aprile 2016

lun mar mer gio ven sab dom
1
2
  • coordinamento dei Gec
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
  • OltreConFine: African Dinner
24
25
26
27
28
29
30
Arrow-friends-left
    • Primo maggio: contro lavoro nero e caporalato
      true
        La Fondazione Benvenuti in Italia, in occasione della Festa dei Lavoratori e del Lavoro, sottolinea l’importanza di approvare al più presto le norme già all’attenzione del Parlamento che riguardano un più rigoroso contrasto del caporalato e delle agromafie. Uno dei temi su cui la Fondazione ha da sempre portato avanti un lavoro... Read more »
    • Torino città degli studi
      true
      Quale legame c’è tra il mondo dell’istruzione e la città? Sarà questo il punto principale affontato nell’incontro “Torino città degli studi”, nuova tappa della nostra scuola di politica.   Per farlo, partiremo dalla convinzione che la scuola e l’università siano un nodo di una rete più ampia, formata dal tessuto cittadino, dalle... Read more »
    • Gioco d’azzardo patologico: approvata la Legge Regionale per contrastarlo
      true
      La Legge “Per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico” è stato votato oggi in Consiglio Regionale. Negli ultimi anni la crisi ha portato le famiglie a tagliare anche le spese di prima necessità, mentre il gioco d’azzardo legale ha mantenuto quasi stabile il suo giro d’affari. Domenico Rossi, relatore... Read more »
    • 25 aprile: un canto di liberazione
      true
        “Nell’Europa che sta innalzando muri alla libera circolazione, noi partigiani ricordiamo quanto costò al popolo riconquistare la libertà. Noi continueremo a difenderla allargandola oltre i muri”. Le parole dell’avvocato e partigiano Bruno Segre, classe 1918, risuonano in una piazza Castello gremita per celebrare la Festa della Liberazione. Un corteo colorato... Read more »
    • Il Piccolo Atlante della Corruzione
      Grazie al “laboratorio di analisi e indagine sulla percezione della corruzione” 220 studenti, di 3 Scuole Superiori del Piemonte, indagheranno il fenomeno della corruzione nei territori dei rispettivi Municipi. I risultati della mappatura delle aree metropolitane prese in esame saranno pubblicati e messi a disposizione delle Istituzioni locali e nazionali.... Read more »
    • Sparagna e Caselli agli studenti: “la legalità conviene”
      Una giornata per parlare di legalità, di mafie, del rispetto delle regole a 300 giovani delle scuole medie del torinese. E’ accaduto oggi, alla fabbrica delle e. A parlare agli studenti, Gian Carlo Caselli, ex magistrato e Roberto Sparagna, PM della Procura di Torino. Insieme hanno condotto la più grande operazione contro la... Read more »
    • Bar Italia Libera: la nota di Libera Piemonte
      Per un due anni e mezzo abbiamo alzato le serrande del Bar Italia Libera, un tempo luogo di malaffare ed illegalità. Luogo coinvolto nella vasta operazione Minotauro, che l’8 giugno 2011 ha visto centinaia di arresti e l’avvio di un lungo processo che ha scoperchiato il vaso di Pandora della... Read more »
    • Il Sindaco gentile, storia di Marcello Torre
      La storia di Marcello Torre, primo cittadino di Pagani (SA) ucciso dalla camorra, raccontata nel libro “il Sindaco Gentile“, edito da Malampo. Oggi a Binaria, centro commensale del Gruppo Abele, è stato presentato l’ultimo lavoro di Marcello Ravveduto, che ha dialogato  con Fosca Nomis, presidente della Commissione Legalità del Comune di Torino... Read more »
Arrow-friends-right
Carica altri articoli

“Le querele temerarie minacciano la libera informazione”

“Le querele temerarie da parte dei potenti minacciano la libera informazione”. A parlare è Federica Angeli, cronista del quotidiano La Repubblica, che dal luglio 2013 vive sottos corta a causa delle minacce subite mentre svolgeva un’inchiesta sul racket dei lidi di Ostia. Una situazione che tanti giornalisti si trovano costretti a vivere e che ha portato l’associazione Reportres San Frontieres a piazzare l’Italia al 77esimo posto nella classifica della libertà di stampa a livello mondiale.

