• Documentario “La scuola è viva, evviva la scuola”
      Tra aprile e maggio 2018, La Fondazione Benvenuti in Italia, il Fondo Vito Scafidi e l’associazione ACMOS hanno organizzano una Carovana regionale sul tema della sicurezza scolastica in Piemonte. Scopo dell’iniziativa: verificare lo stato dell’edilizia scolastica nella regione, quali le criticità, quali le eccellenze. La carovana ha avuto, inoltre, l’obiettivo... Read more »
  • No alla vendita dei beni confiscati
    Con l’approvazione al Senato del “decreto sicurezza“, nell’articolo 36 si liberalizza la vendita ai privati, con aste pubbliche, dei beni confiscati ai boss. Dieci anni dopo l’ipotesi avanzata dal governo Berlusconi che propose con un emendamento alla legge finanziaria per il 2010 la vendita dei beni confiscati e poi bloccata...... Read more »
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La scuola è viva, evviva la scuola. Il web-doc sulla sicurezza scolastica

Tra aprile e maggio 2018, La Fondazione Benvenuti in Italia, il Fondo Vito Scafidi e l’associazione ACMOS hanno organizzano una Carovana regionale sul tema della sicurezza scolastica in Piemonte.

Nel web-doc si racconta la situazione delle scuole della nostra Regione, tra eccellenze e problemi strutturali, anche gravi, dei nostri istituti.

Questo lavoro è dedicato alle vittime delle scuole italiane.

 

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#22novembre: un giardino per Vito

Torino avrà un Giardino dedicato a Vito Scafidi!
Appuntamento il 22 novembre alle 9,30 davanti al Primo Liceo Artistico.
Marceremo fino in piazza Chiaves dove inaugureremo un giardino per Vito

 

Il 22 novembre di dieci anni fa al liceo Darwin di Rivoli crollava un controsoffitto. Sotto le macerie, calcinacci e tubi di ghisa abbandonati per anni là sopra restava Vito Scafidi, un giovane di appena 17 anni.

Da allora Vito è diventato il simbolo della cultura della sicurezza. Un percorso che abbiamo accompagnato per anni, insieme alla sua famiglia. Il 22 di novembre è diventata “Giornata Nazionale per la sicurezza nelle scuole”, un giorno per ricordare, ragionare e agire affinchè le scuole siano luoghi sicuri.

Dalla polvere sollevata da quel crollo, quindi, è nata una nuova consapevolezza. Una consapevolezza che abbiamo seminato e fatto crescere negli scorsi anni.

Il 22 novembre 2018 a Torino celebreremo la Giornata Nazionale per la sicurezza nelle scuole con l’intitolazione di un giardino che porterà il nome di Vito Scafidi. Un giardino, un luogo bello e di vita, come  vogliamo sia la scuola: bella e sicura, dove costruire il proprio futuro.

Ti aspettiamo alle 9,30 davanti al Primo Liceo Artistico in via Giulio Carcano 31, a Torino. Marceremo insieme fino in Piazza Chiaves, dove sarà inaugurato un giardino per Vito.

#lascuolasicura

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Sovrani del nostro destino – Campagna per la cittadinanza 2018/2019

Sentiamo il bisogno di rimettere al centro il tema della sovranità, approfondendo l’analisi del potere, per capire quali sono gli strumenti necessari per metterla in atto nei termini intesi dalla Costituzione e dal Manifesto di Casa Acmos.

Quanto davvero siamo liberi di scegliere cosa fare della nostra vita?

Quanto invece la situazione globale e le gerarchie di potere che abbiamo descritto incidono sulle possibilità di scelta delle persone, a livello individuale e collettivo?

Ma vogliamo chiederci anche – se davvero vogliamo liberarci e liberare dalla schiavitù del circo- se siamo pronti a affrontare l’ebbrezza della foresta, che cosa siamo disposti a fare per creare l’alternativa al circo, alla schiavitù del consumo, alle dinamiche di sopraffazione e discriminazione.

