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25 Aprile: mai più fascismi

Il 25 aprile segna la liberazione dell’Italia dal nazifascismo e l’inizio del cammino che porterà alla Repubblica e alla Costituzione. La fine dei regimi totalitari segna l’inizio della “comunità Europa”, ovvero di quel processo che porterà alla creazione di un’entità sovrannazionale, con l’obiettivo di cancellare gli orrori del ‘900 ed interpretare la sfida di garantire democrazia e Pace dentro e fuori i suoi confini.

Tanta strada è stata fatta e tanta ne resta da fare.

L’Europa rappresenta la sfida dei popoli di cooperare ed evitare, attraverso la politica, una lotta per la competizione delle risorse e dello spazio geografico, esattamente quello che vogliono sovranismi e nazionalismi, perché questo porta necessariamente alla guerra.

L’Europa ha bisogno di tutto il nostro impegno, affinché essa diventi il mezzo con il quale contrastare e sconfiggere le disuguaglianze e ottenere giustizia e Pace per i popoli europei e per il mondo intero.

 

Il 25 aprile festeggiamo la Liberazione, coscienti che la libertà non va mai data per scontata e che richiede un impegno costante e attento. La vita e la morte di Daphne Caruana Galizia, di Ján Kuciak e Martina Kušnírová ci dicono che c’è ancora molto da fare.

Per questo abbiamo deciso di sostenere la Campagna promossa da ANPI “Mai più fascismi”, per questo tutti i giorni dell’anno coltiviamo cultura democratica nelle scuole, per questo vogliamo costruire un movimento di giovani europei che sappia essere la generazione ponte tra il presente e il futuro.

Acmos, insieme a Libera Piemonte e alla Fondazione Benvenuti in Italia, aderisce alla fiaccolata del 24 aprile sera promossa dalla Città di Torino. Come ogni anno proseguiremo fino alla lapide di Adriano Ferrero, giovane studente ucciso dai nazifascisti all’uscita da scuola per non aver fatto il saluto fascista al passaggio di un feretro, invitando tutti i movimenti e le associazioni che condividono lo spirito di questa lettera a camminare con noi.

Appuntamento alle ore 19.30 in piazza Arbarello; dopo l’orazione di piazza Castello ci muoveremo verso via Po e via Rossini.

Inoltre, dal 27 al 29 aprile saremo a Ventotene, confino fascista e culla d’Europa, per il “Festival dell’Europa solidale e del Mediterraneo”, per continuare il lavoro iniziato 70 anni fa e che ha dato alla luce il presente che conosciamo.

Noi, giovani di Acmos, raccogliamo il testimone e continueremo ad usare la nostra libertà per costruire un domani di Pace e giustizia sociale.

Buon 25 aprile!

W l’Italia e W l’Europa!

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Processo Minotauro: una nuova sentenza contro la ‘ndrangheta a Torino

Un nuovo tassello del complesso mosaico giudiziario, nato dalla maxi operazione contro la n’ndrangheta denominata Minotauro, chiusa a Torino nel maggio del 2011, è stato incasellato. Oggi, la Corte Appello ha emesso sentenza nei confronti di 10 soggetti per i quali la cassazione aveva stabilito la rideterminazione della pena.
Ecco la cronaca della sentenza.

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Aggressione docente “Russell-Moro”: i comunicati dell’Istituto

Alcuni giorni fa, all’Istituto “Russell-Moro” di Torino, è avvenuto un fatto gravissimo, che ha scosso tutta la comunità scolastica.

Un professore, dopo aver punito un alunno per essere arrivato in ritardo a lezione, è stato aggredito da alcuni elementi della famiglia del ragazzo.

Noi in questa scuola siamo presenti da anni, con il progetto Scu.ter.

Abbiamo seguito le fasi di questa delicata vicenda, cercando di stare vicino all’intera comunità scolastica.

Pubblichiamo i comunicati diramati da studenti e docenti del Russell-Moro.

 

IL COMUNICATO DEGLI STUDENTI

È nostra ferma intenzione esprimere, in qualità di studenti dell’Istituto Russell-Moro, la più sentita solidarietà al professor Paolino Idone, da tutti stimato e benvoluto, vittima lo scorso 6 aprile di una vile aggressione da parte di soggetti estranei alla nostra scuola.
Nel deplorare l’accaduto, teniamo a precisare che episodi del genere da noi non si sono mai verificati. Fin dall’inizio del nostro percorso scolastico, c’è sempre stato insegnato a condannare la violenza, per cui quest’ultima al “Russell-Moro” non ha mai trovato terreno fertile.

