• Davide Mattiello Presenta un esposto contro Forza Nuova e Casa Pound
    Secondo il Parlamentare le due organizzazioni rappresentano una forma di riorganizzazione del Partito Fascista Oggi, 22 febbraio 2018, Davide Mattiello – Fondatore di Benvenuti in Italia e parlamentare del Partito Democratico – ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Torino nei confronti delle organizzazioni politiche Forza Nuova e Casa Pound... Read more »
Carica altri articoli

Respiro: Il Coraggio di vivere nelle diversità

Sfileremo indossando delle maschere, per una manifestazione “ecologica”.

Il nostro mondo è inquinato e non solo dal punto di vista ambientale. Le nostre esistenze sono contaminate dall’odio, sentimento che si manifesta prepotentemente nella nostra quotidianità, avvelenando le proposte della politica, le reazioni e le opinioni della gente comune, amplificate dai media tradizionali e non.

 

Le cronache degli ultimi giorni raccontano di un clima arroventato, contraddistinto da formazioni politiche – candidate alle prossime elezioni – che inneggiano apertamente al fascismo proponendo nei programmi azioni volte ad escludere gli ultimi, come i migranti, o a cancellare i diritti civili conquistati in 70 anni di Repubblica.

 

Per questo, noi giovani del Movimento di Acmos, impegnati nella campagna per la Cittadinanza – percorso di riflessione e indagine sul tema dell’odio – che quest’anno prende il nome di “Hate”, decidiamo di sfilare per le vie della città perché non è possibile restare a guardare: è tempo di reagire e di tutelarci da tutto questo smog!

 

La Street Parade organizzata è idealmente collegata alla grande manifestazione nazionale che, domani 24 febbraio, sfilerà per le vie di Roma. Indetta da diverse sigle, tra le quali ANPI e Libera, prende il nome di «Mai più fascismi, mai più razzismi» e vuole contrastare – con gli strumenti della democrazia, del dialogo, della cultura e della partecipazione – ogni deriva razzista, oscurantista, autoritaria ed ogni irresponsabile demagogia che fomenta paure, rancori, xenofobie.

Per tutti questi motivi, il 24 febbraio a partire dalle ore 14.30, manifesteremo partendo da Piazza Galimberti a Torino, muniti di mascherine antismog, biciclette, filtri per l’aria e striscioni di protesta, chiedendo a gran voce che vengano spenti i motori e si ritorni a respirare aria pulita. In ballo c’è la nostra democrazia liberale, che tutela diritti ed impone doveri, grazie alla quale godiamo di libertà che vogliamo agire per mantenere la Pace e la giustizia sociale.

L’iniziativa rientra nel progetto del Comune di Torino AxTOProgramma per la riqualificazione e la sicurezza delle periferie”

La manifestazione proseguirà, dalle 15.30, con un’assemblea dei Gec (Gruppi di Educazione alla Cittadinanza) di Acmos, nella quale condivideremo i nostri pensieri con alcuni ospiti e ragioneremo di tutela e rilancio: con quali strumenti possiamo difenderci dallo smog? Da cosa ci stiamo facendo distrarre? Come generare “aria pulita”?

Abbiamo il coraggio di vivere nella diversità: W l’ecologia!

Leggi tutto >>

Filo Continuo: la festa per i 10 anni di vita comunitaria

Filo Continuo, la comunità di cohousing in spina 3 a Torino, ha festeggiato i 10 anni di attività.
Domenica, i ragazzi e le ragazze che vivono la quotidianità di questa esperienza si sono ritrovati per festeggiare questo importante traguardo.
Buon compleanno, Filo Continuo!

Leggi tutto >>

Verso le elezioni, seconda puntata: 2001-2011

La seconda parte dell’analisi della politica italiana, da Tangentopoli in avanti, a cura del Centro Studi Streben.

L’elezione del 2001 segnò una vittoria con ampio margine della coalizione di centrodestra (in Sicilia 61 collegi su 61 videro il prevalere della casa delle Libertà). Iniziarono così 5 anni di legislatura, in cui il conflitto di interessi di Berlusconi (mai risolto negli anni di governo dell’Ulivo) esplodeva in tutta la sua evidenza plastica: una serie di cosiddette leggi ad personam vennero varate, per tutelare il Cavaliere dal rischio di processi o condanne. Ma conflitto di interessi stava anche a indicare, diventandone una delle parole d’ordine dell’opposizione, il macroscopico paradosso che Berlusconi incarnava: un proprietario di canali commerciali che aveva un peso determinante sulla tv pubblica, di fatto condizionando la Rai. Nel 2002 Berlusconi da Sofia in conferenza stampa (sarà ricordato come “l’editto bulgaro”) si scagliò contro Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro, colpevoli a suo dire di aver fatto un “uso criminoso” della tv pubblica pagata dagli italiani: di fatto fu un’epurazione che allontanò i tre giornalisti dai canali televisivi della Rai, per diversi anni. Nel febbraio 2002 il noto regista Nanni Moretti, prendendo la parola in una manifestazione in piazza Navona a Roma, accusò la classe dirigente del centrosinistra della disfatta elettorale di qualche mese prima e, metaforicamente, inaugurò la stagione dei “girotondi”: le mobilitazioni di una parte di società civile, contro le leggi ad personam che il Cavaliere (e la sua maggioranza) sfornava senza sosta. Berlusconi in cinque anni di legislatura riuscirà ad abolire il falso in bilancio, a ridurre i termini di prescrizione, a evitare i processi alle prime cinque cariche dello Stato (quindi anche per sé), a varare diversi condoni fiscali ed edilizi, a salvare Rete4 ed evitare leggi sul conflitto di interesse, a imporre il digitale terrestre e abolire la tassa di successione, oltre a ulteriori legge vergogna. Il culmine dell’arroganza lo vedrà varare una riforma costituzionale, nel 2005, che prevedeva vari aspetti, tra cui un rafforzamento del ruolo del Presidente del Consiglio. La riforma sarà bocciata dal referendum confermativo, con il 61% di No, nel giugno del 2006.