Leggi tutto >>

Abdullahi Ahmed: l’intervista dei ragazzi del liceo “8 marzo”

Mancano pochi giorni alla partenza del Meridiano d’Europa che quest’anno andrà a Budapest.
I giovani coinvolti nel progetto continuano ad approfondire le tamatiche dell’immigrazione e dell’accoglienza.
Per farlo hanno deciso di intervistare Abdullahi Ahmed, ragazzo somalo scappato dalla guerra che a Settimo Torinese è riuscito a ricostruire la sua vita.

Leggi tutto >>

Il Piccolo Atlante della Corruzione

Grazie al “laboratorio di analisi e indagine sulla percezione della corruzione” 220 studenti, di 3 Scuole Superiori del Piemonte, indagheranno il fenomeno della corruzione nei territori dei rispettivi Municipi. I risultati della mappatura delle aree metropolitane prese in esame saranno pubblicati e messi a disposizione delle Istituzioni locali e nazionali. Per orientarsi nell’universo sotterraneo dei favori, delle regalie, degli scambi illeciti, delle tangenti, per comprendere natura, dimensioni, dinamiche e conseguenze dell’allarmante diffusione della corruzione nella società italiana.
Il progetto, a cui Acmos ha collaborato, lo abbiamo raccontato in questo video.

Leggi tutto >>

A Cordova per il progetto PEAK

Dal 4 al 10 aprile si é tenuta a Cordova (Andalusia) una settimana di incontri e dibattiti sullo sviluppo e lo scambio di competenze linguistiche e ICT in ambito educativo. Grazie al progetto PEAK ( Promoting European Awareness & Key competences), finanziato dall’ Unione Europea nell’ambito dei progetti Erasmus plus, un gruppo di 20 insegnanti ed educatori provenienti da Italia e Bulgaria hanno avuto l’opportunità di recarsi in Spagna per realizzare la prima mobilità prevista da questo percorso.

I partner del progetto sono ANFIS (Associazione Nazionale dei Formatori, Insegnanti e Supervisori) con a capo l’istituto Steiner di Torino, ACMOS, l’Università e il liceo Rakovski di Burgas (Bulgaria) e l’istituto Alcantara di Cordova.

Il progetto proseguirà fino al 2018 e prevederà un periodo di disseminazione delle buone pratiche condivise e sperimentate a Cordova, e due nuove mobilità nel prossimo biennio.
In questa prima e importante tappa, i 20 insegnanti ed educatori hanno potuto partecipare a molte giornate di formazione: la prima presso la Facultad de Ciencias de la Educacion in cui si é assistito a un seminario dedicato all’uso dell’ICT nelle pratiche educative, il cyberbullismo e le competenze linguistiche  a cura di alcuni docenti dell’Università.
La secondo giornata si è tenuta presso l’istituto Alcantara dove l’ingegnere informatico Fran Tarifa ,dell’impresa SIGNLAB NUEVAS TECNOLOGIAS, ha tenuto un incontro dedicato all’accessibilità del Web e ad alcune applicazioni a fini sociali sperimentate in Spagna che hanno permesso di fornire maggiori strumenti a studenti e cittadini con diverse disabilità (ad esempio l’applicazione “Text to sign” che permette di convertire il testo scritto nel linguaggio dei segni).

La terza giornata si é svolta presso il Collegio Virgen del Carmen dove é stato possibile assistere a diverse lezioni in aula di inglese, grammatica spagnola, filosofia, psicologia con l’utilizzo di diverse applicazioni ICT che hanno reso l’istituto all’avanguardia in questo territorio.
L’ultimo giorno di formazione si é tenuto presso un’interessante esperienza di co-working :il centro COSFERA ,un luogo in cui ogni momento della giornata ( il pranzo, la cena) viene considerato come un’opportunità di condivisione creativa e di realizzazione di nuovi progetti.
In questa settimana é stato anche possibile godere delle bellezze del luogo: Siviglia, Cordova, l’architettura con una forte influenza araba, il cibo e i fiori che dominano per ogni via delle due città hanno rappresentato una poetica cornice che ha facilitato l’incontro e lo scambio tra cittadini, insegnanti ed educatori convinti che al di là dei confini geografici e politici, si sia e ci si senta europei nel momento in cui si condividono esperienze e competenze.

Si parte dalla scuola!

