedesco firmato ad Asquisgrana dal presidente Macron e dalla cancelliera Merkel.

Col trattato Francia e Germania istituzionalizzano un meccanismo di intesa preventiva su molte materie di deliberazione della Ue. L’autore sostiene, contrariamente a chi interpreta il trattato come un passo verso una maggiore integrazione europea intorno al nucleo franco-tedesco, che esso configura una supremazia dei due contraenti su tutti gli altri membri dell’Unione e aggiunge che ne accrescerà quindi le spinte centrifughe.

Peraltro anche l’accordo non avviene tra pari: con esso la Francia, illudendosi di essere su un piedi di parità con la Germania, cerca di mascherare la sua debolezza, quando invece i punti centrali del trattato vanno incontro alle preoccupazioni e agli interessi della Germania.

Ma neanche quest’ultima gode attualmente di buona salute: dopo aver imposto un modello economico tutto basato sulle esportazioni e sulla compressione della domanda interna, ora che sta tornando il protezionismo farebbe comodo anche a lei disporre di un mercato interno europeo più ricettivo.

La conclusione dell’autore è che “due debolezze non fanno una forza”; il trattato, se non è propriamente definibile come una “secessione” lo si potrebbe almeno definire come un “arrocco” di due medie potenze che non riescono a mettere ordine in Europa.

 

 

 

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

#8 – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

#9 – Ventotene 2016

#10 – Orban e il referendum ungherese

#11 – Populismi ed euroscetticismi

#12 – L’unione a più velocità

#13 – Populismo, euroscetticismo, sovranismo

#14 – Il populismo 2.0 in Europa

#15 – Il dicembre 2017 dell’UE

#16 – Il gennaio 2018 dell’Unione Europea

#17 – DiEM25, Varoufakis e il “terzo spazio” in Europa 

#18 – Il settembre 2018 dell’UE

#19 – Governo italiano e Brexit: due problemi per l’UE

#20 – Profughi: la nostra ignavia da Evian (1938) a Bruxelles (2015)

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Sulla casa editrice Altaforte: la nostra posizione

Al Comitato di indirizzo* e al Direttore del Salone Internazionale del Libro,
Nicola Lagioia

Egregio Direttore e membri del Comitato di indirizzo, mi chiamo Diego Montemagno e sono il Presidente dell’associazione ACMOS, attiva dal 1999 a Torino nella promozione della cultura democratica e della legalità all’interno delle scuole superiori.

 

Dal 2011 abbiamo dato vita alla rete di organizzazione “We Care” presente in sei regioni d’Italia ed impegnata nel medesimo lavoro di educazione alla cittadinanza.

Il nostro lavoro con gli studenti è imperniato sui valori della Costituzione antifascista che trasmettiamo anche attraverso le esperienze e testimonianze di chi incarna quei valori; per questo da diversi anni aderiamo e animiamo la rete di Libera.

In questi giorni il dibattito attorno alla presenza della casa editrice Altaforte al prossimo Salone Internazionale del Libro sta facendo emergere una pericolosa contraddizione che rischia di spuntare le armi di chi lavora all’interno della scuola pubblica, perché la presenza di una realtà dichiaratamente fascista è semplicemente inaccettabile.

 

Francesco Polacchi, responsabile della casa editrice ha dichiarato alla trasmissione “La Zanzara” su Radio 24 che: “Sono un militante di Casapound, anzi il Coordinatore regionale della Lombardia. E sono fascista, sì. Lo dico senza problemi“. Poi aggiunge: “L’antifascismo è il vero male di questo Paese“.

 

Siamo decisamente oltre la libertà di pensiero perché il fascismo non è un’opinione, ma un crimine e la Legge Scelba ce lo ricorda, perché sanziona col carcere la ricostituzione del partito fascista nonché l’apologia del fascismo, la denigrazione dei valori della Resistenza e i metodi razzisti.