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In guerra

I lavoratori della fabbrica di Perrin, un’azienda di un gruppo tedesco che lavora nella produzione delle auto, sono in sciopero. Accusano i loro dirigenti francesi di non rispettare l’accordo siglato due anni prima e ora rischiano che la fabbrica chiuda. Sono 1100 persone e ciascuna ha una famiglia o le sue spese quotidiane, cui far fronte. A guidarli c’è Laurent (V. Lindon), sanguigno e carismatico operaio, capace di farsi ascoltare dai compagni, ma anche di tenere testa ai padroni. Le trattative con la dirigenza sono complesse, i tedeschi non si fanno trovare, il governo francese cerca di mediare una situazione potenzialmente esplosiva: infatti, in alcuni casi si arriva anche allo scontro fisico. Ma quante settimane o mesi può durare uno sciopero? E quanto può reggere l’unità degli operai, di fronte alle lusinghe di una buonuscita, che è pur sempre meglio che niente?

Tre anni dopo “La legge del mercato”, Stéphane Brizé torna a lavorare con lo stesso protagonista e sul medesimo tema: il lavoro e la sua crisi, ai giorni nostri. Non giudica, racconta una storia possibile che lascia l’amaro in bocca, bracca i personaggi da sopra le teste o dietro le spalle, nei lunghi colloqui tra operai o nelle trattative, lascia solo la musica nei passaggi di maggior tensione. Titolo molto azzeccato: anche la guerra è fatta di preludi, scintille, catalizzatori, pause, armistizi, tradimenti e trattative. Lo stesso succede qui, ma in tempo di pace.

Un Lindon (doppiato da Francesco Pannofino) assai dolente e molto bravo, in mezzo ad attori non professionisti.

Parla del nostro tempo, anche se forse non ce ne siamo accorti.

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Colombia Magica

L’ho guardato e ho pensato “Deve avere freddo”. Pioggia e vento si stavano abbattendo su di me e su di un albero, ho pensato che anche lui non se la stesse passando benissimo.
Questo piccolo pensiero mi ha illuminata. Ho pensato che un albero avesse freddo, esattamente lo stesso freddo che stavo sentendo io. Sono convinta che mai tre anni fa un pensiero del genere mi avrebbe attraversato la testa.

Se c’è una cosa che mi ha insegnato la Colombia è proprio questa: sentire la natura, i suoi abitanti, i suoi fiumi, i suoi boschi, il suo freddo, il suo caldo, le sue cascate, i suoi frutti.

Vivo da tre anni ormai, in una fetta di Colombia nascosta tra le Ande, bagnata dall’Oceano Pacifico e porta d’entrata all’Amazonia. Qui, contadini e indigeni popolano le campagne coltivando frutta, verdura, caffè e patate.

L’amore, il rispetto e la paura della natura è qui qualcosa di tanto tangibile e quotidiano che anche un’italiana come me può imparare a sentirlo. Gli spiriti dei boschi, delle cascate, delle montagne, i “duendes”, si occupano di proteggere i luoghi sacri dalle barbarie degli esseri umani, all’occorrenza spaventano, fanno piovere, fanno perdere, chi si addentra con cattive intenzioni in casa loro.

Più di una persona li ha visti correre per i prati con un cappello di paglia o li ha ascoltati suonare il tamburo e il flauto vicino a una cascata o in mezzo a un bosco. Sono guardiani millenari di tesori naturali che lottano perché si conservino intatti.

Pasto, la capitale della regione, è stata costruita sotto a un vulcano, il Galeras, chiamato dai suoi abitanti “Taita”, saggio, o “Urcunina”, la montagna di fuoco. È davvero difficile vederlo intero, ci sono sempre delle nuvole che coprono il cratere, a un’altezza di 4000 metri. Quando però il vento le spazza via lo spettacolo è incredibile, ed è difficile vedere in quella meraviglia una minaccia.

I Pastusi ne parlano con l’affetto con cui si parla di un famigliare, un nonno che vigila sulla città e che se si arrabbia la fa tremare. Il vulcano è attivo e sono molte le case costruite in zona rossa, ma nessuno le vuole abbandonare, l’amore per questa terra fertile è più forte delle avvertenze.