 

di Isabella Spezzano

Leggi tutto >>

25 aprile: un canto di libertà

“Nell’Europa che sta innalzando muri alla libera circolazione, noi partigiani ricordiamo quanto costò al popolo riconquistare la libertà. Noi continueremo a difenderla allargandola oltre i muri”. Le parole dell’avvocato e partigiano Bruno Segre, classe 1918, risuonano in una piazza Castello gremita per celebrare la Festa della Liberazione. Un corteo colorato anche dalle bandiere arancione dei ragazzi e delle ragazze di Acmos che hanno scelto di proseguire fino alla lapide di Adriano Ferrero, per ricordare il ragazzo trucidato dai fascisti per non aver eseguito il saluto romano durante un corteo funebre.

Leggi tutto >>

Spugna

Metto in un sacchetto i vestiti sporchi di terra, poso gli stivali ancora umidi, mi godo un caffè della moka sbuffante.
“E tu come stai?”, quando mi arriva un messaggio dai miei amici lontani mi viene da rispondere sempre nella stessa maniera: “stanchissima ma felice”. E non mento, sono felice, sono emozionata da ciò che succede intorno a me, mi sento una spugna che ogni giorno cerca nuova acqua con cui gonfiarsi.

La settimana scorsa, la mia acqua, è stata il “corso di formazione integrale”, che abbiamo portato a termine nella sua quarta e ultima sessione. Per abbiamo, intendo come equipe della Ong per cui lavoro, nel sud della Colombia, a Pasto.
Una settimana intensa, vissuta in una delle sedi della Ong, dotata di camere da letto comunitarie, salone per i corsi, cucina, orto, maiali, galline e cuy, dei simpatici cricetoni.

Tornare a casa, tirare le somme, raccogliere le foto, i video, le emozioni. Tra la paura prima di iniziare un laboratorio, l’allegria delle risa vedendosi vestiti da dottori a produrre crema di calendola, le lacrime dell’ultimo giorno, sono tante le cose ad avermi emozionata, mossa, riempita.

IMG_9930

(Laboratorio di trasformazione della calendola)

Il corso è diviso tra teoria e pratica, un po’ come il mondo. La prova più difficile, per quel che mi riguarda, è stata vaccinare un maialino. Hanno la pelle durissima e solo al secondo tentativo sono riuscita nell’intento.

Essendo nel “gruppo maiali”, mi sono occupata insieme ai mie due compagni, di preparagli la colazione e la cena tutta la settimana. Una cosa straordinaria. Un sistema costruito per essere completamente autosufficiente, permette che la materia organica degli stessi animali venga parzialmente ripulita da un biodigestore, per poi passare in delle pozze d’acqua. Dentro le 7 vasche presenti, crescono due specie di piante, con le quali si alimentano i maiali, le galline e i cricetoni.

Con una cariola, scendevo tutte le mattine alle pozze, per fare il carico di piante, da ripulire meticolosamente e servire agli affamati maiali. Dimentico presto che fosse materia organica, mi piaceva più pensarlo come un piccolo e ingegnoso miracolo agroecologico.

IMG_9322

(Le vasche di piante acquatiche) 

La routine della scuola prevedeva una colazione a dir poco abbondante ma giusta, per lavorare la terra: riso, uovo strapazzato o fritto, patata bollita e platano fritto. A seguire ci si divideva in “gruppo galline”, “gruppo orto”, “gruppo maiali” e “gruppo cuyes”, per imparare a vaccinare gli animali, nutrirli, pulirne le “case” e per sistemare e ampliare la produzione di verdura e piante aromatiche.

A seguire, una meritata doccia fredda, con caldo fuori. La teoria si è messa in pratica attraverso laboratori di “sviluppo a scala umana”, interculturalità, organizzazione delle associazioni e delle cooperative, giornalismo, economia solidale, alfabetizzazione digitale e laboratori di scrittura e lettura.

Approfittando di quest’ultimi, abbiamo incentivato i partecipanti a scrivere dei dialoghi basati su tre situazioni, che poi avremmo messo in scena davanti alla telecamera per girare dei cortometraggi.
“L’autolavaggio internazionale”, “Il gioco della vita” e “Dal monocoltivo all’orto biodiverso”, questi i titoli delle pillole nate dalla fantasia degli alunni e dalla registrazioni mie e del mio collega Ruben.
Si sono dimostrati tutti ottimi sceneggiatori e attori.