 

Come tutte le scuole, anche la nostra ha delle regole, che vanno rispettate. Se ciò non avviene, è giusto che si venga sanzionati e che ognuno si assumi le proprie responsabilità. Ma ciò non significa che i nostri professori non siano delle persone disponibili all’ascolto di chiunque ne manifesti la necessità, anzi nella maggior parte dei casi sanno capirci e aiutarci.

 

Neppure il dialogo con le famiglie è mai mancato, anzi è sempre stato uno dei punti cardine della nostra scuola, in quanto ritenuto fondamentale per la crescita dell’alunno. E’ tuttavia necessario che la stessa disponibilità al dialogo ci sia anche da parte dei genitori, i quali si presume che abbiano già ricevuto un’adeguata educazione e riconoscano l’importanza del rispetto delle regole.

 

L’animo umano è soggetto a impulsi buoni e a impulsi malvagi: bisogna solo scegliere quali dei due far prevalere, se cedere ad esempio a uno scatto momentaneo di rabbia, o fare in modo che prevalgano le buone maniere e il buon senso. Noi studenti del “Russell-Moro” non abbiamo alcun dubbio al riguardo e scegliamo senz’altro questa seconda opzione.

 

Riaffermando la nostra vicinanza al caro prof. Idone, auspichiamo che la nostra scuola possa in futuro far parlare di sé per le sue qualità e per le tante iniziative da essa organizzate e non per certi squallidi episodi, che faremo di tutto affinché non si possano più ripetere.

 

IL COMUNICATO DEL CORPO DOCENTE

 

1)  Si esprime piena solidarietà con il docente oggetto della brutale e intimidatoria aggressione di venerdì 6 aprile u.s., collega impegnato in vari progetti e stimato da tutto il personale; si esprime inoltre solidarietà al personale della scuola presente all’evento.
2)  Si condanna senza mezzi termini l’aggressione come atto inaspettato, essendo avvenuta in un luogo come la scuola che privilegia, invece, il dialogo, il confronto, il rispetto reciproco e nei confronti di un collega impegnato nel normale svolgimento delle proprie funzioni di garante del rispetto delle regole.
3)  Si ribadisce che la scuola è luogo in cui si rafforza l’educazione che ogni persona riceve in famiglia e che ruolo del docente è quello di favorire la crescita di un individuo nella sua pienezza, sia come studente sia come cittadino di domani, conoscitore e fruitore della realtà che lo circonda.
4)  In particolare il nostro Istituto è da molti anni presidio di democrazia e legalità sul territorio: numerosi progetti indirizzano e aiutano a sperimentare concretamente il protagonismo giovanile e l’esercizio della convivenza civile.
5)  Tra la nostra scuola e le famiglie è sempre esistita comunanza di intenti, ribadita dal patto di corresponsabilità, e rivolta alla crescita degli studenti che un atto criminale non può assolutamente mettere in discussione.
6)  Si osserva che al Russell-Moro il rispetto della personalità di ciascun allievo e del ruolo dell’insegnante è sempre stato e resta un punto di forza, sebbene negli ultimi anni il ruolo docente sia stato poco riconosciuto.
7)  Si auspica che questo episodio possa far riflettere sulla necessità di mettere la scuola al centro dell’attenzione della società e della politica perché trascurare l’educazione dei giovani significa trascurare il futuro della società.

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MULTIPLIER EVENT: Progetto PEAK

Evento che conclude un percorso svolto nell’ambito del programma Erasmus+. Tre anni di meeting internazionali rivolti a docenti, formatori ed educatori di diversi paesi europei con lo scopo di condividere buone pratiche didattiche e metodi educativi che, attraverso strumenti digitali, potessero incrementare le competenze di cittadinanza europea dei propri studenti.

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Festival dell’Europa Solidale e del Mediterraneo

Quest’anno la 2^ edizione del Festival dell’Europa Solidale e del Mediterraneo si terrà a Ventotene, nella settimana delle celebrazioni del #25aprile!