Le elezioni dell’aprile 2006, questa volta con una nuova legge elettorale, a firma del leghista Calderoli (che definì la sua stessa creatura “una porcata”), videro come dieci anni prima contrapposti nuovamente Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Quest’ultimo ebbe la meglio, sebbene ottenendo una maggioranza alla Camera, ma di fatto non avendola al Senato. Nel maggio di quell’anno, Giorgio Napolitano, ex comunista e deputato di lungo corso, venne eletto Presidente della Repubblica. Il governo Prodi II avrà vita breve, circa due anni, per due principali motivi: i dissidi interni alla maggioranza e, soprattutto, i numeri risicatissimi in Senato, dove spesso fu il voto dei senatori a vita (all’epoca ben sette!) a fare da stampella al Governo. Già nel febbraio 2007 in Senato la Maggioranza andò sotto, su una risoluzione relativa alla politica estera, con riferimento alla presenza italiana in Afghanistan delle truppe italiane, all’interno di una missione Nato. I due voti determinanti contrari furono dei senatori Fernando Rossi e Franco Turigliatto (rispettivamente esponenti dei Cominusti Italiani e di Rifondazione Comunista). Prodi si dimise, ma Napolitano respinse le dimissioni e il Governo si ripresentò in Senato dove ottenne la fiducia, peraltro sempre sul filo di lana. Nel gennaio 2008 il ministro della Giustizia Clemente Mastella (leader del partitino Udeur) venne inquisito dai magistrati di Santa Maria Capua Vetere, insieme alla moglie. Mastella prima si dimise, per poi passare all’opposizione, facendo mancare la fiducia al Governo in Senato, nel febbraio 2008, costringendo Prodi a nuove e definitive dimissioni e allo scioglimento anticipato delle Camere.

Si tornava così al voto, dopo due anni appena di legislatura, nell’aprile 2008. Nel frattempo i DS (l’evoluzione del Pds) e la Margherita (partito che aveva riunito i popolari, ex democristiani, che si collocavano nel centrosinistra) si erano fusi insieme dando vita al Partito Democratico, il cui leader Walter Veltroni (già sindaco di Roma e ministro) era stato incoronato dalle primarie del partito, cui avevano partecipato milioni di italiani.

Si profilava uno scontro tra Berlusconi, di nuovo sugli scudi dopo due anni, e appunto Veltroni. Questa volta l’unità del centrosinistra si sfaldò: da una parte infatti si schierarono PD, Italia dei Valori (partito che faceva capo all’ex magistrato Antonio Di Pietro) e Radicali; dall’altra, sotto la sigla “sinistra arcobaleno”, ex comunisti, verdi e Sinistra Democratica, la costola più radicale dei Ds che aveva rifiutato la nascita del Pd. Il centrodestra si ripresentava con una coalizione che metteva insieme Forza Italia, Lega Nord e Alleanza Nazionale, ma senza l’Udc che correva da solo, né l’estrema destra, che puntava su Daniela Santanchè. Nonostante questa frammentazione parziale, la coalizione di Berlusconi vinse nettamente le elezioni. Al Cavaliere fu affidato il compito, per la quarta volta, di formare un nuovo esecutivo, che giurò nel maggio dello stesso anno. Berlusconi si apprestava a governare con un’ampia maggioranza e così fu, almeno per i primi tre anni. Da ricordare, nella legislatura la riforma della scuola (molto criticata) con la ministra Maria Stella Gelmini e la vicenda di Eluana Englaro, che riaccese roventi polemiche sul tema del fine vita. Le questioni della giustizia tornarono ad essere centrali nell’agenda del Governo: fu approvato lo scudo fiscale e il Lodo Alfano (che sospendeva i processi in corso per le principali cariche dello Stato); nel frattempo alcuni membri della Maggioranza, per questioni giudiziarie, diventavano sempre più imbarazzanti per l’Esecutivo: Marcello Dell’Utri sotto processo per concorso esterno 8e di lì a poco per altre gravi accuse), Totò Cuffaro per favoreggiamento aggravato alla mafia, Nicola Cosentino per rapporti con la Camorra. Inoltre, nell’estate 2010, il leader di Alleanza Nazionale e presidente della Camera, Gianfranco Fini, dopo uno scontro interno alla coalizione, fondò il partito Futuro e Libertà, creando un gruppo parlamentare di suoi fedelissimi e facendo dimettere i “suoi” ministri. Di lì a un anno, per il peggioramento esponenziale della situazione finanziaria del Paese, con non poche tensioni sui voti della legge di Bilancio, Berlusconi, anche su pressione delle istituzioni economiche europee e mondiali, rassegnerà le dimissioni, nel novembre del 2011. La pietra dello scandalo fu la questione spread. Il termine inglese “spread” in gergo finanziario indica in generale la differenza che c’è tra due valori. Dall’estate 2011 nel linguaggio comune spread è passato ad indicare un differenziale preciso: quello tra il rendimento (cioè quanto pagano di interesse a chi li possiede) dei titoli di stato decennali italiani (i BTP) e quelli tedeschi (i Bund). Il rendimento di un titolo di stato è in sostanza una misura della solidità percepita di un paese: un rendimento basso significa che gli investitori ritengono quel Paese in grado di ripagare facilmente i suoi debiti, mentre un rendimento alto significa che ci sono dei dubbi (e quindi gli investitori vogliono essere “premiati” per il rischio che si prendono). Lo spread si misura in “punti base”: un punto base è un centesimo di punto percentuale. La crisi greca, in pieno 2011, peggiorò rapidamente e tra gli esperti e gli operatori di mercato cominciò a diffondersi la preoccupazione di una rottura dell’area Euro. A giugno lo spread superò i 300 punti, il mese dopo oltre 400. A novembre, durante una crisi del governo Berlusconi in un voto alla Camera, lo spread arrivò al record mai più raggiunto di 574 punti base (anche se prima della chiusura scese leggermente, arrivando a 552). Ancora una volta, fattori di contesto europeo, questa volta di ordine economico, si riflettevano sulla politica italiana, portando alle dimissioni di un Governo e alla conclusione dell’ultimo Esecutivo a guida Berlusconi.