Il mais si semina il 4 di ottobre, si raccoglie a giugno, quando diventa signorina iniziano a spuntare le pannocchie”. Così mi spiega una signora mentre la sto intervistando per un video su i prodotti tradizionali di questa zona. “Diventa una signorina”. E’ una poesia detta con una semplicità commuovente.

Qui le mani esperte seminano, raccolgono, sbucciano, tagliano, stringono la pala, il machete. Stringere quelle mani ti fa sentire una mezza calzetta. A me ancora spuntano le vesciche dopo aver zappato mezz’ora e sento una profonda ammirazione per chi conosce i segreti degli alimenti. Per chi sa esattamente dove, come e quando seminare, chi sa farsi da mangiare nel senso più profondo del termine, per chi ha una forza che ha dell’incredibile.

Sono seduta vicino al fuoco, i rami bruciano dentro la stufa, con le pentole che bollono sopra di lei. Soffio in un tubo di ferro per far crescere le fiamme, che sono un po’ mosce. Guardare il ballo appassionato del fuoco porta la testa lontano, inizio a viaggiare all’indietro pensando a quanti passi mi hanno portato in questa cucina, in una casa di campagna con una famiglia di indigeni Quillacinga (figli della luna).

Solo ora inizio a capire la profondità di alcune frasi, di alcuni concetti, che ascoltati in un altro contesto mi farebbero gridare “stupidi hippie, superstiziosi e racconta frottole”. Bisogna lasciare da parte lo scetticismo e sentire. L’energia di una cascata, la saggezza di una pietra, il respiro di un bosco, l’allegria di un colibrì.

Ho capito molto di più la religione in un bosco che in una chiesa, ho capito il rispetto profondo, il timore e l’amore per quello che ci circonda. Che parlare di “mamma” riferendosi alla natura non è poi così assurdo e che si può parlare di “sara”, il mais, come di una cugina a cui è nato un figlio. Che non è strano che qualcuno abbia incontrato di notte le streghe e che abbia visto uno spirito vicino a casa sua.

La Colombia è sicuramente famosa per Gabriel Garcia Marquez, il premio Nobel di Cent’anni di Solitudine, che ha fatto conoscere a tutto il mondo il Realismo Magico. Ecco, a volte non si capisce se sia magia o realtà. Nel dubbio io ho iniziato a crederci e a sentire.

Tutti i giorni i miei occhi si riempiono del verde di queste Ande e dei colori accesi della papaya, del mango, del rosso del caffè e del viola del fiore della patata. Ringrazio le scelte fatte per avermi permesso di conoscere tanta bellezza e di poter sentire questa magia anche un po’ mia.

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Tutti lo sanno

Laura (P. Cruz) torna dall’Argentina con i figli in Spagna, per partecipare al matrimonio della sorella. Ritrova la famiglia e Paco (J. Bardem), vecchio amico e amore della gioventù, che coltiva una vigna su terreni che un tempo furono della famiglia di Laura. Il matrimonio è una festa collettiva, ma tra brindisi e balli succede l’imprevisto tragico: la figlia quindicenne scompare e presto si inizia a sospettare di un rapimento. Laura non vuole chiamare la polizia per paura delle ritorsioni sulla figlia e cerca di prendere tempo. Alejandro (R. Darin), padre della ragazza, arriva di corsa dall’Argentina, mentre Paco cerca di capire se è in grado di trovare il denaro che chiedono i sequestratori. Progressivamente le vecchie ruggini e gli scheletri nell’armadio della famiglia emergeranno, riaprendo segreti e questioni di eredità, con notevole turbamento per tutti.

Asghar Farhadi (“Una separazione”, “Il cliente”), pluripremiato regista iraniano, gira un film dall’apparenza thriller (almeno un omaggio a Hitchcock), fuori dalle ambientazioni natali e affidandosi a un cast tutto spagnolo. Come sempre nelle sue storie, un evento traumatico è la scintilla che accende le tensioni mai sopite e rivela la vera natura dei personaggi. Interpreti di prim’ordine, con Bardem e la Cruz impeccabili, colonna sonora bellissima e una tensione narrativa efficace.

Lascia molto amaro in bocca. 