Ventotene, luogo simbolo per il sogno europeo, sarà spazio per un momento elevato di formazione riguardo alla storia dell’Europa, per una profonda presa di coscienza della sua importanza, anche con lo sguardo rivolto allo scenario delle migrazioni.

Oltre a dar voce ai nuovi cittadini europei, uno degli obiettivi del Festival è anche quello di portare sull’isola i rifugiati e i richiedenti asilo arrivati in Italia qualche anno fa, per far loro conoscere l’importanza dell’isola e del Manifesto di Ventotene.

 

Il festival è ideato da Abdullahi Ahmed Realizzata, in collaborazione con ACMOS.
Con il contributo di compagnia di San Paolo.
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TOWalkAbout – In Poetica

TOWalkAbout camminare per le vie e i luoghi importanti del quartiere Aurora. Dare voce e approfondire storie e racconti proprio quelli di cui molto spesso non sappiamo neanche l’esistenza. Cosa vuol dire ABITARE? Lo abbiamo chiesto agli abitanti delle case popolari di via Como e di via Cuneo. INPOETICA ha trasformato gli oggetti che gli abitanti hanno scelto come simbolo di storie di vita, memorie, affetti in una performance teatrale che rappresentasse le diverse percezioni delle persone per poter raffigurare le molteplici sfumature dell’ABITARE.

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Il prigioniero coreano

Un pescatore, che ogni giorno esce sul fiume per procurare cibo per sè, sua moglie e la sua bambina, si ritrova con il motore in avaria, per la rete da pesca impigliata. La barca viene trascinata oltre il confine, poche decine di metri oltre, tra Corea del Nord e del Sud. Le autorità di Seul lo arrestano e lo interrogano, sospettandolo di essere una spia del regime comunista. L’uomo trova la solidarietà di una giovane guardia, ma anche la feroce ostilità di uno degli agenti della sicurezza. Per convincerlo a parlare ogni mezzo sarà lecito: la tortura intellettuale e fisica, ma anche le lusinghe della democrazia, per provare a farlo disertare. L’uomo, tuttavia, desidera solo tornare a casa, dai suoi cari, anche se sa che sarà controinterrogato dalla sicurezza nordcoreana, per capire cosa ha detto e fatto. Siamo davvero sicuri che il confine del 38° parallelo, che separa la penisola coreana dal 1953, separi anche la democrazia occidentale dalla dittatura comunista?

Incubo kafkiano in cui si ritrova un uomo qualunque, nonostante qualche rigidità didascalica di fondo, arriva al segno: la descrizione di due regimi contrapposti, che lottano da decenni per esaltare la loro sostanziale differenza, che si ritrovano simili nell’ossessione paranoica del controllo, nell’uso sistematico del sospetto, nel culto idolatrico dei propri valori, nell’omologazione coatta degli esseri umani. La guardia e il pescatore, a tratti, si ritrovano simili, esseri umani senza differenze.

Apologo ferocissimo e amaro di Kim Ki-Duk, regista pluripremiato a Venezia e a Cannes.

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La Scuola è viva, evviva la scuola. La carovana per la sicurezza scolastica

La Fondazione Benvenuti in Italia, il Fondo Vito Scafidi e l’associazione ACMOS organizzano una Carovana sul tema della sicurezza scolastica che toccherà le scuole di tutte le province del Piemonte al fine di verificare quale sia lo stato dell’edilizia scolastica nella nostra regione, quali le criticità e quali, invece, le eccellenze. L’obiettivo è porre la questione all’attenzione degli studenti, delle istituzioni e della stampa per attivare processi di riflessione e condivisione sullo stato stato di salute dei luoghi vissuti quotidianamente, in un’ottica di corresponsabilità. Al termine dell’indagine sarà realizzato un documentario riepilogativo dell’esperienza a disposizione di tutti.

 

La carovana dal titolo “La Scuola è viva, evviva la scuola” prenderà il via l’11 aprile, dalla succursale dell’IIS Bosso Monti di Torino, in via Via Perrone 7 bis, con una conferenza stampa di apertura che si terrà alle ore 11,30. L’istituto scelto per l’avvio del percorso versa da tempo in una situazione di fatiscenza, denunciata più volte dagli studenti e dalla dirigenza della scuola, a cui la Città Metropolitana sta cercando una soluzione.