Due sono le cose che mi hanno colpita nel fare questo esercizio:
-l’assoluta assenza di dubbi sul mettersi in gioco o meno, il ridere di se stessi, l’aver voglia di tornare un po’ bambini.
-questo “tutti” è composto da 13 contadini dai 20 ai 70 anni, uomini e donne, di differenti zone del Nariño, la regione in cui mi trovo. Dopo 4 sessioni da una settimana, sono riusciti a creare un gruppo che si spalleggia, che appiana le differenze (soprattutto d’età) e che ha una costante voglia di imparare, l’uno dall’altro o dai “profes”.
Dalla prima sessione, in cui la timidezza la faceva da padrona, sono stati fatti dei passi da gigante, come loro stessi hanno appurato “La telecamera non mi fa più paura” , “Giulia ci fai una foto?” , “D’accordo, facciamo un altro video!” e io, che odio stare dall’altra parte dell’obbiettivo, non ho potuto che guardarli con piena ammirazione.

13059930_10209059782282404_720913169_n

(Girando “El lavadero internacional” )

Zuppa, patate e riso, difficile manchino a pranzo o a cena qui in Colombia, mangiare sotto il porticato tutti insieme, scambiandosi domande, sorrisi, passandosi il sale o l’aji, una salsa piccante di cui non posso più fare a meno.
E poco a poco, non sei più la “strana”, “l’italiana”, sei parte di un gruppo che sta tessendo percorsi di pace attraverso la formazione e lo scambio con contadini sempre più padroni, non solo del loro cibo ma anche del loro destino.

L’ultima mattina mi alzo con un po’ di tristezza e un po’ di agitazione. E’ il giorno delle lauree, so che forse alcuni non potrò più incontrarli, alcuni li ho aiutati a preparare le presentazioni per l’esposizione davanti a famigliari e prof, fa strano pensare sia finita.

Fanno un ultimo laboratorio gestito da una tostissima donna dell’Università Javeriana di Cali, è difficile tenere le lacrime, quando tutti bendati in giardino si abbracciano, si confessano, si emozionano.

 

IMG_9989

(Laboratorio di intercultura)

Con il pulmino dell’associazione arrivano i parenti portati di sorpresa, perché assistano alle presentazioni dei propri cari. Sono tutti ben vestiti, gonfiamo i palloncini, ci accomodiamo tutti nel salone per iniziare.

Uno dopo l’altro, presentano video, foto, cartelloni, quaderni. E uno dopo l’altro vengono chiamati a ritirare i diplomi, che inaspettatamente sono stati preparati anche per noi.
Tra tutti, Rita, una indigena della mia stessa età, è quella che ci regala un’esposizione tra le più toccanti. Ci spostiamo tutti in giardino e inizia a leggerci un’intervista fatta tempo prima al partecipante del corso più anziano, esempio per molti. Lui inizia a piangere per la dedica, per aver trovato una nuova amica.
Un cerchio di fiori, riso, pietre e scritte steso sul prato, rappresenta tutto quello che anche lei, da brava spugna, ha assorbito e restituito alla sua comunità di appartenenza.

La voce prima si fa sottile, poi si rompe in un pianto. E non è agitazione, è avercelo nello stomaco quello che si sta tirando fuori con le parole. E’ sentire che si stanno cambiando delle cose, che anche il proprio pezzo è fondamentale. Le do una carezza sulla spalla mentre passa, sarei una pessima professoressa, ho sempre dei preferiti, Rita è una di quelle.

E che belle le parole di Chiara, la mia compagna di avventure “Da parte mia e di Giulia, volevo ringraziarvi, perché abbiamo imparato tantissimo da voi in queste settimane. Siete la dimostrazione che un cambio è alla nostra portata, con le piccole azioni di ogni giorno. Siete la dimostrazione che non è mai tardi per realizzare i propri sogni. Speriamo di poter essere un piccolo ponte tra il vostro esempio così valoroso e le nostre comunità in Italia”.

Una spugna, di acqua, di lacrime.

IMG_9390

(Chiara e i partecipanti del corso)

Leggi tutto >>

Le confessioni

In un albergo di lusso in Germania, gli otto ministri dell’economia delle grandi potenze sono riuniti in un summit. A presiedere l’incontro è il presidente del Fondo Monetario, Daniel Rochè (D. Auteuil). Scopo dell’incontro è varare un nuovo piano economico, che condizionerà le sorti del pianeta. Rochè sceglie di confidarsi con il monaco certosino Roberto Salus (T. Servillo) e la mattina dopo viene trovato cadavere. Suicidio? Omicidio? Il primo sospettato è proprio il monaco, che si rifiuta di rivelare il contenuto della conversazione con il banchiere, avvenuta durante una confessione. Gli altri ministri, a cominciare da quello italiano (P. Favino), sono irrequieti: la notizia della morte di Rochè potrebbe compromettere l’approvazione della manovra economica, ma forse anche la presenza, ai loro occhi ingombrante, di Salus, che forse sa più di quello che dovrebbe.