 

Noi siamo convinti che non debbano essere gli antifascisti che si riconoscono nei valori della Costituzione a dover lasciare lo spazio del Salone Internazionale del Libro, bensì i fascisti che non si vergognano a dichiararsi tali.

 

Speriamo che le scelte di chi dirige l’evento possano essere testimonianza di quel doveroso antifascismo su cui si fonda la nostra convivenza democratica: estromettere la casa editrice Altaforte sarebbe un gesto da raccontare nelle scuole per dare un buon esempio ai tanti studenti che imparano da ciò che accade loro intorno.

 

Cordiali saluti,
Diego Montemagno

 

*Del Comitato di indirizzo fanno parte: ADEI (Associazione degli Editori Indipendenti), AIB (Associazione Italiana Biblioteche), AIE (Associazione Italiana Editori), ALI (Associazion Librai Italiani), SIL (Sindacato Italiano Librai), il Circolo dei Lettori, l’Associazione Torino la Città del Libro, la Città di Torino e la Regione Piemonte.

 

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#MeridianodEuropa2019: siamo partiti!

È appena terminata la prima plenaria del nuovo viaggio del Meridiano d’Europa.
Tra poco più di un’ora, con 300 giovani provenienti da tutta italia, partiremo per #Berlino.
Segui il nostro viaggio!
#MeridianodEuropa2019 #Berlino

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I fratelli Sisters

Nell’Oregon del 1851 si muove la vicenda dei fratelli Sisters, Charlie (L. Phoenix) ed Eli (J. C. Reilly), pistoleri molto abili, alle dipendenze di un vecchio notabile. Sono sulle tracce di un chimico (R. Ahmed), che forse ha trovato una formula per cercare più facilmente l’oro nei fiumi. Ma a cercare l’uomo è anche John Morris (J. Gynnehall), investigatore dai modi gentili. Prima o poi, le strade dei quattro si incroceranno inevitabilmente, ma con sviluppi che non erano minimamente prevedibili, e una bella abbondanza di cadaveri.

Il merito di Jacques Audiard, pluripremiato regista francese, sta nell’aver scelto un genere oggi poco in voga, il western, pescando a pieni mani nei suoi stereotipi di genere (dalla corsa all’ora ai saloon e le prostitute), per sovvertirli in maniera originale. Ora grottesco, ora pulp nella violenza (potrebbe ricorda un Tarantino, a tratti), fatto di riflessioni intimiste e silenzi malinconici, ma anche di humor nero e brutalità esplicita. I due fratelli antieroi, così diversi tra loro, non si dimenticano facilmente: bella prova dei due protagonisti, ma plausi anche per gli altri. Tutto funziona: il ritmo, la colonna sonora, la fotografia. Il talento di Audiard era fuori discussione, ma a sorpresa ci regala anche un finale di elegiaca tenerezza.

Premiato per la regia, con il Leone d’argento, alla Mostra del cinema di Venezia e con quattro César, gli Oscar francesi.

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#MeridianodEuropa2019: pronti alla partenza!

A 30 anni dalla caduta del Muro, 300 giovani delle scuole superiori provenienti da 7 città italiane raggiungeranno Berlino per parlare di Europa, in uno dei luoghi simbolo dell’unificazione del nostro continente.

 

Per la quinta edizione del progetto Meridiano d’Europa, quest’anno dal titolo “Another Break in the EU?”, gli studenti partiranno domani, in bus da Verbania, città nella quale si svolgerà un’assemblea iniziale, per viaggiare verso la capitale tedesca per giorni di confronto, incontro e scambio per ragionare sulla centralità e l’importanza dell’Unione Europea.

Dal 5 al 10 maggio, i ragazzi si confronteranno sul progetto europeo, che oggi sembra essersi smarrito lasciando spazio a nuovi muri, paure e discriminazioni.

In calendario molti appuntamenti ed attività animative con l’obiettivo di approfondire e riflettere sulle tesi portate avanti da euroscettici, sovranisti e nazionalisti; cercando di deostruirle.