 

Alla conferenza stampa interverranno:

Cinzia Caggiano, mamma di Vito Scafidi, giovane morto nel 2008 per il crollo del controsoffitto mentre si trovava a scuola, il liceo Darwin di Rivoli (TO)

Francesca Rispoli, presidente della Fondazione Benvenuti in Italia

Giulia Toffanin, responsabile progetto Scu.Ter. dell’associazione ACMOS

Roberto Montà, staff dell’assessorato alI’istruzione della Regione Piemonte

Antonino Iaria, assessore ai lavori pubblici e infrastrutture della Città Metropolitana di Torino

 

«La carovana ha l’obiettivo di testare il polso della situazione nella nostra regione dopo dieci anni di interventi per l’adeguamento delle strutture e per la diffusione della cultura della sicurezza. Cercheremo quindi di capire quanto sia stato fatto e cosa resta ancora da fare» afferma Francesca Rispoli, presidente della Fondazione Benvenuti in Italia.

«Sono passati quasi dieci anni dal giorno della morte di mio figlio Vito. In questi anni molto è cambiato e sono tante le promesse fatte. Adesso, con la Carovana, andremo a controllare con i nostri occhi qual è lo stato dell’edilizia scolastica in Piemonte» conclude Cinzia Caggiano, mamma di Vito Scafidi.

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Il pianista di Yarmouk: la musica come risposta alla violenza della guerra

Suonava il suo pianoforte in mezzo alle macerie per dare un po’ di sollievo alla popolazione siriana.
Ha messo a disposizione la sua arte per rispondere alle atrocità della guerra che sta dilaniando la Syria.
Aeham Ahmad è un musicista siriano di 30 anni, oggi rifugiato politico in Germania.
Ha raccontato la sua storia nel libro “Il pianista di Yarmouk“.
Venerdì 6 aprile ha raccontato la sua scelta nonviolenta al Circolo dei Lettori di Torino.

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Inside-Out: il nuovo viaggio del Meridiano d’Europa

Giunto alla sua quarta edizione, il progetto “Meridiano d’Europa” fra un mese porterà 300 giovani, provenienti da tutta Italia, in Serbia.

 

Scopo del viaggio è quello di ragionare di Europa e cittadinanza europea attraverso 5 giorni di incontri e dibattiti dal 6 all’11 maggio, a Belgrado.

 

Gli studenti delle scuole superiori si ritroveranno a Trieste, per poi percorrere in bus più di 600 chilometri per raggiungere la capitale serba e contribuire al percorso per la creazione di un’Europa diversa, partendo dall’impegno dei giovani.

 

Inside-Out” è il titolo dato a questa edizione. Perché, se lo scorso anno ci siamo concentrati sulle sfide derivanti dalle forze disgreganti presenti in Europa e sulla debolezza delle istituzioni comunitarie, quest’anno vogliamo ragionare del ruolo che stanno giocando le forze nazionaliste ed anti europeiste nell’indebolimento del senso di appartenenza di molti cittadini, già fragile e forse mai completamente consolidato.

 

I giovani, in particolare, sembrano essere sempre più distanti e disillusi dal sogno europeo.

Abbiamo deciso di mettere al centro del nostro dibattito il tema della cittadinanza europea per sottolinearne e riconoscerne il valore e spronare le nuove generazioni a un maggior impegno e protagonismo per il futuro dell’Europa.

Per interrogarci su tale questione, uno snodo che ci appare cruciale è l’Est Europa.

I Balcani sono oggi oggetto di differenti sfere politiche di influenza e culla di diversi sguardi nei confronti dell’Unione Europea. Sebbene, infatti, i sentimenti dei giovani nei confronti dell’Europa siano profondamente contrastanti, sono ancora molti quelli che sognano di farne parte.

 

I Balcani ci portano dunque a porci numerose domande. Entrare in Europa è ancora considerato un privilegio? L’Europa può rispondere al bisogno di crescita politica ed economica di questi stati? Che cosa pensano e cosa vedono nell’Europa di oggi i cittadini di questi paesi? Come può l’Unione Europea rispondere alle esigenze di chi sogna nell’Europa il proprio futuro?

 

Cercheremo di affrontare questi quesiti con 300 giovani provenienti da tutta Italia (spesso sfiduciati nei confronti dell’Europa), con giovani non europei che vedono nell’Europa il proprio futuro, una nuova possibilità di crescita e giustizia sociale.