Leggi tutto >>

La verità sul processo Andreotti

Da qualche settimana è uscito nelle librerie un piccolo libro prezioso, “La verità sul processo Andreotti”, a firma di Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte. Non è semplicemente una ricostruzione di quello che fu ribattezzato “il processo del secolo”, a carico del senatore a vita Giulio Andreotti (1919-2013), già sette volte presidente del Consiglio e trenta volte tra ministro e sottosegretario, accusato partecipazione all’associazione mafiosa Cosa Nostra e processato a metà degli anni ’90. Certo, ci sono ricontestualizzate le premesse che portarono al dibattimento e, soprattutto gli esiti: la condanna, con prescrizione intervenuta, con sentenza definitiva del 2004, per associazione mafiosa almeno fino alla primavera del 1980; ma c’è di più, ovvero la disamina attenta e scrupolosa dell’intreccio e delle commistioni tra potere criminale e potere politico, in particolare attraverso il blocco di potere che faceva riferimento ad Andreotti e i suoi uomini di fiducia: i cugini Salvo, l’on. Salvo Lima, il finanziere Michele Sindona. Un reticolo di interessi che vedeva da una parte Cosa Nostra e, dall’altra, un pezzo significativo della Democrazia Cristiana, potenza politica in Sicilia per oltre quarant’anni.

Non è soltanto l’occasione per Caselli e Lo Forte (che all’epoca dei fatti erano rispettivamente il procuratore capo a Palermo e il pubblico ministero al processo Andreotti) per tornare su quello che sarebbe ovvio a dirsi, ma purtroppo non lo è nel nostro Paese: che la prescrizione non è un’assoluzione, che quindi Andreotti non fu un innocente, vittima di una macchinazione giudiziaria, ordita da toghe politicizzate. E’ anche, nella sua sintesi e chiarezza, una fotografia del rapporto mafia-politica, nel suo esempio più drammaticamente emblematico. I riflessi di quelle dinamiche, purtroppo, si riverberano ancora sulla stretta attualità, basti pensare al processo sulla “Trattativa Stato-mafia”, in questi giorni alle ultime battute prima della sentenza di primo grado; ma è inevitabile pensare alla vicenda giudiziaria di Marcello Dell’Utri, anch’essa in questi giorni all’onore delle cronache, che ha visto l’ex senatore di Forza Italia, condannato con sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, a sette anni di reclusione.

Ombre del nostro passato, nemmeno troppo lontano, che si allungano ancora nel nostro presente.

Un libro necessario per scongiurare l’oblio sempre dietro l’angolo e fare i conti con le responsabilità, ancora prima che penali, morali del nostro Paese. 

 

Leggi tutto >>

La forma dell’acqua

Elisa (S. Hawkins) è muta e fa le pulizie in un laboratorio scientifico di Baltimora. Siamo in piena Guerra Fredda e gli esperimenti americani sono tutti all’insegna della competizione con i sovietici. Elisa ha una vita solitaria, l’unico amico è il vicino di casa Giles (R. Jenkins), disegnatore e omosessuale attempato. Un giorno al laboratorio arriva una misteriosa creatura, scortata dall’agente Strickland (M. Shannon), che l’ha catturata in Sudamerica e si aspetta che gli scienziati americani la possano studiarne e carpirne i segreti. Elisa, che comunica a gesti, è attratta dallo strano essere e, piano piano, instaura una forma di comunicazione con lui, stabilendo un rapporto che la porterà a pensare di far fuggire quella che per gli scienziati è solo una cavia da sezionare.