L’enigma della storia, che si gioca su un weekend, si svelerà lentamente con molti flashback che ricostruiscono il colloquio tra Sales e Rochè. Finale con un ghigno divertito e divertente, per un film all’insegna dei simboli e delle metafore. Qualcuno potrebbe liquidarlo in fretta come un (freddo) esercizio di stile di Roberto Andò, dopo l’acclamato “Viva la libertà” sempre con Servillo. C’è qualcosa di più complesso. Come molti film sul Potere (impossibile non pensare a Sciascia e Petri, con “Todo Modo”, seppur con molte differenze), la dimensione onirico-metafisica-grottesca è presente, ma qui si intrecciano anche i temi del cinismo politico, dell’espiazione e il senso di colpa, le contraddizioni umane di chi ha un ruolo pubblico importante. Salus è il catalizzatore silenzioso e pacato di uno scontro dialettico tra i potenti del mondo.

Peccato che la sceneggiatura, qua e là, rischi di scivolare troppo nel confuso e nell’allusione metaforica, fallendo in parte l’obiettivo di essere apologo feroce e tragico sul Potere e l’esercizio dello stesso. Resta comunque la regia impeccabile di Andò, con una fotografia affascinante, le belle musiche di Piovani e la prova degli attori, su cui, neanche a dirlo, spicca l’impareggiabile Servillo.

Intricato e complesso, anche se non perfetto. Forse merita una seconda visione per comprenderlo meglio.

Leggi tutto >>

# 7 Diario Europeo – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

A Cura del Centro Studi di Acmos

Alla recente visita del Papa a Lesbo e all’apertura dei corridoi umanitari promossa da varie associazioni fa da contraltare il fallimento del piano della Commissione europea per la ripartizione dei profughi.

Il 16 marzo la Commissione aveva cercato di rilanciare il ricollocamento dei profughi, concordato a settembre, stabilendo l’obiettivo di 6.000 relocations al mese: ma alla metà di aprile i “ricollocati” sono stati 208! Se poi si ragiona partendo dal settembre 2015, quando ci si era posti l’obiettivo di trasferire 160.000 persone entro il settembre 2017, si vede che a tutt’oggi i trasferimenti effettivi sono stati 1.145 (530 dall’Italia e 615 dalla Grecia): l’obiettivo è lontanissimo.
In Grecia sono pronte per il ricollocamento tra le 35.000 e le 40.000 persone ma sono ancora pochi gli Stati europei disponibili, senza contare quelli che hanno già espresso un netto rifiuto a partecipare. Ancora pochi giorni fa  il vice ministro degli Esteri della Polonia, Konrad Szymanski, ha dichiarato che il suo Paese non si farà carico della quota di 7.000 profughi che gli spetterebbe ed anzi ha aggiunto che considera il piano europeo “morto”: “Non è stato implementato fin dall’inizio e nulla fa pensare al fatto che sarà messo in atto nella maggioranza dei Paesi Ue”.
I rifiuti od anche solo i traccheggiamenti di questi mesi sulla questione dei profughi vanno tornare alla memoria altri tragici eventi.

Nel 1938, con l’annessione dell’Austria da parte della Germania nazista, aumentò considerevolmente il numero dei profughi ebrei in Europa.