 

Il dialogo, il confronto, l’approfondimento: sono queste le modalità che abbiamo scelto per ridefinire il valore della cittadinanza europea e comprendere l’importanza dell’impegno dei cittadini del futuro per il miglioramento del nostro continente, consapevoli che un’Europa forte e sana potrebbe di certo migliorare gli stati che ne fanno parte.

 

Il Progetto Meridiano d’Europa

Il nostro cammino pone le basi lungo un meridiano che congiunge Lampedusa, l’isola su cui quotidianamente sbarcano sfinite le nuove speranze europee a Utoya, dove sono state sterminate idee di solidarietà, pluralismo e laicità.

 

Da questi due punti e dalle storie che portano con sé, il nostro progetto, il Meridiano d’Europa, vuole sviluppare la cittadinanza attiva dei giovani nelle scuole secondarie per facilitarne l’inclusione sociale in ottica Europea e per aiutarli a sentirsi parte dei valori di questo continente.

 

 

Il Meridiano d’Europa è un progetto della rete WeCare, capeggiata da Acmos (Torino) e composta da Rime (Trieste), Sermais (Novara), Prendi Parte (Bologna), 21 Marzo (Verbania), Le Discipline (Firenze), ShAre (Foligno), L’égalité (Sarzana). Quest’anno parteciperanno anche giovani studenti di Olbia e Verona.

 

Con il contributo:
Comune di Nichelino
Comune di Ivrea
Consiglio Regionale del Piemonte
Regione Toscana

Con il patrocinio
Commissione Europea e Miur

Media Partner
“La Stampa”

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Mafia, terra e tratta degli esseri umani

Ci siamo interessati diverse volte al tema del caporalato, convinti che sia una delle tante vie con cui le mafie si impongono, in ogni angolo della nostra penisola.

Il 5 aprile ci siamo ritrovati ancora una volta con Marco Omizzolo, sociologo e membro di dell’associazione InMigrazione per fare il punto della situazione nelle nostre campagne. Con lui ha dialogato Davide Mattiello, coordinatore della nostra Scuola di Politica.

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Torino for Syria aderisce al presidio #meAfrin

TORINO FOR SYRIA ADERISCE al presidio che si svolgerà giovedì 5 aprile dalle 18 alle 19 in piazza Castello (di fronte a palazzo Madama) a Torino

Contro tutte le guerre e i terrorismi!

In questi giorni stiamo assistendo ad un vero e proprio massacro della popolazione curda in Siria. I militari turchi appoggiati da aviazione e mezzi blindati hanno “neutralizzato” 3.149 curdi siriani che loro definiscono “terroristi”. La Turchia non fornisce nessun dato sui civili uccisi nell’operazione che, secondo l’opposizione siriana, sarebbero centinaia compresi donne e bambini.

Decine di migliaia di persone hanno lasciato e stanno lasciando Ghouta orientale e Afrin, città del nord della Siria sotto attacco rispettivamente dell’esercito siriano e di quello turco. Secondo l’ONU, circa 16mila sono partite da Ghouta orientale, l’unica area vicina a Damasco ancora sotto il controllo dei ribelli siriani ma da settimane attaccata intensamente dalle forze governative del presidente Bashar al Assad e i suoi alleati. Altre 50mila hanno lasciato Afrin, città del nord della Siria controllata dai curdi ma obiettivo dell’ultima campagna militare siriana della Turchia, iniziata due mesi fa. Il Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite ha imposto con la risoluzione ONU 2401 il cessate il fuoco in tutto il territorio siriano, risoluzione palesemente ignorata dalla Turchia che ha continuato a bombardare senza sosta la regione di Afrin.

Tutto ciò lascia presagire un nuovo esodo verso l’Europa, con il rischio di rivedere nuovamente le terribili tragedie in mare, o quegli scenari che abbiamo visto ai confini dell’Europa nei recenti mesi.

Il terrorismo si combatte togliendo ogni alibi a coloro che fanno proseliti per la guerra santa e non lasciando bombardare scuole, ospedali, donne e bambini nella totale indifferenza della comunità internazionale.

Per questo TORINOFORSYRIA chiama a raccolta tutti i gruppi che hanno suonato nei concerti organizzati nei due anni di nostra esistenza, per la raccolta fondi per Operazione colomba, ma non solo tutti gli artisti, che sostengono la pace e la non violenza.