Guillermo Del Toro (“Il labirinto del fauno”) firma la regia e il soggetto di una pellicola difficile da classificare. E’ in fondo una tenera favola romantica, dove due diversi, che non possono esprimersi con le parole, trovano il modo di stabilire un contatto. Cast di prim’ordine (da citare anche Olivia Spencer e Michael Stuhlbarg), colonna sonora anni ’50 molto azzeccata, e un mescolamento di generi: dal fantasy, all’horror, fino alla spy story, tutto frullato con il personale stile del regista e illuminato da guizzi di umorismo, in alcuni dialoghi.

Leone d’oro al Festival di Venezia, due Golden Globe e 13 nomination agli Oscar. Una scommessa difficile, ma certamente azzeccata. Un fascino estetico, ma anche metaforico, innegabile.

Onore al merito.

Leggi tutto >>

Verso le elezioni, riassunto delle puntate precedenti: 1992-2001

Questa è la prima parte di un approfondimento, a cura del Centro Studi Streben, per inquadrare sinteticamente gli ultimi 25 anni di storia italiana, in vista delle elezioni del 4 marzo prossimo.

 

Il 17 febbraio 1992 Mario Chiesa, socialista milanese e presidente del Pio Albergo Trivulzio, venne arrestato in fragrante, mentre intascava una mazzetta. L’episodio, in apparenza marginale (Craxi, leader del Partito Socialista, minimizzò, definendo Chiesa un mariuolo!) era invece la prima crepa in un sistema che, di lì a qualche mese sarebbe imploso, travolgendo quarant’anni di storia repubblicana, oltre che buona parte del blocco di potere che aveva governato l’Italia dal 1948. L’inchiesta della procura di Milano prese il nome di “Mani Pulite” e il suo uomo simbolo fu il magistrato Antonio di Pietro (che si sarebbe poi dato alla politica, con risultati alterni), componente del pool che indagava sui reati, composto da magistrati quali Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Francesco Saverio Borrelli, Ilda Bocassini e Gherardo D’Ambrosio. L’epoca che passerà alla storia come “Tangentopoli”, per una serie di inchieste collaterali, mise alla luce un fitto intreccio di corruzione, tra potere politico ed economico, in cui erano coinvolti molti dei principali partiti. Il tutto avveniva all’indomani di sconvolgimenti sul piano mondiale, i cui riflessi avevano condizionato pesantemente anche gli assetti italiani (il Muro di Berlino era caduto nel 1989, l’Urss implosa nel 1991) e nell’anno in cui Cosa Nostra spingeva l’attacco al cuore delle Istituzioni al suo apice, con le stragi di Capaci e via d’Amelio e le morti dei magistrati simbolo della lotta alla mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con relative scorte.

Nel 1993, per la prima volta nella storia italiana, divenne premier un indipendente, l’ex governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi: il suo governo giurò il 29 aprile mattina, ma la sera stessa quando la Camera dei deputati negò l’autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi, accusato di tangenti, i ministri del Pds e dei Verdi si dimisero per protesta. Il giorno dopo Craxi, il leader del Psi che era stato presidente del Consiglio a metà degli anni ‘80, fu pesantemente contestato all’uscita dall’Hotel Rapahel a Roma.

Le monetine lanciate a Craxi erano il preludio simbolico e plastico dello sbriciolamento di un sistema di potere: dopo quasi 50 anni di governi democristiani e affini (con l’esclusione di Craxi stesso, che però governo anche con i voti della Dc), sembrava scontato un trionfo delle sinistre. Il Pds (cioè l’evoluzione del Pci dopo il crollo dell’Urss) era considerato favorito dopo l’implosione della Democrazia Cristiana.

Nel frattempo, dopo i referendum del 1993, la legge Mattarella modificò la legge elettorale, passando da un sistema proporzionale, sostanzialmente in vigore da quarant’anni, a uno maggioritario.

La Prima Repubblica, nell’espressione giornalistica, cedeva il passo alla Seconda, pur senza alcun cambio della Costituzione: Craxi fuggiva alla giustizia rifugiandosi in Tunisia, Andreotti sarebbe stato processato a Palermo per mafia, storici leader politici sfilavano nei processi, arrampicandosi sugli specchi, per giustificare il sistema di tangenti nel quale erano affogati miseramente.