L’”emergenza profughi” fu un problema soprattutto per Roosevelt, pressato dalle organizzazioni ebraiche americane.  Nel marzo di quell’anno egli si fece promotore di una conferenza internazionale per facilitare il trasferimento dei profughi ebrei tedeschi ed austriaci dai rispettivi Paesi.
Nonostante le resistenze di alcuni Stati o le “curiose” richieste di altri (la Romania chiese addirittura di essere assimilata a Germania ed Austria in quanto “produttrice di profughi”), la conferenza venne convocata il 6 luglio ad Evian in Francia.
Due erano i problemi di difficile soluzione. In primo luogo si trattava di trovare consistenti risorse per finanziare il trasferimento dei profughi. In secondo luogo era fondato il timore che, di fronte ai provvedimenti antiebraici che gli Stati dell’Europa centro-orientale stavano prendendo, un piano di relocation sarebbe stato un incentivo per i governi di Polonia, Romania ed Ungheria per ulteriori misure volte a spingere le loro comunità ebraiche ad andarsene, facendo così crescere enormemente il numero dei profughi da sistemare.
Prima dell’avvio della conferenza si pensava di dover assistere ad un confronto tra l’opzione americana, da un lato, favorevole alla creazione di un sistema in grado di affrontare sia l’emigrazione dalla Germania e dall’Austria sia quelle potenzialmente successive, e l’opzione britannica, dall’altro, più cauta e soprattutto preoccupata che il raggiungimento di un accordo potesse incoraggiare Hitler ad una rapida espulsione degli ebrei.
Sorprendentemente invece, a causa probabilmente di nuovi equilibri politici interni intercorsi nei tre mesi dalla convocazione della conferenza, gli Usa si dichiararono disposti ad accogliere annualmente 27.000 profughi (una cifra esigua!) mantenendo in sostanza le quote preesistenti. Naturalmente l’atteggiamento del Paese promotore della conferenza offrì a tutti gli altri il destro per chiudersi a riccio: alcuni Paesi sostennero di avere già accolto un grande numero di profughi, altri si giustificarono richiamando la difficile situazione economica di quegli anni e l’alto tasso di disoccupazione dei proprii cittadini. Il delegato australiano dichiarò che il suo Paese non aveva avuto fino ad allora dei problemi razziali e voleva evitare di averne! In conclusione nessuno modificò sostanzialmente le quote previste dalla propria originaria legislazione sull’immigrazione.
Unica eccezione fu la Repubblica Domenicana che si dichiarò disposta ad accogliere ben 100.000 ebrei! Problemi politici e burocratici ostacolarono la realizzazione di questo progetto ed i risultati furono molto modesti (su questa poco nota vicenda si può vedere).
La conferenza si chiuse con un nulla di fatto, con l’impegno a costituire a Londra un comitato intergovernativo che riconsiderasse le questioni dibattute ad Evian: il seguito è noto a tutti.

Pochi commentatori hanno insistito sulla tragica analogia tra la conferenza di Evian del 1938 e l’attualità; il più attento è stato Gad Lerner che vi ha dedicato una puntata della sua trasmissione “Fischia il vento”.

 

 

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

Leggi tutto >>

Meridiano d’Europa: visita ad un centro di accoglienza per migranti

Il viaggio del Meridiano d’Europa si avvicina. I ragazzi che prenderanno parte a questo viaggio -quest’anno la meta scelta è Budapest per ragionare di come l’Europa affronta il fenomeno delle migrazioni- stanno svolgendo un percorso di avvicinamento.

Tra le tappe scelte per avvicinarsi al viaggio, i ragazzi della scuola “8 Marzo” di Settimo Torinese hanno fatto visita al Centro di accoglienza di migranti “Teobaldo Fenoglio”, gestito dalla Croce Rossa Italiana.
Questa esperienza è stata voluta per far toccare con mano il sistema di accoglienza italiano.
Ecco il video che racconta la giornata.

Leggi tutto >>

Referendum: buchi nell’acqua e trivelle

E così non si è raggiunto il quorum. Con poco più del 30% di votanti, il cosiddetto “referendum sulle trivelle” è fallito. A nulla è servito il fronte del sì (che ha comunque raccolto l’85% di coloro che si sono recati ai seggi), che metteva insieme una compagine molto eterogenea: pezzi minoritari del Pd, la Lega, Sel, il M5s, associazioni ambientaliste e non, governatori di regioni in guerra con l’Esecutivo. Ha giocato certamente l’opposizione al referendum stesso, che il premier Matteo Renzi e buona parte del Partito Democratico hanno adottato, invitando l’elettorato a disertare le urne; certo si è trattato di esprimersi su un tema difficile, con poco tempo a disposizione per approfondire la materia e un’informazione carente. In ogni caso, come succede da decenni a questa parte, salvo rare eccezioni (aborto, divorzio, finanziamento ai partiti o, in tempi più recenti, acqua pubblica), il referendum abrogativo è uno strumento complesso, condizionato dall’ombra del quorum, spesso brandito per contrapporsi agli avversari, al netto del merito del quesito. Anche questa volta, ci sembra, è parso fosse un’arma impropria per valutare l’azione di Governo, nel bene e nel male, a prescindere dalla questione ambientale. E’ amareggiante, non solo per chi come noi si è schierato apertamente per il sì. Speriamo che l’Italia voglia mettere al centro dell’azione governativa, come alcuni chiedono, una seria, attenta e lungimirante politica energetica, senza continuare a mettere pezze fin che si riesce.