L’Europa viene sempre più spesso additata come il chiaro e semplice colpevole per le paure e le frustrazioni dei cittadini europei. Un atteggiamento semplice e semplificatorio.

Questo viaggio vuole creare spazi di incontro e partecipazione, mettendo al centro i giovani, con l’obiettivo di costruire antidoti efficaci alla violenza ed alla paura.

Il Meridiano D’Europa, progetto della rete We Care capeggiata da Acmos, si propone lo scopo di incoraggiare la partecipazione dei giovani alla costruzione di un’Europa democratica solidale e inclusiva.

Segui il nostro viaggio:
#MeridianodEuropa2019 #Berlino


UN PROGETTO DI
ACMOS, RIME, PRENDIPARTE, 21 MARZO, LE DISCIPLINE, SHARE, SERMAIS, L’ÈGALITÉ

CON IL CONTRIBUTO DI 
CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE, REGIONE TOSCANA, CITTÀ DI NICHELINO

CON IL PATROCINIO
COMMISSIONE EUROPEA

MEDIA PARTNER 
LA STAMPA


 

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Nuove (R)esistenze: il nostro 25 Aprile

Dal presidio “La Repubblica d’Europa” sotto casa Acmos, per stare concretamente vicino agli ultimi, fino alla lapide di Adriano Ferrero, in via Rossini, per ricordare quel giovane che venne ucciso a pochi giorni dalla liberazione di Torino perché si rifiutò di fare il saluto nazista.
Abbiamo partecipato, come ogni anno, alla fiaccolata per celebrare la Festa della Liberazione dal Nazifascismo.
Questo è il nostro 25 aprile di “Nuove (R)esistenze“!

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25 aprile: la Resistenza in Europa

a cura del Centro Studi Streben

Quando si parla di Resistenza, in Italia, si allude comunemente all’insieme di movimenti, politici e militari, che si opposero alle forze nazifasciste, successivamente all’armistizio dell’8 settembre 1943 e fino alla primavera del 1945. E’ però anche vero che spesso ci si dimentica dei fenomeni analoghi o simili, che in giro per l’Europa si verificarono nel corso della Secondo Guerra Mondiale, in contrasto all’invasione e alla presenza delle truppe tedesche. Fu probabilmente il generale De Gaulle, il primo a usare il termine resistenza, parlando da Londra alla radio, nei giorni della capitolazione di Parigi (giugno 1940) e incitando i francesi a opporsi all’invasione tedesca.

Nella primavera 1941 nei Balcani si formarono i primi nuclei che daranno vita alla resistenza all’occupazione nazista: a guidarli è Josip Broz, detto Tito, che diventerà tra mille ombre il capo della Yugoslavia, alla fine del conflitto mondiale, rimanendo al potere per 35 anni fino alla sua morte.

Nel 1942 a Praga, alcuni partigiani cecoslovacchi uccisero in un attentato il governatore della Boemia Reinhard Heydrich: era soprannominato il boia di Praga ed aveva avuto un ruolo apicale nella conferenza di Wannsee (nel gennaio dello stesso anno), in cui era stata pianificata “la soluzione finale della questione ebraica”, che avrebbe reso sistematici la deportazione e lo sterminio della popolazione ebraica, nei territori del Reich e in quelli occupati.

Tra il 19 aprile e il 16 maggio 1943 avvenne l’insurrezione del ghetto di Varsavia, con la rivolta della popolazione ebraica nei confronti dei tedeschi: la repressione fu brutale, oltre 13mila persone morirono in quelle settimane, quasi 7mila furono fatte prigioniere e deportate a Treblinka per essere uccise. Il ghetto fu raso al suolo e i superstiti costretti a finire nei campi di concentramento.