 

In vista delle elezioni del 1994, tuttavia, la sorpresa fu la celeberrima discesa in campo di Silvio Berlusconi, imprenditore lombardo, fondatore di Publitalia e Fininvest (oggi Mediaset), presidente del Milan Calcio, editore e proprietario di giornali. Fino ad allora il Cavaliere (come era stato soprannominato dalla stampa per l’onorificenza ricevuta nel 1977) era noto soprattutto per aver introdotti i canali commerciali nella televisione italiana, anche grazie a due decreti a sua tutela emessi sotto i governi Craxi (di cui era amico personale), fino alla legge Mammì del 1990, che permise al gruppo Fininvest di stare sul mercato, quasi senza concorrenza. Pochi erano a conoscenza dei trascorsi del celebre imprenditore lombardo che ora si gettava nell’agone politico: l’iscrizione alla P2 (tessera 625), gli ambigui rapporti con mafiosi (Vittorio Mangano, assunto come stalliere nella villa di Arcore) o  loro  interlocutori (su tutti Marcello Dell’Utri, poi condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, a 7 anni di reclusione e attualmente in carcere), ma anche l’origine stessa della fortuna del suo impero economico. Era semplicemente, e ci avrebbe giocato su a lungo, l’uomo (o l’imprenditore) che si è fatto da sé. Berlusconi si candidava a guidare uno schieramento di centrodestra, che metteva insieme la Lega Nord di Umberto Bossi e il Movimento Sociale Italiano- Alleanza Nazionale: una coalizione che contava quindi al suo interno gli (ex?) fascisti missini e i secessionisti del nord. Una coalizione che puntava a raccogliere i voti della diaspora democristiana, approfittando del periodo di crisi dei partiti e di una classe dirigente allo sbando, puntando su un modello rassicurante, la cui parola d’ordine era ottimismo, agitando lo spauracchio del comunismo (nonostante la fine dell’Urss), presentandosi con l’homo novus alla guida.

La gioiosa macchina da guerra, come fu definito invece lo schieramento dei partiti di sinitra, nella convinzione di sbaragliare gli avversari, fu travolta dal fenomeno Berlusconi, che vinse le elezioni e divenne presidente del Consiglio nell’aprile di quell’anno. Le sinistre unite, guidate da Achille Occhetto, ultimo segretario del Pci e fautore della transizione verso il Pds, pagarono lo scotto di rappresentare un modello di potere superato dai fatti recenti, in cui apparivano inevitabilmente compromesse, seppur in dimensione decisamente minore.

Il Governo Berlusconi tuttavia avrà vita breve, pur manifestando le prime avvisaglie dell’ossessione giudiziaria del suo Premier: in novembre Berlusconi ricevette un avviso di garanzia, nell’ambito di un’inchiesta sul suo gruppo imprenditoriale; il mese dopo la Lega Nord passò all’opposizione, facendo così mancare alla Maggioranza i voti per governare. Berlusconi fu costretto a dimettersi e per la prima volta nella storia repubblicana si realizzerà un cosiddetto governo tecnico, cioè composto da personalità esterne alla politica attiva e presieduto da Lamberto Dini. ex ministro del Tesoro nel primo governo Berlusconi e già direttore della Banca d’Italia. Il governo Dini avrà vita breve, appena un anno (gennaio 1994 – maggio 1995), spianando la strada alle elezioni anticipate, dopo lo scioglimento delle Camere.

In vista delle nuove consultazioni elettorali, il centrosinistra diede vita all’alleanza che prenderà il nome di Ulivo, mettendo insieme le esperienze dei Ds (evoluzione del Pds), i popolari (un pezzo degli ex dc), i verdi e altre formazioni di sinistra. L’Ulivo si alleava con Rifondazione Comunista, la costola del Pci che aveva scelto una via autonoma e più radicale. Dall’altra parte, a differenza del 1994, Lega e Centrodestra, correvano separati. Quest’ultimo elemento fu determinante per la vittoria dell’Ulivo, che porterà Romano Prodi, politico, economista e accademico, a Palazzo Chigi. Il governo Prodi, con l’appoggio di Rifondazione Comunista, rimarrà in carica circa due anni e mezzo, ottenendo l’importante traguardo di entrare nel gruppo dei paesi dell’Euro. Tra il 1997 e il 1998 vide la luce anche una commissione bicamerale, presieduta da Massimo D’Alema, con il compito di scrivere una bozza di riforma costituzionale. L’accordo prevedeva un’intesa con tra i principali schieramenti, ma all’ultimo Berlusconi mandò tutto all’aria, facendo naufragare il lavoro della commissione, che pur aveva sollevato molte critiche. All’interno della maggioranza, le frizioni con Rifondazione Comunista, in particolare su politica estera e legge finanziaria, però, porteranno a due crisi di Governo, fino al passaggio degli ex comunisti guidati da Fausto Bertinotti all’opposizione. Prodi, privo della maggioranza, rassegnò le dimissioni. Questa volta non si andò verso elezioni anticipate, ma una nuova maggioranza parlamentare sostenne un governo con a capo Massimo D’Alema (leader dei Ds), primo ex comunista nel ruolo di Premier. D’Alema guidò due governi consecutivi, con un rimpasto tra il primo e il secondo, fino alla primavera del 2000. Nel 1999 le polemiche investirono il Governo, per la scelta di intervenire contro la Serbia, che stava attuando una sanguinosa repressione nella regione del Kosovo, insieme all’alleanza della Nato. Nel 1999, inoltre, veniva eletto al Quirinale, Carlo Azeglio Ciampi, che succedeva dopo 7 anni al democristiano Oscar Luigi Scalfaro, eletto nei giorni tremendi della strage di Capaci.

Dopo la sconfitta del centrosinistra alle consultazioni amministrative del 2000, D’Alema rassegnò le dimissioni e l’ultimo anno di legislatura vide presidente del Consiglio Giuliano Amato.