Lanciamo un appello alle comunità straniere, associazioni, movimenti, rappresentati delle istituzioni democratiche, partiti politici, uomini e donne, a scendere in piazza, dicendo forte tutti insieme: Basta BOMBE!

Operazione Colomba, Acmos, Hiroshima Mon Amour, Fondazione Vera Nocentini, AltreProspettive, Centro Studi Sereno Regis, Fondazione Benvenuti in Italia, Libera Piemonte, Giovani Democratici del Piemonte, Associazione Adelaide Aglietta.

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#17 Diario Europeo – DiEM25, Varoufakis e il “terzo spazio” in Europa

a cura del Centro studi di Acmos

 

Il 9 febbraio 2016 Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze del governo greco, ha lanciato a Berlino un nuovo movimento europeista denominato DiEM25, cioè Democracy in Europe Movement 2025.

 

 

L’obiettivo del movimento è la democratizzazione dell’Unione europea da realizzarsi attraverso la convocazione di una Assemblea costituente europea nel 2025.

Il movimento, già diffuso nella maggior parte dei Paesi europei, si presenta sinteticamente così:

Noi crediamo che l’Unione Europea si stia disintegrando. Gli europei stanno perdendo la fiducia nella possibilità che vi siano soluzioni europee ai problemi europei. Nello stesso momento in cui la fiducia nell’UE è in declino, vediamo montare la misantropia, la xenofobia e il più pericoloso nazionalismo.
Se questo processo non viene fermato, temiamo un ritorno agli anni ’30 del secolo passato, con tutto ciò che di così nefasto per la storia essi comportarono.
Ecco perché ci siamo riuniti a dispetto delle nostre diverse tradizioni poilitiche – Verdi, sinistra radicale, liberali – per riuscire a raddrizzare questa china pericolosa in cui L’UE sta scivolando. l’UE deve diventare il regno della prosperità condivisa, della pace e della solidarietà per tutti gli europei.
Dobbiamo agire rapidamente, prima che l’UE si disintegri”.

 

Recentemente, nel 2017, Varoufakis ha pubblicato, con un altro fondatore di DiEM25, Lorenzo Marsili, un volume presso Laterza dal titolo “Il terzo spazio. Oltre establishment e populismo”.

Il libro presenta il giudizio che gli autori danno dell’attuale stato della Ue e le proposte che essi avanzano per la riforma in senso democratico delle istituzioni europee.

 

Ritengono che attualmente l’Europa sia un campo di battaglia tra un establishment ormai in grave crisi (che difende un assetto oligarchico dell’Unione e pratica una politica dell’austerità) e un’internazionale nazionalista che sfrutta il senso di insicurezza dei cittadini europei per promuovere una piattaforma identitaria ed autoritaria. E’ urgente creare un “terzo spazio” che permetta di sottrarsi a questa tragica alternativa.

 

 

Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dal rafforzamento del protagonismo dei mercati finanziari, dalla svalutazione del lavoro, dal primato del privato sul pubblico: in generale è stata, come si suole dire, l’economia ad imporsi sulla politica. Gli autori contestano quest’ultima affermazione osservando che questo primato è stato frutto di scelte prettamente politiche (ad esempio la libera circolazione dei capitali) e che quindi è stata la politica attuata dai governi europei a consegnare all’economia lo scettro del comando. In particolare è mutato il ruolo dello Stato, che è stato messo al servizio del capitale; mentre in passato il ruolo dello Stato era proteggere la società dai capricci del mercato ora il suo ruolo è proteggere il mercato dai capricci delle scelte dei cittadini (viene riportata la celebre asserzione di Schäuble, ministro tedesco delle finanze, “Le elezioni non possono cambiare la linea di politica economica”).

 

 

Il “fondamentalismo di mercato” è il male fondamentale dell’attuale Ue e non ce ne si libera né con la riforma dei Trattati né con l’uscita dall’euro: nel primo caso c’è il rischio che la riforma dei Trattati e il “più Europa” porti ad una definitiva costituzionalizzazione delle politiche di austerità, nel secondo caso uscire dall’euro sarebbe disastroso e non ci libererebbe dal fondamentalismo di mercato, in quanto ci ritrovereremmo in uno Stato nazionale prigioniero delle stesse oligarchie (questa volta nazionali) e dello stesso fondamentalismo.