In Germania, diversi furono gli episodi in cui i tedeschi cercarono di opporsi al regime hitleriano: i fratelli Sophie e Hans Scholl avevano dato vita al gruppo della Rosa Bianca, costituito da studenti cristiani e che agiva in modo non violento, pubblicando opuscoli che invitavano alla resistenza passiva al nazismo. Arrestati insieme ad altri nel febbraio 1943, furono processati sommariamente e condannati a morte. Nel luglio 1944 falliva un complotto contro Hitler in persona, ordito da alti ufficiali dell’esercito e alcuni politici: lo scopo era quello di eliminare il Furher e creare un nuovo governo che negoziasse con gli Alleati. Tuttavia Hitler si salvò dalla bomba messa nel suo quartier generale, anche se l’esplosione uccise tre ufficiali e lo stenografo. La repressione nei confronti dei cospiratori fu ferocissima, con decine e decine di condanne a morte (lo stesso Rommel, che aveva partecipato passivamente all’operazione, fu indotto a suicidarsi).

In Italia la Resistenza, definita dallo storico Claudio Pavone “guerra civile” in un saggio del 1991, fu principalmente legata al contesto centro-settentrionale. All’indomani dell’8 settembre 1943, infatti il Paese era spaccato, con gli angloamericani che risalivano da sud, dopo lo sbarco in Sicilia del luglio di quello stesso anno, mentre al nord Mussolini aveva costituito la Repubblica di Salò, governo fantoccio voluto da Hitler, per controllare indirettamente i territori del nord Italia. Le prime formazioni dei partigiani ebbero vita già nel settembre 1943, in Piemonte e non solo, e avrebbero continuato la lotta armata fino alla primavera del 1945, con le insurrezioni nelle principali città del nord del Paese, in concomitanza con la capitolazione della Germania, mentre l’Armata Rossa sovietica e gli Alleati stavano arrivando a Berlino.

La guerra in Europa si concludeva nel maggio di quello stesso anno, nel Pacifico si sarebbe dovuto attendere l’estate, con la resa giapponese dopo le due bombe atomiche, firmata il 2 settembre 1945. La Seconda Guerra Mondiale aveva prodotto oltre 60 milioni di morti e i movimenti di liberazione e di resistenza avevano combattuto lungamente, per opporsi al nazifascismo in mezza Europa. Purtroppo, lo sappiamo bene, non sempre furono capaci di tradurre i propri ideali, in concretezza politica: in alcuni casi le eredità della Resistenza sfociarono in regimi filosovietici, in altri, anche in Italia, le vendette feroci si protrassero bel oltre la deposizione delle armi.

In ogni caso, non bisogna dimenticare, 74 anni dopo la fine della guerra, il sacrificio di decine di migliaia di uomini e donne, in Italia come in Europa, che scelsero di lottare, nella stragrande maggioranza dei casi in nome degli ideali di libertà e democrazia che Nazismo e Fascismo avevano cancellato. Per questo ha un senso ricordare il 25 aprile, per questo saremo in piazza, con l’Anpi e le altre associazioni, questa sera, come sempre da Piazza Arbarello.

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25 Aprile : Nuove (R)Esistenze

Nuove resistenze, così abbiamo deciso di chiamare il nostro 25 Aprile quest’anno. Nuove esistenze, perché vogliamo porre l’attenzione a quella fascia degli ultimi che oggi sono addirittura invisibili. La violenza e la forza con la quale i fascisti, già più di 70 anni fa, avevano sottomesso le fasce più deboli e le minoranze, sfruttandole come capro espiatorio per legittimare la violenza e la mancanza di diritti, si sta riproponendo.
Un filo rosso collega tre tappe per questa importantissima giornata. Partiremo con la fiaccolata del 24 Aprile sera con l’ ANPI. Appuntamento alle ore 20.00 in piazza Arbarello, doveun corteo colorato anche dalle bandiere arancioni dei ragazzi e delle ragazze di Acmos proseguirà fino alla lapide di Adriano Ferrero, per ricordare il ragazzo trucidato dai fascisti per non aver eseguito il saluto romano durante un corteo funebre.