Nel maggio 2001 si tornava a votare, dopo cinque anni di Governi di centrosinistra.

Leggi tutto >>

16# Diario Europeo: Il gennaio 2018 dell’Unione Europea

 

a cura del Centro Studi Streben

L’uscita del Regno Unito dall’Ue ha prodotto dei problemi contabili alla Ue. Il prossimo bilancio pluriennale (2020-2027) dell’Unione dovrà far a meno dei contributi del terzo Paese membro per risorse versate (mancheranno tra i 12 e i 14 miliardi l’anno). Sarebbero necessarie nuove spese relative a immigrazione, controllo delle frontiere esterne, sicurezza e difesa, che comporteranno, secondo primi calcoli, attorno ai 10 miliardi di euro l’anno.

La discussione è già iniziata anche se entrerà nel vivo solo a partire da maggio quando la Commissione presenterà le sue proposte. Pur in presenza di una situazione economica migliorata, le difficoltà politiche creeranno molti problemi: a cominciare dai Paesi dell’Europa centro-orientale, ci sarà la volontà di investire nuove risorse? Molti analisti temono che la scelta, per far fronte al buco della Brexit e alle nuove sfide, sarà quella di tagliare altre voci di spesa senza finanziamenti aggiuntivi.

Il 10 gennaio si è tenuto a Villa Madama il Vertice del Mediterraneo tra i sette paesi mediterranei della Ue: la dichiarazione finale auspica consultazioni popolari in tutta la Ue sulle priorità per il futuro, la creazione di liste transnazionali per l’elezione dell’Europarlamento e “uno sforzo per costruire un nuovo e giusto sistema comune europeo per l’asilo” che tenga finalmente conto degli sforzi che devono compiere i Paesi che si trovano in prima linea (Italia, Grecia, Cipro).

Il giorno successivo ha avuto luogo l’incontro tra Gentiloni e Macron in vista della firma (prevista entro la fine dell’anno) di un “Trattato del Quirinale” tra Italia e Francia, sul modello del “Trattato dell’Eliseo”, per stabilire modalità e scopi di una cooperazione bilaterale che abbia come obiettivo generale un’Europa sociale e forte nel mondo, e come obiettivi più specifici una politica dell’immigrazione fondata su “concetti di responsabilità condivisa”, una politica economica volta alla crescita, politiche sociali inclusive, un rafforzamento della difesa europea.

Si coglie in questa iniziativa un altro sforzo del presidente Macron di consolidare i rapporti tra i Paesi della “Vecchia Europa” per farne un nucleo centrale di un nuovo progetto europeista.

Il 22 gennaio l’Assemblea nazionale francese e il Bundestag tedesco hanno votato la revisione del Trattato dell’Eliseo firmato il 22 gennaio del 1963, che ha costituito la base della cooperazione tra Francia e Germania negli ultimi 55 anni.

L’obiettivo è incrementare l’integrazione tra i due Paesi e creare “uno spazio comune franco-tedesco, con regole armonizzate” relativamente, in particolare, al diritto societario, al regime di fallimento e alla fiscalità per le imprese; inoltre si parla di potenziare la formazione e l’apprendistato, di cooperare in modo più stretto in materia di difesa, politiche migratorie, lotta al cambiamento climatico.

Il nuovo trattato dovrebbe essere approvato entro la fine dell’anno. Il suo significato è evidente: fa seguito all’ormai celebre discorso di Macron alla Sorbona in cui il Presidente francese aveva lanciato la proposta di una rinnovata partnership franco-tedesca necessaria per dare un nuovo impulso ad un’Unione europea «troppo debole, lenta e inefficiente».

L’iniziativa di Macron e della Merkel è guardata con un certo sospetto da quei paesi che non sono favorevoli ad una maggiore integrazione europea e che temono di essere tagliati fuori da una nuova possibile fase nella storia dell’Unione europea.

Con il Piano Prodi, presentato a Bruxelles il 23 gennaio, ha fatto la sua comparsa nel dibattito pubblico dell’Unione l’urgenza di un rilancio dell’”Europa sociale”, anche per riavvicinare i cittadini alle istituzioni europee e per contrastare i populismi.

Si tratta di un documento promosso dall’associazione delle banche pubbliche europee (per l’Italia la Cassa Depositi e Prestiti) e ideato da un gruppo di studio presieduto da Prodi.

L’idea è di creare un fondo per investimenti sociali finanziato con l’emissione di obbligazioni adatte a grandi investitori: i capitali così raccolti servirebbero a finanziare scuole di tutti i livelli, strutture sanitarie e l’edilizia sociale.

E’ un piano che finalmente rimette al centro le necessità sentite come più urgenti dai cittadini europei, e qualcuno si è spinto a parlare di un New Deal europeo. Pur guardando con interesse a questa proposta, osservatori di sinistra hanno fatto notare che nel piano manca l’individuazione delle risorse necessarie a fornire i servizi resi disponibili dalle infrastrutture: finanziare la costruzione di infrastrutture senza finanziare l’erogazione dei servizi si rivela essere un progetto monco. Inoltre, se si volesse propriamente parlare di New Deal, bisognerebbe predisporre un programma per creare occupazione duratura: la mancanza di lavoro resta il problema numero uno dell’Unione e su questo il piano Prodi è carente.