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Il settembre 2018 dell’UE

a cura del Centro studi di Acmos

Il 20 settembre a Salisburgo si è riunito il Consiglio europeo sotto la nuova presidenza austriaca. I temi al centro della discussione erano due, sicurezza (cioè immigrazione) e Brexit; il vertice si è concluso con un nulla di fatto perché relativamente all’immigrazione le decisioni sono state rinviate al vertice di dicembre e relativamente alla Brexit al vertice di ottobre.

Per quanto riguarda la prima questione, sono ricomparse vecchie proposte: la “solidarietà flessibile”, cioè la possibilità, per i Paesi che non vogliono partecipare alla redistribuzione dei migranti, di versare un contributo finanziario; gli investimenti per gli Stati africani, non solo per controllare i flussi ma per sostenerne lo sviluppo economico; il rafforzamento di Frontex, cioè l’ampliamento dei poteri della Guardia costiera e di frontiera europea (sottraendo competenze agli Stati membri) e l’aumento del numero dei funzionari fino a raggiungere le 10.000 unità. Su quest’ultimo punto si è registrata la netta opposizione del presidente italiano Conte che ha rivendicato il diritto alla sovranità che verrebbe leso da quel provvedimento; immediata è stata la reazione del presidente Macron: “I Paesi che non vogliono rafforzare Frontex usciranno da Schengen”.

L’accordo sulla Brexit (la cui data è fissata per il 29 marzo 2019) non si raggiunge perché è incagliato intorno a due nodi, l’accesso al mercato comune (che comporta anche la libera circolazione delle persone, osteggiata dal Regno Unito) e la frontiera irlandese (se l’Irlanda del Nord rimanesse nell’area di libero scambio, il Regno Unito risulterebbe diviso in due territori doganali, condizione inaccettabile per il governo inglese).

Sullo sfondo di questi problemi si proietta l’ombra delle elezioni europee del prossimo anno.

E’ soprattutto la questione dell’immigrazione che orienta le mosse dei governi, molto attenti agli umori dei loro elettorati nazionali.

Su questo tema gli esponenti “sovranisti” (da Orban a Salvini) hanno una posizione comune, segnata dalla risoluta intenzione di fermare i flussi che arrivano dall’Africa e dal Medio Oriente: molti fanno notare che, a parte questa opzione di fondo, gli interessi dei “sovranisti” sono in contraddizione tra di loro (Salvini vuole una redistribuzione di migranti che Orban vede come il fumo negli occhi) e che non potrà mai nascere una vera “internazionale sovranista”, che è di per sé un ossimoro. In realtà questa “internazionale” (vagheggiata dall’americano Steve Bannon e teorizzata dalla fondazione europea The Movement) esiste già di fatto intorno ad un obiettivo politico di grande rilievo: indebolire l’Unione europea, rendendola un guscio vuoto, e riportare i poteri in capo agli Stati nazionali. Le elezioni del prossimo anno avranno proprio questa come posta in palio.

Un primo indiretto successo i “sovranisti” lo hanno già colto: la Merkel appoggerà la candidatura del suo connazionale e capogruppo del Ppe Manfred Weber alla presidenza della prossima Commissione europea: Weber è decisamente un conservatore e non è particolarmente ostile a Orban e al cancelliere austriaco Kurz che rappresentano la quinta colonna dei “sovranisti” all’interno del Ppe; vero è che anche Weber e Kurz hanno votato in Parlamento a favore dell’applicazione dell’articolo 7 dei Trattati all’Ungheria, sotto accusa per gli attacchi allo stato di diritto, per la legge sull’asilo e quella contro le Ong, ma quel voto del Parlamento non modificherà nella sostanza la capacità dei “sovranisti”, interni ed esterni al Ppe, di condizionare questo partito quando si dovranno definire i nuovi equilibri del parlamento che uscirà dalle elezioni e in particolare l’orientamento della futura Commissione. Nessuno può escludere un inedito asse tra popolari e “sovranisti” in sostituzione di quello tra popolari e socialisti.

Le recenti elezioni svedesi del 9 settembre, con l’avanzata della destra populista, contribuiscono a prefigurare un quadro allarmante per il futuro dell’Unione.