Il nostro filo rosso passerà anche al Festival dell’Europa solidale e del Mediterraneo a Ventotene, perchè crediamo che i nuovi cittadini Italiani ed Europei, rifugiati salvati e accolti, insieme ai cittadini che si riconoscono nei valori dell’accoglienza, possano essere i veri protagonisti di un racconto collettivo di pratiche vincenti che vadano oltre razzismi e le discriminazioni per promuovere una cultura europea fondata sui valori della pace e dell’accoglienza.

Ma la nostra resistenza vuole arrivare anche al Presidio “La Repubblica d’Europa” in Via Leoncavallo 27, a Torino.
Condividiamo una riflessione e una proposta di azione rispetto alla situazione del porticato di Via Leoncavallo sotto la sede di diversi servizi del  e anche della sede della nostra associazione, Casa Acmos, nel complesso dell’ex fabbrica Ceat. Si tratta di una situazione piccola e limitata, ma emblematica nel rappresentare diversi aspetti della realtà in cui viviamo. Si tratta del rifugio degli ultimi, esclusi perché dipendenti da alcol, perché senza documenti e stranieri, perché senza lavoro e senza casa, perché soli, ultimi in un sistema che prevede sommersi e salvati, che vede la responsabilità individuale affondare nella responsabilità collettiva. I senza dimora rappresentano tutto questo, a fronte di una politica che va nella direzione della criminalizzazione del povero e della povertà, che trasforma i diritti in meriti e privilegi.
Il primo passaggio è presidiare lo spazio vivendolo, occupandolo legalmente e in accordo con le istituzioni e con le altre realtà del territorio.Non immaginiamo che questo sia un presidio permanente a tempo illimitato, ma che possa generare cambiamento, attraverso una richiesta e una proposta politica.

L’attualità della resistenza, della difesa della carta costituzionale e l’importanza dell’impegno quotidiano nella salvaguardia della democrazia e dei diritti che essa offre ai cittadini non è un nostro diritto, ma un nostro dovere.
Per questo tutti i giorni dell’anno coltiviamo cultura democratica nelle scuole, per questo vogliamo costruire un movimento di giovani europei che sappia essere la generazione ponte tra il presente e il futuro.

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Cafarnao – Caos e miracoli

A Beirut vive Zain (Z. Airafeea), dodicenne figlio di due genitori che hanno un sacco di altri figli. Non va a scuola, lavora e vive ai limiti della povertà, in un quartiere degradato dove la miseria regna sovrana, ma i tetti delle case sono pieni di parabole per la tv. Lo incontriamo in tribunale, dove ha deciso di trascinare il padre e la madre, per far loro causa: la colpa sarebbe averlo messo al mondo. Lentamente, si rievoca la sua storia, fatta di sofferenza e geniale arte di arrangiarsi e sopravvivere, rabbia e frustrazione. Così scopriamo come si è legato alla giovane etiope Rahil e al suo bambino Yonas, a come hanno vissuto insieme, a come ha progettato di scappare in Svezia per cercare una vita diversa, ma soprattutto a come è finito in carcere così giovane.

Nadine Labaki scrive e dirige un film che è un colpo sotto la cintola, con un grande pathos narrativo, braccando il piccolo Zain sempre e comunque (non a caso, la storia è spesso raccontata ad “altezza bambino”). Ottima colonna sonora, ma il punto di forza sta nell’ammirevole giovanissimo protagonista, analfabeta ed esordiente nella recitazione, che porta il peso della narrazione sulle sue piccole spalle e negli occhi malinconici. Strugge il cuore e fa pensare a tante cose, in primis i diritti dei più piccoli e la crudeltà di un mondo adulto spesso cieco o complice. L’ultima inquadratura è di una catarsi disarmante.

Premiato dalla Giuria al Festival di Cannes. Cafarnao sta per luogo di grande confusione, anche se l’etimologia va ricercata nella pagine del Vangelo: lì cominciò la predicazione di Gesù.

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