Leggi tutto >>

Panchine rosse in Circoscrizione 3

Le panchine rosse, progetto portato avanti da alcune Circoscrizioni di Torino, sono approdate anche nella 3.
Nate dalla collaborazione tra le Istituzioni Cittadine, Acmos e d il writer Karin, sono il simbolo – portato avanti attraverso l’arte e la bellezza- contro la violenza sulle donne.
Ecco il video che racconta della panchina inaugurata venerdì al parco Italo Calvino di Torino.

Leggi tutto >>

Vik, 5 anni dopo: restiamo umani

Cinque anni fa, nella terra che aveva amato e per la quale aveva lottato, moriva Vittorio Arrigoni.

Vik, così tutti lo chiamavano, è stato  un’attivista per i diritti umani, un pacifista, un giornalista dalla schiena dritta e della scrittura raffinata quanto tagliente e netta.

Nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 2011 la notizia della sua morte ci sconvolse. Vittorio Arrigoni, rapito pochi giorni prima, era stato assassinato dai suoi carcerieri, a Gaza.

Vittorio, per noi tutti, era simbolo di quell’umanità che non si arrende, che lotta contro le violenze e le ingiustizie, senza mai ricorrere alla violenza. Per questo, 7 anni fa, avevamo deciso di incontrarlo, di prendere parte all’avventura del Free Gaza Movement e raggiungere Gaza via mare, da Cipro. Un progetto che non andò in porto, perché una delle navi che sarebbero dovute partire da Larnaca non ottenne le autorizzazioni.

Cinque anni fa, un gruppo di folli decise mettere fine al sogno di Vittorio, uccidendolo.

Siamo convinti che per ricordarlo nel modo migliore sia necessario fare nostro il suo insegnamento: restiamo umani.

Vi proponiamo un video che proprio Vittorio ci inviò da Gaza, 7 anni fa.

Leggi tutto >>

Un bacio

Nord est italiano odierno: in una scuola di provincia arriva Lorenzo (R. G. Ritzberger), giovane ragazzo senza famiglia, affidato a una coppia di adulti, che ha sedici anni ed è omosessuale. Diventa amico di Blu (V. Romani), ragazza mal sopportata dai compagni che la ritengono di “facili costumi” (ma usano espressioni meno eufemistiche per esprimerlo, anche sui muri della scuola); entrambi stringono amicizia con Antonio (L. Pazzagli), campione di basket dell’istituto, da tutti considerato solo muscoli e niente cervello, con alle spalle il trauma della morte del fratello maggiore. Il terzetto di giovani discriminati si fa forza sulla comune condizione di esclusi, pensa al contrattacco e sfida il perbenismo di compagni e professori. Nell’ambito privato, però, il triangolo amicale è destinato a compromettersi per i sentimenti amorosi che investono vicendevolmente, quasi sempre senza essere ricambiati, i tre ragazzi.

Film coraggioso e anomalo, quello di Ivan Cotroneo (sceneggiatore emerito, scrittore), che lo ha adattato da un suo romanzo edito da Bompiani. Parla di adolescenza, di omofobia, di bullismo, di accettazione e discriminazione degli altri, di libertà e irriverenza; per certi versi ricorda “Noi siamo infinito”, di qualche anno fa. Lorenzo, Antonio e Blu sfidano il conformismo di chi li classifica come sfigati o inadeguati, cercando di farsi strada con quel vitalismo contraddittorio e brutalmente sincero, tipico dell’adolescenza. Hanno alle spalle adulti di riferimento imperfetti che li amano, li sostengono, anche se forse non è sufficiente. Scommessa rischiosa, quella di Cotroneo, che coinvolge, disorienta con leggerezza (le immaginifiche coreografie di Lorenzo, su una colonna sonora molto pop), intenerisce, commuove. Non tutto torna, a conti fatti, ma pazienza. Film che può spiazzare nella sua ambivalenza, per il continuo contrasto tra amarezza ed entusiasmo, ferocia e umanità. Scelta discutibile fin che si vuole, ma ha il pregio del coraggio e questo bisogna riconoscerglielo.

Leggi tutto >>