Il fronte “europeista” per il momento sembra debole.

Prima delle elezioni tedesche del settembre 2017 sembrava possibile la creazione di un forte asse tra la Francia di Macron e la Germania della Merkel per far compiere al progetto di integrazione europea un salto di qualità. Il risultato di quelle elezioni ha spostato a destra l’equilibrio politico tedesco e ora la Merkel deve preoccuparsi della concorrenza del nuovo partito di destra “Alternativa per la Germania” (Afd) e delle fibrillazioni della Csu, il partito democristiano bavarese, suo tradizionale alleato che ha subito la maggiore erosione di voti da parte dell’ Afd.

La cancelliera si è già riposizionata un po’ più a destra sostenendo, come si diceva poco sopra, la candidatura del conservatore Weber alla presidenza della Commissione europea; Macron vede calare costantemente il suo gradimento in Francia: difficilmente due debolezze costituiranno una forza.

Nel nostro Paese qualcuno propone un fronte largo europeista “da Macron a Tsipras”: anche questa proposta rivela una evidente debolezza. E’ difficile pensare che le sinistre più radicali possano accettare un programma comune con quelle sinistre europee che hanno condiviso negli anni passati tutte le scelte europee che hanno strangolato la Grecia e che sulla scelta dell’”austerità espansiva” hanno emesso soltanto, quando va bene, qualche balbettio.

 

 

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

#8 – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

#9 – Ventotene 2016

#10 – Orban e il referendum ungherese

#11 – Populismi ed euroscetticismi

#12 – L’unione a più velocità

#13 – Populismo, euroscetticismo, sovranismo

#14 – Il populismo 2.0 in Europa

#15 – Il dicembre 2017 dell’UE

#16 – Il gennaio 2018 dell’Unione Europea

#17 – DiEM25, Varoufakis e il “terzo spazio” in Europa

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Il presidente

Hernàn Blanco (R. Darìn) è il presidente dell’Argentina ed è stato eletto puntando sulla sua immagine: un uomo comune e ordinario, senza scheletri nell’armadio, gran lavoratore. I giornali gli rimproverano di non essere all’altezza, però: troppo incolore e poco rilevante, soprattutto in politica estera. Un summit con tutti i paesi del Sudamerica, per un nuovo accordo sul petrolio, con il Brasile che rischia di farla ancora una volta da padrone, è cruciale. Il vertice si tiene in Cile, sulle montagne a oltre 3mila metri, in un albergo di lusso isolato e in mezzo alla neve. A complicare le cose, la figlia di Blanco, il cui marito sembra voglia ricattare il presidente e la presenza della ragazza, mentalmente instabile, diventa un grattacapo non indifferente, nei giorni del summit. Il leader argentino si troverà a dover affrontare contemporaneamente, il versante pubblico e quello privato, con estrema difficoltà.

Presentato anche al Torino Film Festival 2017, il film di Santiago Mitre è un’analisi della politica ai massimi livelli (in una situazione fittizia), che rivela sorprese lungo il cammino. Blanco forse non è lo sprovveduto che i media dipingono e il realismo politico può diventare più importante delle questioni di principio. In fondo è la vecchia massima del “potere che logora chi non ce l’ha” e qui gli Usa, cattivi imperialisti per antonomasia, restano sullo sfondo, ma sempre in partita e con un ruolo determinante. Bella prova di Darìn, ormai volto noto anche in occidente e da citare anche Alfredo Castro, in un ruolo di contorno.

Un po’ cinico, forse, ma comunque da vedere.

 

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Diritti, non privilegi. La manifestazione di Torino

Sabato 27 ottobre il coordinamento non solo Asilo, la rete Senza Asilo, la rete EuropAsilo e numerose altre associazioni del territorio, insieme a moltissimi cittadini, sono scesi in piazza per manifestare contro il “decreto sicurezza” che smantella il sistema di accoglienza e protezione nel nostro Paese. Chi scappa da guerre o soprusi ha il diritto di essere accolto!