 

L’incapacità di rinnovamento dell’establishment ha fatto nascere una internazionale nazionalista e reazionaria, le cui avanguardie hanno già conquistato alcuni Paesi dell’Europa centro-orientale. Il paradosso è che la natura autoritaria di questi governi guidati dall’ ”uomo forte” dà ai cittadini la sensazione di aver trovato una via d’uscita a quella soffocante affermazione ripetuta dagli esponenti dell’establishment “non c’è alternativa”: l’ “uomo forte” restituisce un senso di liberazione e di possibilità. Ancora più paradossale è che restituisce ai cittadini la convinzione di poter recuperare un senso di sovranità popolare, cuore di ogni democrazia.

 

Bisogna impegnarsi per convogliare il rifiuto dell’establishment verso una nuova democrazia inclusiva, e non escludente come quella dei Paesi dell’Europa centro-orientale.

 

Per gli autori recuperare democraticità non significa tornare alla nazionalizzazione dei processi decisionali bensì europeizzare alcune questioni (debito, investimento, banche) e decentrare il resto alla dimensione più prossima al cittadino (propongono un nuovo municipalismo europeo, a partire dalle esperienze di alcune città, come ad esempio Barcellona).

 

Ma non si potrà cambiare l’Europa senza cambiare gli Stati: parecchie pagine del libro sono dedicate alle battaglie politiche da condurre all’interno degli Stati nazionali per raggiungere questo obiettivo, sia dal punto di vista economico, per redistribuire la ricchezza, sia dal punto di vista delle riforme istituzionali (ad esempio, riferendosi all’Italia, operare per far in modo che la Banca d’Italia torni di proprietà pubblica, il suo direttore sia espressione del Parlamento e lo stesso Parlamento possa influenzare le politiche della Banca).

 

Per quanto riguarda gli obiettivi economici da perseguire in Europa, Varoufakis ed il suo movimento propongono un Green New Deal per l’Europa, ossia un piano di investimenti per un’economia ecologica ed innovativa da finanziarsi attraverso un diverso uso del quantitative easing praticato dalla BCE, in grado di trovare anche fondi per un programma europeo di contrasto alla povertà; suggeriscono l’introduzione di un dividendo universale di base che permetta di condividere la remunerazione del capitale, i cui profitti continuano ad essere privatizzati mentre l’innovazione tecnologica avviene sempre più attraverso processi e finanziamenti pubblici e collettivi.

 

Dal punto di vista politico-istituzionale, la proposta è quella di battersi per la convocazione di un’Assemblea costituente eletta a suffragio universale che rediga dei nuovi Trattati da sottoporre poi ad un referendum paneuropeo: la proposta è diretta conseguenza della totale sfiducia che la revisione dei trattati possa essere affidata ad una Convenzione intergovernativa, dato che i governi nazionali sono i principali responsabili della situazione in cui versa l’Unione europea.

 

Le gambe politiche su cui far marciare le proposte di riforma della Ue devono essere delle nuove forze politiche europee, da intendersi sia come partiti nazionali e piattaforme locali che ragionino e agiscano a livello transnazionale sia come un nuovo movimento direttamente transnazionale che si presenti alle elezioni del parlamento europeo (ed è ciò che DiEM25 farà probabilmente già a partire dalle elezioni del 2019).

 

Nella conclusione, Varoufakis e Marsili commentano la praticabilità della loro proposta con queste parole: “Utopico non è immaginare un cambiamento possibile e necessario, ma immaginare che le cose possano restare come sono oggi”.

 

 

#1-Il ministro del Tesoro della Ue

 #2- Brexit e profughi

#3-Il rinato impero asburgico contro i migranti

#4-La disintegrazione dell’Unione europea

#5 – Frontiere e nazionalismi

#6- Bruxelles “cuore” d’Europa

# 7 – Profughi: la nostra ignavia da Evian a Bruxelles

#8 – Un manuale antiretorico dell’Unione europea

#9 – Ventotene 2016

#10 – Orban e il referendum ungherese

#11 – Populismi ed euroscetticismi

#12 – L’unione a più velocità

#13 – Populismo, euroscetticismo, sovranismo

#14 – Il populismo 2.0 in Europa

#15 – Il dicembre 2017 dell’UE

#16 – Il gennaio 2018 dell’Unione Europea

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