 

 

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

#8 – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

#9 – Ventotene 2016

#10 – Orban e il referendum ungherese

#11 – Populismi ed euroscetticismi

#12 – L’unione a più velocità

#13 – Populismo, euroscetticismo, sovranismo

#14 – Il populismo 2.0 in Europa

#15 – Diario Europeo: il dicembre 2017 dell’UE

 

Leggi tutto >>

Torino For Syria: la presentazione alla stampa

Oggi è stata presentata la seconda edizione di #TorinoForSyria per sostenere i profughi siriani in Libano. Giovedì 15 febbraio, dalle 19.00, all’Hiroshima Mon Amour si terrà un aperitivo e un concerto di raccolta fondi. Particolarmente toccante l’intervento di Mohamed, profugo siriano, che ha visto la sua generazione distrutta dalla guerra.

Il concerto vuole aiutare i civili che hanno subito le conseguenze più pesanti del conflitto a far sentire la loro voce e a ritrovare speranza nel futuro, sostenendo la proposta di pace di Operazione Colomba.

Leggi tutto >>

#TorinoForSyria: presentazione dell’iniziativa

Lunedì 5 febbraio -12,00
Sala Voltoni del Polo ‘900 , Via del Carmine 14, Torino

 

Un aperitivo e un concerto di raccolta fondi per sostenere i profughi siriani in Libano. #TorinoForSyria arriva alla sua seconda edizione, dopo l’esperienza dello scorso anno.

L’evento, nato dalla collaborazione di un gruppo di associazioni e fondazioni torinesi, è nato dall’esigenza di sostenere le attività di Operazione Colomba in Libano, dove da anni è stato allestito un campo profughi che accoglie uomini, donne e bambini in fuga dalla Syria, teatro di una feroce guerra.

Grazie alla disponibilità di Hiroshima Mon Amour e dei suoi lavoratori, abbiamo deciso di organizzare una serata per parlare del tema. Giovedì 15 febbraio, dalle 19.00, all’Hiroshima promuoviamo un aperitivo di raccolta fondi con prodotti tipici siriani e un concerto benefit.

L’iniziativa sarà presentata lunedì 5 febbraio, ore 12,00 presso la sala Voltoni del Polo ‘900 , Via del Carmine 14, Torino.

A parlare del contesto siriano, dei progetti di accoglienza e supporto in Libano saranno presenti: Alessandro Ciquera, volontario di Operazione Colomba e profughi siriani che oggi vivono in Italia, arrivati grazie ai “Corridoi Umanitari”.

Oltre a Fabio Domenico Trocino, membro del comitato Diritti Umani della Regione Piemonte, interverranno alcuni rappresentanti delle associazioni coinvolte e saranno presentate le band che si esibiranno durante la serata.

 

Promuovono l’iniziativa:

Operazione Colomba, Acmos, Hiroshima Mon Amour, Fondazione Vera Nocentini, AltreProspettive, Centro Studi Sereno Regis, Fondazione Benvenuti in Italia, Libera Piemonte.

Con il gratuito patrocino di
Consiglio regionale del Piemonte, Comitato Diritti Umani, Circoscrizione 8.

Per informazioni
diego.montemagno@acmos.net
+393336044791

Leggi tutto >>

Come si vota il 4 marzo?

Il 29 gennaio 2018 alla Scuola di Politica di Benvenuti in Italia, Anna Mastromarino – docente di diritto costituzionale comparato – ha spiegato il funzionamento della legge elettorale che useremo alle prossime elezioni politiche del 4 marzo: il Rosatellum. Ha descritto nel concreto come si voterà e come sarà fatta la scheda elettorale ed ha risposto a tutte le domande dei numerosi cittadini-elettori che hanno partecipato alla serata.

Leggi tutto >>

Chiamami col tuo nome

Crema, estate 1983. Il professor Perlman (M. Stuhlbarg) e sua moglie (A. Casar) ospitano nella casa di famiglia, l’americano Oliver (A. Hammer), che sta scrivendo la tesi post dottorato. Il figlio dei coniugi Perlman, il diciassettenne Elio (T. Chalamet) è attratto da Oliver, o forse solo incerto delle sue pulsioni, ma convito di non interessare allo studente americano. Tra pomeriggi in piscina o a prendere il sole, libri letti e serate all’aperto, i giorni passano ed Elio è sempre più combattuto, anche nel flirtare con l’italiana Marzia, mentre Oliver pare non considerarlo più di tanto. Tra impeti e goffaggini, frustrazioni e slanci di intimità, freni e salti nel buio, i due non potranno che intrecciare le rispettive vite, anche se solo per qualche settimana.