 

Di Graziella Lavanga 

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Euforia

Matteo (R. Scamarcio) e suo fratello Ettore (V. Mastandrea) non potrebbero essere più diversi: il primo è un giovane imprenditore di successo, estroverso e festaiolo, con un attico superchic a due passi da Piazza Venezia; il secondo un insegnante taciturno, sposato con una donna (I. Ferrari) e con un figlio piccolo. Ettore si trasferisce a Roma dal fratello più giovane per degli esami e comincia una convivenza surreale. Il punto è che la malattia di Ettore è molto seria e Matteo sceglie di tenere nascosta al fratello la gravità della situazione. Si può mentire (a fin di bene?) e se sì, fino a che punto è lecito spingersi? E quanto pesa il senso di colpa di colui che sa e non dice?

Valeria Golino, attrice emerita del cinema non solo italiano, firma la regia del suo secondo lungometraggio, con un film che mescola toni contrastanti: alterna la leggerezza alla profondità, con guizzi che strappano sorrisi e, anche, qualche lacrima. Più importante della storia, paradossalmente, è il sottotesto e la complessità dei personaggi: le allusioni, i non detti, le cose rimaste in sospeso, che trovano forma in certe inquadrature e in belle invenzioni della sceneggiatura. Riccardo Scamarcio migliora con gli anni, Valerio Mastandrea ormai è una garanzia.

Titolo deviante, per una pellicola che è una scommessa vinta. Presentato al festival di Cannes, nella sezione “Un certain regard”.

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Viaggiare, in movimento

Viaggiamo per conoscere:

Le associazioni, i comitati, le organizzazioni, i soci che compongono il mosaico creativo del Movimento di Acmos.

Andando di città in città, per discutere e confrontarsi, toccando con mano i processi di cambiamento in grado di rendere le città che animiamo luoghi migliori; solidali, inclusivi, creativi. Vivi!

Viaggiamo per incontrare:

Nuovi amici e compagni di viaggio, attraverso assemblee, dibattiti pubblici, sigarette e caffè.

Un cammino bello e necessario, fiduciosi della forza generatrice che questi incontri sapranno stimolare. Un Paese diverso si costruisce insieme!

Viaggiamo per organizzare:

Le forze e le idee migliori, i grandi slanci propositivi.

C’è un mondo vivo e ribollente, composto di nomi, storie e persone in grado di fare davvero la differenza.

Torino, Verbania, Sarzana, Firenze, Roma, Foligno, Bologna, Padova, Trieste, Novara.

Segui il nostro viaggio!

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Mai più fascismi: manifestazione a Torino

Una nuvola nera va nuovamente addensandosi – in Italia come in Europa – sulla società e sulle istituzioni. Riemerge dai cupi anfratti in cui essa, con il suo bagaglio di intimidazioni, odio e discriminazioni, era stata a forza ricacciata dalle lotte di liberazione ed emancipazione partigiana e popolare del secolo scorso.

 

Si nutre dell’abbandono dei valori fondanti di libertà, fraternità ed uguaglianza, e di progresso civile e sociale, che di quelle lotte erano stati il seme, il cuore e la forza propulsiva e alle quali la Costituzione repubblicana, e l’avvento con essa dell’età dei diritti, avevano dischiuso la porta. Ridà corpo agli spettri del revanscismo, del razzismo, del disprezzo del diverso.

 

 

Genera il risorgere, brutale e generalizzato, della violenza. Di quella, di Stato, rappresentata dalla politica del respingimenti di chi fugge dalla povertà, dalle persecuzioni e dalla morte alla disperata ricerca di aiuto e di accoglienza; dalla criminalizzazione di chi lo soccorre e ricerca, e trova – ce lo narra il caso verificatosi a Riace – nuove modalità e modelli di pacifica convivenza tra le genti. Di quella, squadristica e non casualmente contestuale, dei nipotini dei picchiatori, somministratori di olio di ricino, devastatori di Case del Popolo, Camere del Lavoro e redazioni di giornali, assassini degli avversari politici, tornati muscolarmente ad esibirsi in minacce, aggressioni, attentati politici e razzisti.