Luca Guadagnino (“Io sono l’amore”, “The bigger splash”) porta al cinema il romanzo omonimo di Andrè Aciman (che appare in un cameo), su sceneggiatura di James Ivory. Sposta l’ambientazione dalla Liguria e la retrocede di cinque anni, sullo sfondo delle elezioni italiane dell’estate 1983. Se alcuni passaggi della cornice rischiano di essere discutibili (il dialogo a tavola sulla politica italiana, lo sfondo della provincia un po’ caricaturale, la stessa villa “viscontiana” in cui si gioca quasi tutta la vicenda), la forza del racconto sta nel rapporto tra i due protagonisti: l’alchimia tra gli interpreti funziona perfettamente, ma soprattutto Guadagnino e Ivory riescono a rievocare quel sentimento che c’è nelle pagine del romanzo. Quel misto di tenerezza e ossessione, che pervade Elio e che fa da architrave al rapporto tra i due. Contano gli sguardi, i silenzi, i non detti, le dissolvenze, ma soprattutto la dimensione multilinguistica dei dialoghi (inglese, francese, italiano), che il doppiaggio appiattisce maldestramente.

Menzione d’onore a Timothée Chalamet, ventiduenne straordinario, giustamente candidato all’Oscar (insieme al film, la sceneggiatura e la canzone).

Da vedere in lingua originale!

Leggi tutto >>

#GiornodellaMemoria: Inside-Out, il nuovo viaggio del Meridiano d’Europa

Come da 4 anni a questa parte, decidiamo di raccontarvi il nostro viaggio per costruire un’Europa migliore nel giorno che ricorda il punto più basso toccato dalla nostra umanità.

Oggi, 27 gennaio, è il Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto, istituito per non dimenticare mai lo sterminio di massa di milioni di ebrei e di tutti i “diversi” messo in atto dal folle disegno nazista: un crimine contro l’umanità portato a termine nel nostro continente.

Una giornata istituita per non dimenticare, che leghiamo al nostro impegno per la creazione di un’Europa diversa, partendo dall’impegno dei giovani.

 

 

Il nostro cammino pone le basi lungo un meridiano che congiunge Lampedusa, l’isola su cui quotidianamente sbarcano sfinite le nuove speranze europee a Utoya, dove sono state sterminate idee di solidarietà, pluralismo e laicità.

Da questi due punti e dalle storie che portano con sé, il nostro progetto, il Meridiano d’Europa, vuole sviluppare la cittadinanza attiva dei giovani nelle scuole secondarie per facilitarne l’inclusione sociale in ottica Europea e per aiutarli a sentirsi parte dei valori di questo continente e porterà dal 6 all’11 maggio, 300 studenti nei Balcani, in Serbia.

 

Inside – Out” è il titolo dato a quest’edizione. Perché, se lo scorso anno ci siamo concentrati sulle sfide derivanti dalle forze disgreganti presenti in Europa e sulla debolezza delle istituzioni comunitarie, quest’anno vogliamo ragionare del ruolo che stanno giocando le forze nazionaliste ed anti europeiste nell’indebolimento del senso di appartenenza di molti cittadini, già fragile e forse mai completamente consolidato.

 

I giovani, in particolare, sembrano essere sempre più distanti e disillusi dal sogno europeo.

Abbiamo deciso di mettere al centro del nostro dibattito il tema della cittadinanza europea per sottolinearne e riconoscerne il valore e spronare le nuove generazioni a un maggior impegno e protagonismo per il futuro dell’Europa.

Per interrogarci su tale questione, uno snodo che ci appare cruciale è l’Est Europa.

 

I Balcani sono oggi oggetto di differenti sfere politiche di influenza e culla di diversi sguardi nei confronti dell’Unione Europea. Sebbene, infatti, i sentimenti dei giovani nei confronti dell’Europa siano profondamente contrastanti, sono ancora molti quelli che sognano di farne parte.

I Balcani ci portano dunque a porci numerose domande. Entrare in Europa è ancora considerato un privilegio? L’Europa può rispondere al bisogno di crescita politica ed economica di questi stati? Che cosa pensano e cosa vedono nell’Europa di oggi i cittadini di questi paesi? Come può l’Unione Europea rispondere alle esigenze di chi sogna nell’Europa il proprio futuro?

 

Cercheremo di affrontare questi quesiti con 300 giovani provenienti da tutta Italia ( spesso sfiduciati nei confronti dell’Europa), con giovani non europei che vedono nell’Europa il proprio futuro, una nuova possibilità di crescita e giustizia sociale.

 

Il dialogo, il confronto, l’approfondimento: sono questi le modalità che abbiamo scelto per ridefinire il valore della cittadinanza europea e comprendere l’importanza dell’impegno dei cittadini del futuro per il miglioramento del nostro continente, consapevoli che un’Europa forte e sana potrebbe di certo migliorare gli stati che ne fanno parte.

 

Il Meridiano d’Europa è un progetto della rete WeCare, capeggiata da Acmos e composta da Rime, Sermais, Prendi Parte, 21 Marzo, Le Discipline, ShAre, L’égalité con la media partner del quotidiano La Stampa.

Leggi tutto >>

Elezioni 4 marzo 2018, sai come si vota?

Dal dopoguerra ad oggi sono diverse le leggi elettorali che hanno accompagnato il voto degli italiani: dal proporzionale puro alla “legge truffa“, dal “Mattarellum” fino al “Porcellum“. Il 4 marzo gli italiani saranno chiamati a votare il prossimo Parlamento e per la prima volta sperimenteranno il nuovo sistema elettorale: il “Rosatellum”. E tu sai come si vota?

Partecipa al Viaggio nei meandri del Rosatellum: come si voterà il 4 marzo?

Leggi tutto >>