 

 

Di fronte a essa noi, superstiti delle generazioni che, dopo l’8 settembre 1943, fummo chiamati, ventenni, a decidere da che parte stare, se con i profeti e gli artefici dell’orrore nazifascista o con chi si batteva per un mondo libero, democratico e giusto, diciamo ad alta voce, con la stessa determinazione di allora, che non siamo disposti né ad accettarla né a subirla; tantomeno a lasciarci intimidire da chi, sconfitto dalla Storia, tenta di resuscitare i fantasmi del passato o di inverarli, a ottant’anni dall’emanazione delle infami leggi razziali, in nuove forme di razzismo, intolleranza ed apartheid.

 

 

Non abbiamo paura: come non la ebbero Piero Gobetti, Antonio Gramsci e Giacomo Matteotti, sfidando Mussolini e il fascismo, né i nostri compagni affrontando a viso aperto i rischi del carcere, della tortura, della fucilazione della deportazione, né gli operai delle fabbriche sostenendo la lotta con i boicottaggi e gli scioperi, né le popolazioni delle montagne e delle città offrendo ai combattenti il rifugio e il calore dell’ospitalità e della protezione solidale.

Ad allarmarci profondamente è, se mai, piuttosto il clima di indifferenza, egoismo, timori, intolleranza che tutto ciò ha alimentato e reso possibile. È la rimozione della memoria di quel che noi stessi siamo stati, sia nelle sue luci di rigenerazione e riscatto dalla sottomissione e dalla vergogna, sia nelle sue ombre, di repressione e atrocità coloniali e imperialiste contro quegli

stessi popoli i cui figli oggi chiedono oggi asilo e soccorso. È la ricerca del nuovo nemico contro cui sfogare i propri peggiori istinti e dirottare recriminazioni e frustrazioni.

Contro questa deriva, contro la desertificazione delle coscienze e dello spirito critico che essa va provocando, noi riteniamo essere imperativo morale e politico ineludibile reagire prima che sia troppo tardi. Richiamano tutti noi a una rinnovata scelta di fondo: tra civiltà e inciviltà, tra egoismo e solidarismo, tra il distacco, rassegnato o opportunista, di chi “non la beve” e l’impegno di chi crede nonostante tutto nella virtù del coinvolgimento e della partecipazione, tra il coraggio di ricercare lucidamente le ragioni di disagio, ribellione e rabbia contro lo stato delle cose e le degenerazioni della politica che ne sono state fertile terreno di coltura e subirne passivamente le conseguenze.

 

 

È l’appello che rivolgiamo in primo luogo ai giovani: per ritrovare tutti insieme la voglia e la volontà di riprendere – forse con passo più affaticato e meno ravvivato dal fuoco della speranza e dell’utopia, ma con non minore determinazione – il cammino sui sentieri tracciati dalle donne e dagli uomini, non è retorico rammentarlo, che non esitarono a schierarsi, in tempi lontani e pure tanto vicini ed attuali, per riconquistare la propria dignità di persone e di cittadini.

 

Gastone Cottino, partigiano, Brigata SAP Mingione
Maria Airaudo, partigiana, 105° Brigata Garibaldi
Cesare Alvazzi Del Frate, partigiano, 41° Divisione Val Chisone Sante Bajardi, 10° brigata SAP Garibaldi
Franco Berlanda, partigiano comandante, 4° Divisione Garibaldi Gisella Giambone, partigiana, Brigata Curiel
Palmiro Gonzato, partigiano, Brigata Garibaldi Mamelli Giovanni Tonello, partigiano, 49° Brigata Garibaldi
Bruno Segre, partigiano, 1° Divisione Giustizia e Libertà

 

 

Sabato 20 Ottobre alle ore 16.00, in Piazza Palazzo di Città, fianco a fianco, è dovere di tutti esserci.
Noi saremo lì, ancora una volta: vi aspettiamo!

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Diritti, non privilegi

Un incontro partecipato, ricco di riflessioni e confronto, per condividere azioni comuni e modalità che possano contrastare l’idea dominante che richiedenti asilo e rifugiati siano la causa di tutti i mali del paese.

Ci vediamo in piazza il 27 ottobre. Stay Tuned!

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